Santa Passera alla Magliana, la chiesa di una santa che non esiste

L’area, molto popolata, situata tra la riva destra del Tevere e via della Magliana è quotidianamente intasata di traffico. Nulla a che vedere con la desolazione di qualche decennio fa. Qui, nel 1966, Pasolini, insieme con Totò e Ninetto Davoli, girò quel miracolo di poesia che fu “Uccellacci e uccellini”. E sempre qui, da secoli, resiste un gioiello sconosciuto, una delle tante rarità che Roma – quasi sempre quando e dove meno te lo aspetti – ti regala spunta la chiesetta di Santa Passera, che, piccola e discreta, si affaccia su via della Magliana.
È meglio subito togliersi il pensiero: il nome. Ai soliti buontemponi sembrerà uno scherzo. O un doppio senso. Anche perché una santa di nome Passera non è inclusa in alcun calendario liturgico e nemmeno “Passio” in cui vengono narrate le vicende dei primi martiri cristiani. Insomma, le fonti tacciono. E a ragione, perché una santa con questo nome non è mai esistita.

Si tratterebbe allora della corruzione del nome di un certo Abbas Cyrus, vale a dire Ciro d’Alessandria, santo medico veneratissimo a Napoli e in tutto Meridione.

Sul tracciato dell'antica via Campana (che in età arcaica correva più o meno su quello dell'odierna via della Magliana) intorno al III secolo d.C. esisteva un sepolcro, con molta probabilità appartenente a una famiglia agiata, in cui verso il IV-V secolo si innestò un oratorio cristiano dedicato alle martiri Prassede e Pudenziana. In questo luogo di culto, secondo alcune fonti durante il V secolo, secondo altre, più verosimilmente, in epoca alto medievale, furono traslate le reliquie dei martiri Ciro e Giovanni di Alessandria (portate a Roma dall'Egitto per essere preservate dal pericolo imminente di un'invasione da parte degli Arabi.

Come mai, durante la fase di traslazione, fu scelto un luogo di culto così piccolo e isolato per preservare i sacri resti di Ciro e Giovanni? Alcuni studiosi hanno voluto trovare una correlazione tra l'antica ubicazione delle reliquie martiriali in Egitto e la chiesetta di Santa Passera. In Egitto i resti dei due santi erano stati trasferiti in un santuario che si trovava nella città di Canopo (corrispondente più o meno all'odierna città di Abukir), la quale sorgeva sul ramo occidentale del Nilo a 25 km circa da Alessandria. La tradizione narra che questo santuario si trovava in prossimità del fiume proprio come S. Passera, la quale, non a caso, è ubicata a poca distanza dal Tevere. Si è quindi ipotizzato che la chiesetta sia probabilmente stata individuata come sede delle reliquie proprio dai monaci che effettuarono la traslazione delle stesse al fine di ricordare l'antico santuario in terra d'Egitto che sorgeva nei pressi del Nilo. Curiosa, tra l'altro, anche l'origine del toponimo arabo Abukir nel quale è evidente una reminiscenza del nome Abbas Cyrus.

Ma torniamo a Santa Passera: il piccolo luogo di culto, nell'VIII secolo, venne quindi ampliato e restaurato e dedicato alla memoria dei due martiri. Il nome di S. Ciro sopravvisse nel tempo in relazione alla chiesa ma avrebbe conosciuto numerose volgarizzazioni che lo avrebbero mutato dal greco Abbas Cyrus (padre Ciro) in Abbaciro, Appaciro, Appàcero, Pàcero, Pàcera e infine Passera, da cui deriverebbe il nome odierno dell'edificio cultuale.

Le reliquie martiriali dei due santi, in epoca tardo medievale, sarebbero state nuovamente traslate prima nel rione Trastevere, dove esisteva una chiesa dedicata a Sant'Abbaciro, e successivamente a Napoli, città da cui, a partire dal XVII secolo, si irradiò in tutto il Meridione il culto di San Ciro, veneratissimo santo patrono di Portici.

La chiesa di Santa Passera, seppur posta in ubicazione suburbana, mantenne un'importanza rilevante come si può evincere dalle pitture che decorano l'unica aula absidata da cui è composto l'edificio. Tra queste ricordiamo l'affresco raffigurante i padri della chiesa orientale, realizzate con molta probabilità dagli stessi pittori bizantini, rifugiatisi a Roma durante il periodo dell'iconoclastia, che decorarono la chiesa di Santa Maria Antiqua nell' VIII secolo.
Anche il catino absidale presenta degli affreschi di pregevole fattura, purtroppo giunti fino ai nostri giorni in condizioni non totalmente perfette. Le pitture, divise in due livelli distinti, uno superiore e uno inferiore, risalgono a due diverse epoche storiche: quelli della parte superiore, probabilmente databili a un periodo medievale, rappresentano il Cristo trionfante tra le palme del martirio affiancato dai santi Pietro, Paolo, Giovanni Battista (a sinistra) e Giovanni Evangelista (a destra con una coppa in mano).

Nella parte inferiore invece, le raffigurazioni sono databili al XIV secolo: la figura centrale è una rappresentazione della Vergine Oδηγήτρια - Odighítria (che indica la strada), tema ricorrente nell'iconografia bizantina. Alla sua destra l'Arcangelo Michele, protettore della Cristianità, e sull'estrema destra, un'altra bellissima raffigurazione di Cristo Παντοκράτωρ - Pantocrator, in trono tra i santi titolari dell'edificio cultuale, Ciro, con la barba, e Giovanni, rappresentati come medici. Sull'estrema sinistra si notano altre due figure di santi non presenti nell'iconografia di ambiente orientale. Nella figura con il saio è riconoscibile San Francesco d'Assisi mentre alla sua sinistra è riconoscibile San Giacomo.

Curiosa è poi la presenza di altre due raffigurazioni, di dimensioni più piccole, poste ai piedi dei due santi, che corrispondono probabilmente ai committenti dell'opera. È stato ipotizzato che nella figura femminile ai piedi del poverello di Assisi si possa identificare Jacopa de Settesoli, vedova del nobiluomo Graziano Frangipane, che, nel 1213 ospitò proprio San Francesco all'interno della Torre della Moletta al Circo Massimo mentre nella figura maschile, il di lei figlio Giacomo, protetto appunto dall'omonimo santo. Probabilmente la chiesa di Santa Passera doveva un tempo essere connessa alle proprietà dei Frangipane e la nobildonna Jacopa volle farsi effigiare assieme al figlio sotto la protezione dei santi a cui erano fortemente devoti.

Ma la chiesa di Santa Passera possiede la particolarità di aver conservato anche i due ambienti precedenti e sotterranei rispetto all'aula cultuale cristiana. A un livello più basso si trova infatti l'antica camera sepolcrale trasformata in oratorio e sotto di essa un ambiente pagano preesistente che presenta addirittura tracce di pitture. In epoca Medievale, si ritiene intorno all'anno 1000, nel livello di mezzo venne aperto un ingresso sopra il quale ancora oggi campeggia una bellissima epigrafe che ricorda l'avvenuta traslazione nella chiesa di Santa Passera dei martiri Ciro e Giovanni dalla città di Alessandria d'Egitto.

INFO:
Santa Passera alla Magliana, la chiesa di una santa che non esiste
Vicolo di S. Passera, 1 - 00146 Roma RM
dott.ssa Marika Beccaloni
per orientarsi: di fronte al distributore di benzina su via della Magliana, in corrispondenza del civico n. 50
visita guidata organizzata da www.romafelix.it
prenotazioni: amici@romafelix.it 3498533464

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