Nature Forever. Piero Gilardi al MAXXI

  • Dove
    MAXXI
    Via Guido Reni
  • Quando
    Dal 13/04/2017 al 15/10/2017
    Martedì e Mercoledì 11.00 - 19.00 Giovedì 11.00 - 22.00 Dal Venerdì alla Domenica 11.00 - 19.00. Lunedì chiuso
  • Prezzo
    14€
  • Altre Informazioni
    Sito web
    fondazionemaxxi.it

Nature Forever di Piero Gilardi in mostra al MAXXI. Con oltre 60 opere, dai famosi Tappeti-natura alle installazioni interattive fino al Parco d’Arte Vivente di Torino, e importanti lavori esposti dopo anni o ricostruiti per l’occasione, la mostra racconta il percorso di un maestro per cui arte e vita si identificano e diventano impegno militante, a partire da quello ecologista.

Cinquant’anni di attività in cui arte, critica e politica sono strettamente intrecciate. A partire dalla complessa relazione tra uomo e natura, la mostra indaga l’era del consumismo e l’utilizzo delle nuove tecnologie, in un percorso che affronta e approfondisce temi come l’ecologia, la natura relazionale dell’arte, l’impegno sociale e politico. Si articola in quattro sezioni, ciascuna delle quali comprende sia opere, sia materiali di archivio (bozzetti, testi, fotografie d’epoca, piccoli lavori) che restituiscono a pieno l’articolazione del pensiero e della poetica dell’artista.

Le sezioni della mostra Nature Forever al MAXXI

L ’ARTE ABITABILE - La prima sezione è dedicata alla produzione degli anni Sessanta e comprende, accanto a Macchina per discorrere del 1963 (tra le prime opere dell’artista), un dispositivo con cui si può parlare che sembra venire dal futuro, anche Terrazza, una struttura simile a una palafitta, realizzata per la mostra “Arte Abitabile” del 1966 alla Galleria Sperone di Torino, e ricostruita per la prima volta per questa mostra. E ancora i Tappeti-Natura che lo hanno reso celebre, sculture in poliuretano espanso, rappresentazioni iperrealistiche ma artificiali di scene naturali, una sorta di “travestimento”, un rito per esorcizzare la morte della natura; Igloo (1964) in cui il pubblico poteva entrare e sedersi, e alcuni Vestiti-Natura creati per performance che mettevano in scena il rapporto originario dell’uomo con il mondo naturale, tutte opere riconducibili all’idea di un’Arte fruibile, “abitabile” dal pubblico.

ANIMAZIONI POLITICHE - Della seconda sezione fanno parte le sue animazioni politiche, dagli anni Sessanta a oggi, alcune delle quali esposte in un museo per la prima volta. Quando, alla fine degli anni Sessanta, realizza che nel mondo dell’arte la militanza non trova lo spazio sperato, Gilardi smette di interessarsi alla produzione di “opere d’arte” e si dedica a realizzare opere “utili” in ambito politico e sociale, lavorando nei manicomi, le fabbriche, i quartieri popolari, e collaborando con il movimento studentesco. A questa sezione appartengono Andreotti volante (1977) o la maschera di Agnelli (1977) utilizzati in manifestazioni degli anni Settanta, il Masso della Crisi (2012) un oggetto gonfiabile realizzato per un corteo del 1° Maggio, e tanti altri materiali e costumi realizzati per criticare la classe politica, difendere l’ambiente e i diritti civili, sensibilizzare alla pace e alla tolleranza, in quella che è stata definita una “carnevalizzazione” del mondo operata dall’artista.

NEW MEDIA ART - Il pavimento della Galleria 3, completamente ricoperto di prato sintetico, accoglie opere come Ipogea (2010) una caverna in cui è possibile entrare e fare l’esperienza di una suggestiva esplorazione, Aigues Tortes (2007) un tronco su cui è possibile sedersi per riascoltare i suoni del parco naturale in Spagna da cui prende il nome. Questi lavori rientrano nel percorso di ricerca che, a partire dagli anni Ottanta, porta l’artista a utilizzare la tecnologia per consentire allo spettatore di partecipare attivamente interagendo con l’oggetto artistico. Esposta anche l’opera multimediale Inverosimile (1989), presentata a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 al Castello di Volpaia, a New York, Parigi e Lione e riallestita eccezionalmente per la prima volta in un museo italiano. Si tratta di una grande installazione interattiva che si attiva attraverso il soffio dello spettatore, muovendosi e producendo suoni: una vigna in poliuretano espanso che, come i Tappeti, restituisce l’immagine di una Natura evidentemente artificiale, un ambiente totale, immersivo e interattivo dove il pubblico è invitato a entrare per un’esperienza multisensoriale. In questa grande macchia di verde le opere di questa sezione riproducono il contesto del PAV, il Parco Arte Vivente di Torino, progetto che incarna l’impegno di tutta una vita dell’artista, per la costruzione di una comunità di eco-arte.

Il TEORICO E L’ATTIVATORE - La quarta e ultima sezione racconta Gilardi curatore e critico. Dal 1967 al 1969 l’artista compie numerosi viaggi negli Stati Uniti, Svezia, Olanda, Germania e Inghilterra, è corrispondente delle riviste Flashart, l’americana Arts Magazine, la svedese Konstrevye, la francese Robho, ha rapporti con moltissimi artisti e pochi sanno del suo ruolo chiave nella gestazione di due mostre epocali del 1969: When attitudes become forms di Harald Szeeman e Op Losse Schroeven di Wim Bereen. Un periodo estremamente denso, illustrato attraverso materiali di archivio che raccontano l’abbandono di Gilardi del “sistema arte” per passare a un’ azione più diretta “dentro la vita”, dimostrata dalla sua produzione politica e sociale, o dal progetto del PAV Parco Arte Vivente di Torino, un Centro d’Arte Contemporanea, un “museo fuori dal museo” aperto nel 2008, concepito come un unico organismo vivente che non possiede opere tradizionali ma un territorio naturalistico costellato di installazioni da accudire costantemente attraverso animazione e giardinaggio.


 

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