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A Palazzo Incontro: una mostra ricorda Falcone e Borsellino

Redazione RomaToday11 giugno 2012

Presso Palazzo Incontro Dal 22/05/2012 Al 09/09/2012

A vent'anni dagli attentati di Capaci e via D’Amelio (23 maggio - 19 luglio 1992) in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, il giudice Paolo Borsellino con gli agenti delle rispettive scorte, a Palazzo Incontro è stata allestita la mostra fotografica “Il silenzio è mafia. Falcone e Borsellino vent’anni dopo”, a cura di Franca De Bartolomeis e Alessandra Mauro per Contrasto. 

 

Un omaggio al ruolo e alla figura di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella memoria degli attentati nei quali, venti anni fa, furono barbaramente uccisi.
Oltre la rievocazione di quel periodo, oltre il ricordo dei risultati ottenuti dai due giudici e dalla Procura di Palermo, la mostra vuole ricordare il tempo, quello della lotta alla mafia, scandito nei suoi momenti più significativi, nelle sue tappe più atroci ma anche nei traguardi raggiunti e nella consapevolezza acquisita.
 
Le immagini compongono un percorso che fa da contrappunto a una cronologia di parole che mette insieme, uno dopo l’altro, i semplici, crudi avvenimenti che hanno caratterizzato la mafia in Sicilia in questi ultimi anni. Seguendo il doppio percorso, fotografico e testuale, il visitatore può così ricostruire il senso della sua memoria personale a quello della lotta alla mafia.
 
Tra celebrazione e cronaca, l’impegno contro la mafia rappresenta un compito che riguarda non solo i magistrati e le forze dell’ordine ma anche i giornalisti e i fotografi chiamati a documentare il nostro paese e a far luce su una delle sue piaghe più profonde e antiche. E se col tempo, le forme di lotta alla mafia e di documentazione partecipata cambiano, seguendo le nuove esigenze di vita e di comunicazione, anche il lavoro di tanti che, sul campo, raccontano cosa significhi oggi la presenza della mafia e il valore dell’antimafia, cambia necessariamente e acquista nuovi linguaggi incisivi e profondi.
 
Anche solo raccontare la mafia, il lavoro di chi l’ha combattuta e di chi ancora la combatte, diventa allora una sfida a fare della rievocazione un impegno sociale e professionale. Un impegno urgente e indispensabile.

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