Mostra collettiva "7 opere per la misericordia"

Ha cura di Vincenzo Mazzarella e Roberta Giulieni. “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi”. (Mt 25,35-36) Oggi, 8 dicembre giorno dell’Immacolata Concezione, dieci artisti che hanno intessuto la propria storia con quella di Roma scelgono tra le pagine del Vangelo secondo Matteo e nel libro di Tobia, la propria opera di misericordia corporale per celebrare l’inizio del Giubileo della Misericordia. 
I Della Robbia ed Antonio Canova già narrarono i singoli atti di pietà del cuore, Michelangelo Merisi li raccolse sotto il turbinio degli angeli e lo sguardo compassionevole della Vergine. Ora la galleria Monserrato Arte ‘900, accoglie i penitenti Giovanni Albanese, Paolo Bielli, Vincenzo Ceccato, Riccardo De Antonis, Stefano Di Stasio, Marina Haas, Elly Nagaoka, Elena Pinzuti, Ascanio Renda, Eros Renzetti che da soli, o aiutandosi gli uni con gli altri, compiono il loro atto di pentimento e mostrano quale nuova forma può assumere la com- passione, facendo dono di sé e della propria visione. 
Ascanio, Elena e Marina ci danno nutrimento e ci dissetano. Ascanio Renda ci offre due seni vivi, in carne ed ossa, due oride mammelle per alleviare la nostra sete e ci porge un panno per asciugare le labbra umide. Il seno giovane non lascerà sprecare neanche una goccia del prezioso liquido, come non la sprecò l’uomo del quadro di Caravaggio del Pio Monte della Misericordia di Napoli. Elena Pinzuti e Marina Haas, non imbandiscono soltanto una tavola come nelle favole ma, allo stesso modo della provvidenza, fanno scendere dal cielo una lunga la di alimenti, quasi una catena alimentare che non segue i principi della scienza ma quelli dell’arte, per dar da mangiare agli affamati. E così ci mostrano la preziosità di ogni singolo cibo offerto, il valore del legame tra il nutrimento, la terra, il dono e gli esseri umani. Altri artisti portano consolazione. Giovanni Albanese ha visitato più volte i carcerati e questi gli hanno fatto il dono delle chiavi della loro galera. La loro reclusione ha lo stesso segno della libertà, una chiave che può aprire o segregare, essere un segno da comprendere o una metafora da spiegare. Ora è divenuta la grata della nestra oltre cui guardare un frammento di città, dove l’artista, da fuori, saluta dopo aver portato dentro i suoi racconti. Vincenzo Ceccato offre una dimora trasparente e un giaciglio per riposare a chiunque sia in cammino all’interno della propria memoria o verso una meta. Che sia Gerusalemme o Santiago, un luogo qualunque o un amante desiderato, un Hajj, il Samsara o il Junrei, la moltitudine indistinta può trovare riparo e accoglienza tra le mura di plexiglass del sogno lucido di Vincenzo, dove si può solo sostare per poi proseguire. Riccardo De Antonis ed Elly Nagaoka fanno visita agli infermi e portano loro ori per alle- viare le pene, ma stanno bene attenti ad evitare camelie, ortensie, ciclamini e ori cresciuti senza radici nel suolo, per seguire una antica tradizione giapponese. Loro scrivono per noi solo i lori fragili nomi, così saldi sulle ombre su cui si stagliano, per ricordarci il divieto e quella sottile tristezza del momento che procede la visita. In seguito altre ombre verranno proiettate e altri sentimenti nasceranno dall’incontro. Stefano Di Stasio tende le braccia per vestire gli ignudi. Non è un nuovo sarto che veste l’imperatore. No, come artista lui non dipinge illusioni, non crea l’inganno delle apparenze o delle apparizioni, ma tesse trame per proteggere dal freddo e dalla nudità. Dipinge un manto e crea calore con il proprio tocco. Con la materia duttile della pittura dona conforto a chi non possiede più nemmeno stracci. Nel passaggio nale ci accompagnano Paolo Bielli ed Eros Renzetti. Lì, dove arriva la morte trionfante, loro ci offrono un giaciglio nell’oscurità. Senza più vita il corpo alieno è sospeso in un limbo sotto lo sguardo assente della Nera Signora, in completa mancanza di gravità e di ossigeno. Quando nalmente sarà riposto nella terra potrà iniziare a riposare, le sue carni torneranno rosa e tornerà a respirare. Oggi, tra le braccia di questi artisti, tutti siamo stati saziati. Tutti siamo stati confortati. 
Roberta Giulieni 

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