All'Istituto Sturzo la presentazione del libro: "Elogio dei liberi e forti - La responsabilità politica dei cattolici”

Presentazione a Roma, presso l’Istituto Sturzo, via delle Coppelle 35, giovedì 29 novembre, alle ore 17.30, del libro di Lucio D’Ubaldo e Giuseppe FioroniElogio dei liberi e forti - La responsabilità politica dei cattolici”.

Dopo le introduzioni di Danilo Iervolino (Presidente della Università telematica Pegaso) e Nicola Antonetti (Presidente dell’Istituto Luigi Sturzo), seguirà la tavola rotonda, moderata da Maria Antonietta Calabrò (giornalista), cui prenderanno parte Aldo Cazzullo (Giornalista e scrittore), Marco Follini (politico e saggista), P. Francesco Occhetta S.J. (scrittore de “La Civiltà Cattolica).

Hanno assicurato la loro partecipazione gli ultimi segretari del PPI Gerardo Bianco, Franco Marini, Pierluigi Castagnetti.

Il libro di D’Ubaldo e Fioroni inaugura il dibattito, destinato ad animarsi nei prossimi mesi, sul popolarismo a cento anni dall’Appello ai liberi e forti e dalla nascita del Partito popolare di Sturzo (18-19 gennaio 1919).

“La Grande Guerra era terminata  da  poco. Vigeva ancora il  Non expedit  del Vaticano, il vecchio divieto che impediva ai cattolici di partecipare alle elezioni politiche.  Tutto però stava cambiando. La sera del 18 gennaio 1919, Sturzo e un gruppo ristretto di amici, riuniti nell’albergo Santa Chiara al centro di Roma, annunciavano la costituzione del Partito Popolare.

L’Appello rivolto alla nazione, emblema del nuovo soggetto politico, chiamava a raccolta tutti gli uomini “liberi e forti”. Nasceva dunque un partito di popolo, non un partito cattolico.

L’Appello è una pietra miliare nella storia del movimento cattolico del Novecento. Ma qual era la sua genesi? Da dove veniva il popolarismo? Quali erano le basi della cultura riformatrice d’ispirazione cristiana? Oggi, a distanza di cent’anni dalla  divulgazione di quel testo, ecco tornare alla luce il deposito di rigore e concretezza, il senso di responsabilitàà, l’atteggiamento anti-demagogico della prima esperienza moderna - autonoma e aconfessionale - del cattolicesimo politico.

Di certo, ancora oggi, nell’elogio dei “liberi e forti” possiamo ritrovare ampi spunti di riflessione e grandi elementi di stimolo, che valgono sicuramente per il futuro democratico dell’Italia”.

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