Io, Fabrizio e il Ciocorì, dirige Carmen Giardina

“Io, Fabrizio e il Ciocorì”, spettacolo ispirato a De André nel connubio fra teatro di narrazione e canzone d'autore, arriva a Roma sabato 18 gennaio allo Spazio Rossellini di via della Vasca Navale. Sul palco, insieme all'autore Flavio Brighenti, che cura la narrazione con la regista Carmen Giardina, interagisce una formazione musicale che comprende Stefano Saletti (corde), Gabriele Coen (fiati), Mario Rivera (basso) e Raffaela Siniscalchi (voce).

“Io, Fabrizio e il Ciocorì” rappresenta un viaggio inedito e per certi versi sorprendente nel mondo del Maestro genovese attraverso vent'anni di incontri, musica, aneddoti e confidenze. Il racconto si snoda attraverso le tante interviste - e i coloriti retroscena che spesso le hanno accompagnate - che l'autore, Flavio Brighenti, ha realizzato dal gennaio del 1979, durante il tour di Faber con la Premiata Forneria Marconi, fino al febbraio del 1998, nel corso dell'ultimo tour del maestro genovese, successivo alla pubblicazione dell'album "Anime salve".

Gli articoli, pubblicati in prevalenza dal quotidiano "Il Lavoro", poi da "la Repubblica" e il settimanale "Musica!", rappresentano però semplicemente la rampa di lancio della narrazione, che si srotola lungo il filo rosso del rapporto che si instaurò fra il giornalista e il cantautore.

“Io, Fabrizio e il Ciocorì” gioca su una cifra stilistica netta e dichiarata, virando sul versante ironico e "leggero" del rapporto, così come è maturato tra i due, ben al di là dei rispettivi ruoli professionali. Riflessioni, battute, semplici confidenze alimentano costantemente il percorso narrativo, con la piccola e trasparente ambizione di raccontare un'epoca dove l'arte, non solo la musica, e così pure il giornalismo, privilegiavano l'esperienza e l'iniziativa individuale anziché attingere all'immenso catino virtuale e frastornante della tecnologia.

"Io, Fabrizio e il Ciocori" non rappresenta una celebrazione né tanto meno una beatificazione di De André - che di certo non ne ha bisogno - ma offre semplicemente una chiave differente e affettuosa per fare luce su di lui sotto il profilo umano prima che artistico.
La sfilata dei personaggi evocati è assortita: da Vasco Rossi a Papa Wojtyla, da Beppe Grillo a Guy Debord, da Ray Charles ad Arthur Rimbaud, da Mauro Pagani a Renato Curcio, da Ivano Fossati a Carlo Marx, fra i tanti, oltre naturalmente ai volti familiari: Dori Ghezzi, i figli Cristiano e Luvi, il fratello Mauro.

La regia dello spettacolo è affidata alla genovese Carmen Giardina, attrice, sceneggiatrice e regista di larga esperienza che sul palco, insieme a Flavio Brighenti, presta la voce a Faber: “De André era unico e inimitabile, al suo confronto chiunque si presterebbe a paragoni che vogliamo evitare”, spiega Brighenti, “allora ho voluto che a interpretarlo fosse una donna, anche e soprattutto per rendere omaggio all'universo femminile che Fabrizio ha cantato con inarrivabile sensibilità umana e poetica”.

La narrazione musicale, che corre tra alcune tra le più amate canzoni di De André, è affidata al quartetto composto da Stefano Saletti, corde, Gabriele Coen, fiati, Mario Rivera, basso (provengono tutti e tre dalla Banda Ikona, e sono protagonisti in proprio di molti altri progetti) con la voce straordinaria di Raffaela Siniscalchi. Hanno realizzato un album con le proprie personalissime rivisitazioni dei brani di Faber intitolato “Ho visto Nina volare”.
“Io, Fabrizio e il Ciocorì” va in scena con il patrocinio morale della Fondazione De André.

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