Il Coronavirus contagia la cultura, il grido del Teatro Porta Portese: "Evitiamo la chiusura"

Arriva dal Teatro Porta Portese la lettera aperta per allarmare sulle condizioni della cultura e chiedere uno stanziamento straordinario a fondo perduto

E' un grido, più che una lettera aperta, quello pubblicato - lo scorso 27 marzo, in occasione della Giornata Mondiale dei Teatri - dal Teatro Porta Portese. Un grido d'aiuto, in un tempo difficile che sta mettendo a repentaglio la sopravvivenza di teatri e altri spazi culturali.

Una lettera aperta con la quale il teatro romano chiede un intevento importante, uno stanziamento straordinario, poiché nei decreti governativi attuali, nulla è previsto per associazioni culturali, cooperative, imprese che gestiscono teatri e altri luoghi di formazione e aggregazione sociale.

Pubblichiamo di seguito il testo integrale della lettera aperta diffusa dal direttore artistico del Teatro Porta Portese di Roma, Tonino Tosto:

Nei decreti governativi attuali - per quanto riguarda gli affitti o gli aiuti economici  per le associazioni culturali, le cooperative, le imprese sociali che gestiscono teatri e luoghi di formazione e di aggregazione sociale, non è previsto nulla! 

La stragrande maggioranza dei teatri, o dei luoghi di aggregazione sono di piccola o media dimensione e - pur svolgendo un lavoro di qualità fondamentale in diversi territori - hanno un numero di spettatori partecipanti agli eventi ristretto e modesto. Quindi, per sostenere affitti e utenze, contano ogni mese sulle quote degli iscritti.
Le attività sono, naturalmente, ferme. I costi corrono. 

Questo è il caso di tanti spazi culturali e del Teatro Porta Portese che, in considerazione dell’alto canone di affitto (con un privato), rischia, non avendo entrate per sostenere le spese, di cessare le proprie attività (centinaia di spettacoli in cartellone con la partecipazione di tante compagnie di giovani, scuole di teatro, laboratori musicali e teatrali, presentazione di libri, mostre, proiezioni, libreria a disposizione del pubblico).

Domando a tutti coloro che affermano che la Cultura sarà il volano della ripresa economico-sociale del nostro Paese se si rendono conto dei rischi che corre questo “piccolo e non considerato mondo”. 

Quando – si spera prima possibile – torneremo lentamente alla normalità dovremo tutti insieme lavorare per ricostruire una socialità ed una capacità di stare insieme che questi mesi di “clausura forzata” stanno minando. 
Se non mettiamo in campo uno sforzo collettivo difficilmente le persone torneranno a frequentare teatri, cinema, biblioteche, librerie, luoghi di incontro, di ascolto, di esposizione, di confronto e di scambi culturali. 
E in questa situazione non pensiamo possa essere utile, necessario, fondamentale il ruolo dell’associazionismo culturale, dell’impresa sociale, della cooperazione e di quelle realtà operative e produttive che operano quotidianamente nei territori e rappresentano avamposti culturali capaci di evitare il crescente isolamento ponendo al centro partecipazione, conoscenza, saperi, confronti, impegno, e divertimento?
Se queste concrete e vive attività culturali non si aiutano, oggi, aumenterà la desertificazione urbana alla quale già assistiamo (sia nelle periferie sia nel centro delle città). Il welfare sociale che esse rappresentano deve essere riconosciuto, aiutato e valorizzato oggi prima che sia troppo tardi. 

Come?
Con uno stanziamento straordinario a fondo perduto per il 2020 al quale le associazioni culturali, le imprese sociali, le cooperative potranno accedere senza troppi lacci e lacciuoli burocratici (dimostrando naturalmente le loro attività). 

Questo contributo occorrerà a coprire i costi di affitti, utenze e altre spese relative al mantenimento e al rilancio dell’attività. In queste dovranno rientrare anche le spese di sanificazione dei locali.
La Cultura può e deve essere un comparto sul quale puntare per portare i cittadini del nostro Paese fuori dalla paura post virus; rigenerare il senso di comunità, stimolare l’esigenza di conoscenza e fruizione dell’immenso patrimonio culturale dell’Italia; favorire opportunità economiche ed occupazionali in un settore che crea ricchezza e comunità; attivare nuove opportunità di coesione e di partecipazione sociale, essere volano economico. Avviare – attraverso la cultura - un vero Rinascimento del nostro Paese!

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