Big City Life: come la street art ha fatto rinascere Tor Marancia

Da piccola "Shanghai" romana ad importante centro di arte pubblica contemporanea

“A regazzì, ma nun lo vedi che sta madonna l’hai fatta troppo cicciona?”

Con questa simpatica e colorita espressione, una signora romana del quartiere di Tor Marancia apostrofò Mr. Klevra, uno degli artisti di strada impegnati nel progetto di arte pubblica partecipata Big City Life.

Sorta con l’obiettivo di valorizzare un’area storicamente interessata da numerose criticità come Tor Marancia, questa straordinaria iniziativa di riqualificazione urbana - svoltasi dall’8 gennaio al 27 febbraio 2015 ed inaugurata il 9 marzo 2015 - ha visto coinvolti artisti provenienti da diversi paesi.

Più di venti personalità della street art hanno realizzato dei murales monumentali su undici palazzine appartenenti al comprensorio di Viale Tor Marancia 63, coinvolgendo la comunità locale nel processo di trasformazione della borgata in un grande distretto di arte pubblica contemporanea.

Con oltre 700 litri di vernice e poco meno di 1000 bombolette spray, gli artisti che hanno partecipato al progetto Big City Life - promosso dall’associazione culturale 999Contemporary - hanno ricolorato le case popolari del comprensorio, realizzando delle vere e proprie opere d’arte e dando vita ad “uno straordinario museo a cielo aperto”, come venne definito dall’allora Sindaco di Roma Ignazio Marino

In effetti, l’impressione che si ha passeggiando per il comprensorio è quella di visitare gratuitamente una meravigliosa galleria d’arte contemporanea, senza dover entrare all’interno di un museo.

Jaz - Il Peso della Storia-2

Tra gli artisti impegnati nell’iniziativa, vi è l’argentino Franco Fasoli, in arte Jaz

Soggetti del suo murale Il Peso della Storia - opera pilota di Big City Life - sono due lottatori, uno argentino e l’altro italiano. Il primo tiene sulle spalle il secondo, a rappresentare il profondo legame che unisce l’Argentina, paese d’origine dell’artista, e l’Italia.

Com’è ben noto, il paese sudamericano costituì una delle mete preferite dei flussi migratori italiani, e la scena riprodotta dal graffitista rievoca il peso sostenuto dai migranti sbarcati in Argentina, costretti a fronteggiare innumerevoli difficoltà per cercare fortuna lontano dalla propria terra. Allo stesso tempo, il lottatore italiano incarna il peso della grande storia d’Italia, interpretata dall’artista in maniera personale, simbolica ed estremamente evocativa.

Mr Klevra - Santa Maria di Shanghai-2

L’opera Santa Maria di Shanghai è il contributo del già citato Mr. Klevra, ingegnere e street artist romano

Il suo murale raffigura una Vergine con Bambino, nello stile dell’iconografia bizantina di cui l’artista è un profondo conoscitore. La Madonna rappresenta la città, mentre il Bambino rappresenta la borgata.

Con quest’opera, l’artista ha voluto quindi rievocare simbolicamente l’immagine di Roma che abbraccia teneramente uno dei suoi “figli”, il quartiere di Tor Marancia.

Diamond - Hic Sunt Adamantes-2

Hic Sunt Adamantes, in stile art nouveau, è invece opera di un altro italiano conosciuto come Diamond

Nel murale, egli raffigura una donna addormentata con in mano un diamante, che richiama il nome dell’artista e, allo stesso tempo, fa riferimento alla lucentezza delle parti in oro illuminate dalla luce del tramonto.

Il drago che spunta dalla cornice è un omaggio al soprannome “Shanghai”, con cui veniva comunemente indicata la borgata a causa dei frequenti allagamenti.

Philippe Baudelocque - Humanity Constellation-2

Continuando il tour, è possibile vedere l’opera Humanity Constellation o Elisabetta, del francese Philippe Baudelocque

In questo murale è raffigurata una gigantesca mano, simbolo dell’umanità, con all’interno una galassia di costellazioni che allude all’universo abitato dagli uomini.

Il nome Elisabetta è un omaggio ad Elisabetta Pedriacci, “proprietaria” della mano raffigurata ed inquilina residente al secondo piano di quel palazzo.

Lek&Sowat-2

Alla coppia di artisti francesi Lek & Sowat si deve invece Veni, Vidi, Vinci, murale con scritta “parlante”

La frase, che campeggia sulla parete del palazzo e dà il titolo all’opera, ricalca ovviamente il celebre motto latino “Veni, vidi, vici”, pronunciato da Cesare in occasione della vittoria riportata a Zela, nel Ponto.

Come si può facilmente notare, l’iscrizione presenta però un vistoso errore ortografico, volutamente commesso per dar vita ad un gioco di parole col nome di Leonardo Da Vinci e per rendere omaggio alla commovente storia di Andrea Vinci, ragazzo di 27 anni residente al secondo piano dell’edificio, che da bambino perse la mobilità degli arti inferiori dopo essersi gettato da uno scoglio.

Gaia - Spettacolo, Rinnovamento, Maturità-2

Spettacolo, Rinnovamento, Maturità è l’opera di Gaia - nome d’arte di Andrew Pisacane - definito dalla rivista Forbes come uno dei più influenti artisti di strada statunitensi sotto i 30 anni

Nel suo murale, che riprende vagamente lo stile di De Chirico, l’artista raffigura una gigantesca arancia - chiaro riferimento al nome del quartiere - sullo sfondo di un cielo azzurro, che richiama il cielo del nostro Paese nonché quello degli splendidi affreschi all’interno della Cappella Sistina.

Più in basso, sulla destra, compare un busto ispirato alle imponenti statue dello Stadio dei Marmi, in ricordo del periodo di sventramenti urbanistici voluti dal regime fascista e che furono all’origine della nascita di Tor Marancia.

L’immagine del busto è attraversata da quella di un pesce, allusione simbolica ai numerosi allagamenti che in passato hanno afflitto e caratterizzato quest’area.

Nella parte più bassa del murale, l’artista ha riprodotto proprio la stessa palazzina da lui ridipinta, raffigurandone l’aspetto originale precedente al suo intervento.

I sostantivi che compongono il titolo sono le prime tre risposte date da altrettanti residenti per definire l’opera.

Jerico - Distanza Uomo Natura-2

Jerico è uno street artist filippino trasferitosi a Roma all’età di 10 anni

Nel suo murale Distanza Uomo Natura, l’artista rappresenta due enormi dita che cercano di sfiorarsi, in una suggestiva immagine d’ispirazione michelangiolesca.

Separate da rami in fiore che ricalcano lo stile dell’arte figurativa giapponese, le due dita simboleggiano l’eterna distanza tra l’uomo e la natura.

Seth - Il Bambino Redentore-2

A raccontare un’altra storia di vita vissuta, ci ha pensato l’artista parigino Julien “Seth” Malland con l’opera intitolata Il Bambino Redentore

Il soggetto, raffigurato di spalle, è un bambino che si arrampica sulla parete di un palazzo per guardare oltre gli edifici, utilizzando una scala disegnata con delle matite colorate.

Questo murale trae ispirazione dalla drammatica vicenda di Luca, un bambino nato e cresciuto in quel comprensorio e deceduto tragicamente dopo un incidente avvenuto mentre giocava a calcio.

L’idea del titolo è nata anche dalla forte somiglianza tra la postura del soggetto raffigurato e la statua del Cristo Redentore di Rio de Janeiro, in Brasile.

SatOne - Talking like a Waterfall-2

L’artista tedesco SatOne - all’anagrafe Rafael Gerlach - ha invece realizzato Talking like a Waterfall

Ad ispirare il suo murale è stata una vivace discussione tra due residenti affacciati alla finestra del secondo e del quarto piano.

L’artista ha seguito suoni e linguaggio corporeo di questo idioma a lui sconosciuto, tramutando il tutto in un’esplosione di forme e di colori.

Matteo Basilè - Ordine Disordine-2

E’ di Matteo Basilè l’opera Ordine Disordine

Soggetto del suo murale è l'artista cinese Ai Weiwei, il cui gigantesco ritratto è stato realizzato con tecnica fotografica ed applicato sull’edificio.

Caratoes - Welcome to Shanghai-2

Un evidente richiamo allo storico soprannome della borgata emerge dal titolo dell’opera di Caratoes, artista nata in Belgio ma residente a Hong Kong

Il suo murale Welcome to Shanghai raffigura uno stravagante volto orientale dotato di ben due paia di occhi: si tratta di una maschera tradizionale dell’opera cinese, che tiene in mano una lupa - simbolo di Roma - riprodotta sotto forma di origami, in un delizioso incontro tra antico e moderno e tra Oriente e Occidente.

Domenico Romeo - Alme Sol Invictus-2

Alme Sol Invictus è il titolo del murale dell’artista calabrese Domenico Romeo

Costretto a lavorare sulla superficie forse più problematica a causa della presenza di rami e arbusti, l’autore fa di questo iniziale ostacolo un elemento di forza e di stimolo, integrando la vegetazione all’interno dell’opera stessa.

Ricollegandosi al culto pagano del Dio Sole - diffuso nella Roma Antica - l’artista regala al quartiere un simbolo che rappresenta, al tempo stesso, un monito e una speranza per il futuro della comunità, un “Sole Invincibile” in grado di infondere alla propria gente il coraggio necessario per superare un passato di difficoltà ed intraprendere un cammino di rinascita sociale ed economica.

Pantonio - Il Ponentino-2

Impressionante dal punto di vista delle dimensioni e dell’impatto visivo è la creazione del portoghese Pantonio, nome d’arte di Antonio Correia

Nel suo murale - intitolato Il Ponentino, in omaggio al vento che ha cullato l’artista a svariati metri d’altezza - il graffitista dà forma al passaggio elegante e ordinato di creature marine di varie dimensioni, in un suggestivo incontro ed intreccio di forme tra le finestre dell’edificio su cui ha lavorato.

In un’opera intensa, caratterizzata da un effetto di grande plasticità, l’artista mette in scena la rappresentazione della stessa esistenza umana, superando i limiti perimetrali prefissati e realizzando un murale imponente ed estremamente suggestivo.

Reka - Natura Morta-2

Originario dell’Australia è il giovane artista contemporaneo Reka

Per Tor Marancia, ha realizzato una variopinta Natura Morta sullo stile di Pablo Picasso.

Danilo Bucchi - Assolo-2

Si intitola Assolo la creazione di un altro artista romano, Danilo Bucchi

Elementi distintivi della sua produzione pittorica sono i caratteristici tratti neri - a volte sottili e a volte più spessi e marcati - con cui il graffitista delinea volti e corpi delle sue figure stilizzate.

Nell’opera realizzata per Tor Marancia, l’artista si serve di un tratto essenziale per dare forma ad un volto la cui particolare fisionomia esprime, in modo semplice e diretto, tutta la complessità della natura umana.

Moneyless - Il Vento-2

L'italiano Teo Pirisi - noto nell’ambiente artistico come Moneyless - ha realizzato l'opera geometrica Il Vento

Il titolo venne deciso dall’autore dopo che una residente di passaggio, osservando i segmenti di circonferenza riprodotti nel murale, gli domandò proprio se si trattasse di una rappresentazione del vento.

Alberonero - A Carlo Alberto, 93 toni-2

Un altro artista italiano, conosciuto come Alberonero, ha partecipato all’iniziativa realizzando l’opera intitolata A Carlo Alberto, 93 toni

Il suo murale si presenta come una vivace cascata di grandi quadrati variopinti, che conferiscono alla composizione un forte dinamismo.

La prima parte del titolo è legata ad una vicenda personale dell’artista, mentre i “93 toni” sintetizzano l’assoluta centralità del colore nelle sue creazioni.

Clemens Behr - Senza titolo-2

Quest'opera senza titolo è dell'artista berlinese Clemens Behr

Il murale si presenta come un puzzle di colori, in cui enormi tasselli si incastrano tra loro in maniera regolare ed armoniosa, destrutturando sapientemente la facciata dell’edificio e dando così vita ad una sorta di quadro astratto.

Per la straordinaria bellezza e l’assoluta unicità di queste opere d’arte contemporanea, Big City Life è stato selezionato tra i progetti del Padiglione Italia alla 15° Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, avente per tema “Taking care - Progettare per il bene comune” ed inaugurata il 27 maggio 2016.

Al di là della pregevole fattura delle opere realizzate, l’aspetto senza dubbio più significativo di questa manifestazione è il messaggio di cui essa si è fatta portatrice.

Ad animare costantemente Big City Life, infatti, è stato un ideale di arte intesa non solo come espressione tangibile del talento e della passione degli artisti coinvolti, ma anche e soprattutto come occasione di partecipazione attiva, di coesione e di inclusione sociale.

Attraverso il coinvolgimento diretto dei residenti di Tor Marancia, gli artisti sono riusciti a penetrare l’essenza più profonda del quartiere, dando voce alla sua storia e al suo volto più intimo e genuino.

Il risultato è stato un meraviglioso viaggio alla scoperta di una delle tante anime di Roma, in un’ottica di recupero e di valorizzazione di un’area troppo spesso relegata ai margini della società, ma che invece ha ancora molto da raccontare.

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