INTERVISTA | Il figlio di Pablo Escobar arriva a Roma: dopo il libro lo spettacolo teatrale

L'intervista al primogenito di Pablo Escobar, il narcotrafficante più famoso del mondo, incontrato nella sede della Stampa Estera dove ha presentato il suo spettacolo

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“Racconto solo la verità, cruda, su chi era davvero mio padre, togliendo il glamour holliwoodiano”. Si possono riassumere così le intenzioni che hanno spinto Sebastián Marroquín, nato Juan Pablo Escobar e figlio del narcotrafficante colombiano più noto della storia, nel presentare al pubblico il suo nuovo spettacolo. Arriva al teatro dopo il successo dei libri sulla vita del padre, tradotti in tutto il mondo “e che sicuramente anche Netflix ha contribuito a farmi vendere”, dice ironicamente durante la conferenza stampa. Marroquín non ha mai perso occasione per polemizzare con la produzione americana della serie Narcos, ritenuta “troppo romanzata, troppo glamour - dice - io racconto la verità, la nostra storia come famiglia, la vita da perseguitati”. Tanto che cambiare nome fu l’ultima scelta possibile, racconta, per andare avanti con la sua vita.

“Non ho mai nascosto a mio figlio chi era il nonno - sottolinea -, sicuro che la verità è il miglior modo possibile per tenerlo al sicuro”.
Domani sera al teatro Brancaccio racconterà l’infanzia, un padre affettuoso, amorevole e molto presente. Ricordi che a poco a poco svaniscono, per lasciare il passo al personaggio che tutti noi conosciamo: un narcotrafficante senza scrupoli, violento e capace di commettere crimini efferati. Un racconto accompagnato da immagini che scorrono sullo schermo, mentre la voce di Sebastián Marroquín si rivolge al pubblico, soprattutto alle nuove generazioni: “In nessun modo ho voluto fare un discorso di difesa, né tantomeno pretendo che vengano meno le colpe o le responsabilità delle azioni di mio padre. Desidero solo esporre quanto accaduto, raccontare il leader, il mafioso, l’uomo di valori, il padre e il visionario. E la persona che ha messo in pericolo la sua famiglia e una nazione intera. Perché la storia non si ripeta”.

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