INTERVISTA - Marco Ligabue, "il mistero del dna" e il suo rapporto speciale con Roma

L'ultimo disco, il rapporto con il fratello Luciano, il suo impegno nel sociale e l'amore per la Capitale: quattro chiacchiere a cuore aperto con Marco Ligabue

Marco Ligabue - Foto Emanuele Tetto

“Girando tanto ho conosciuto tante storie, tante vite, tante individualità, tante differenze. Così ho preso nove storie vere e ognuna è diventata una canzone che ha il suo Dna specifico”. Marco Ligabue riassume così il suo ultimo disco “Il mistero del Dna”, in uscita nei negozi il 10 marzo. Un album, il terzo della sua carriera da solista, registrato in due anni nei “ritagli dei tempo” tra circa 170 concerti e una serie di impegni nel sociale che lo hanno portato, tra le altre cose, in Benin nell’Africa occidentale, a girare il video di “Cuore onesto” insieme a Francesca De Andrè.

"Non voglio rassegnarmi al fatto che bisogna pensare solo a se stessi, che ‘tanto non cambierà mai nulla’, che nella vita bisogna essere cinici, egoisti; è un attimo adattarsi a questa sensazione. Io non voglio rassegnarmi, perché le emozioni più belle, le gioie più vere, sono anche dentro le piccole cose, nei gesti buoni, nell’onestà”, spiega Ligabue nell’intervista a RomaToday, in cui confessa anche il suo rapporto speciale con la Capitale: “Roma mi ha sempre affascinato. A Roma tu vai in un bar, ti fermi ad ascoltare e sembra un film. Gente che ha delle storie da raccontare”.

E riguardo la possibilità di un eventuale duetto con il fratello Luciano, dice: “Sarebbe un sogno, ma non vorrei sembrare in cerca di raccomandazioni. Quando, e se, arriverà il momento, sarà perché avremo una bella storia da raccontare come fratelli”

Intervista a Marco Ligabue di Giada Ferri. Ph Emanuele Tetto_10 marzo 2017_1


Il 10 marzo esce finalmente il tuo nuovo disco: nove tracce, una delle quali – che dà anche il titolo all’album – è “Il mistero del Dna”. Vuoi anticiparci qualcosa?
È un disco che ho registrato nei “ritagli di tempo” perché negli ultimi due anni ho fatto tantissimi live, circa 170, per cui ogni volta che avevo un po’ di tempo cercavo di registrare le canzoni nuove. Proprio girando molto, ho conosciuto tante storie, tante vite, tante individualità, tante differenze e, da queste ultime, son rimasto colpito, quindi ho preso nove storie vere e ognuna è diventata una canzone con il suo Dna specifico.


Questo è il tuo terzo album, la sintesi di mesi, forse anni di lavoro, di certo il più Rock. Le tue origini artistiche affondano le radici almeno nel 1992, quando iniziavi a suonare e comporre, per divenire – nel 2013 – un solita. Ritieni quest’ultimo album un traguardo o un nuovo punto di partenza?
Un po’ tutte e due. Quando fai un nuovo disco cerchi di mettere il tuo meglio, il meglio delle tue esperienze, che – pur essendo, a volte, cronologicamente recenti – arrivano spesso anche da lontano. Un punto di partenza perché la Musica è bellissima, sa sorprenderti, sa evolversi e andare avanti, quindi speriamo che questo disco sia anche l’inizio di qualcos’altro.


Quanto credi abbia inciso il Dna nel tuo essere un Ligabue?
(Ride). Intanto bisogna guardarmi in faccia e si vede che il Dna è della famiglia Ligabue. Mio padre e mia madre erano due appassionati di musica: a mia madre piaceva cantare, mio padre voleva suonare il violino, ma non c’erano i mezzi purtroppo al tempo. Mio padre quindi aprì un “locale da ballo” – come si chiamavano negli anni ’70 – in cui teneva concerti di liscio e musica tradizionale, ma dove passarono anche cantautori di spessore come Guccini, i Nomadi. Per cui la famiglia già predisponeva bene. Io crescevo con i dischi e le chitarre che comprava mio fratello Luciano e il Dna, anche se quello di ognuno è specifico, tirava sempre verso la musica.

Da sempre impegnato nel Sociale, giochi nella Nazionale italiana Cantanti, sei donatore di sangue e testimonial Avis, mandi a scuola i bambini di un intero villaggio africano e raccogli fondi per la Casa Famiglia “Peter Pan” di Roma, traduci e proponi in ogni tuo concerto un brano in lingua Lis (il linguaggio dei segni), oltre a entrare nelle scuole con il tuo progetto per sensibilizzare alla legalità. A febbraio, proprio in Benin, nell’Africa occidentale – dove cooperi con la Onlus “Buona Nascita” per progetti legati alla malnutrizione dei bambini – hai girato il video di “Cuore onesto” insieme a Francesca De Andrè, anche lei portatrice di un Dna importante. Vuoi raccontarci qualcosa su questo brano?
“Cuore onesto” è un brano che ho scritto perché non voglio rassegnarmi. Non voglio rassegnarmi al fatto che bisogna pensare solo a se stessi, che ‘tanto non cambierà mai nulla’, che nella vita bisogna essere cinici, egoisti; è un attimo adattarsi a questa sensazione che la vita di oggi sembra metterti addosso da più parti. Io non voglio rassegnarmi perché le emozioni più belle, le gioie più vere, sono anche dentro le piccole cose, nei gesti buoni, nell’onestà. E quindi ho voluto scrivere questa canzone proprio in contrapposizione a questo momento e, quando ho pensato a dove girare il video, sono andato in uno dei posti in cui la vita è ancora primitiva, dove sanno ancora godersela, ridere, scherzare e viverla di piccole cose che invece noi stiamo un po’ perdendo.

Hai certamente lasciato molto del tuo contributo in quel villaggio – e non solo – e ogni volta hai sempre ragionato e agito per inclusione.
Quanto e cosa credi, invece, abbiano lasciato queste esperienze nella creazione dei testi o magari dei suoni presenti nel nuovo album?

Nei testi tantissimo perché i testi che scrivo non sono mai inventati, ma arrivano tutti da storie che ho ‘incontrato’ e “Cuore onesto”, ad esempio, è la somma di esperienze di solidarietà, di gente bella che magari attraverso una frase, un suo piccolo impegno, riesce a fare qualcosa di buono per la propria vita e anche a “contaminare” quella degli altri. Quando semini bene, quando semini qualcosa di cui sei convinto, alla fine raccogli sempre qualcosa indietro. Io raccolgo spesso le canzoni che scrivo.


Ora un po’ di dettagli tecnici per seguirti. Da maggio a ottobre in tour e dal 10 marzo le presentazioni del disco, con il firmacopie, partendo da Roma. Qual è il tuo rapporto con questa città?
Con Roma c’è un rapporto speciale! Ora sembra di fare un po’ il “paraculo”, ma io a Roma mi sono sempre trovato bene. C’è da dire che ho la fortuna di viverla sempre per periodi brevissimi e quindi prendo il meglio, prendo le persone caciarone, prendo la cucina romana, prendo la sua bellezza, ecco. A Roma tu vai in un bar, ti fermi ad ascoltare e sembra un film... Gente che ha delle storie da raccontare. Quindi son sempre stato e continuo a essere affascinato da questa città.

Intervista a Marco Ligabue di Giada Ferri. Ph Emanuele Tetto_10 marzo 2017_5Perciò ti capita anche di incontrare qualche sconosciuto, magari in un bar, e fermarti ad ascoltare o iniziare a parlarci?
Tantissimo! Io ascolto tutti i Dna. (Sorride contento). Guarda, io penso che una delle fortune di fare il cantante, il musicista, di girare l’Italia, sia anche quella di incontrare delle persone, di conoscere delle storie. Per me venire a Roma non può essere solo salire su un palco, star chiuso in un hotel e poi ripartire per Correggio, perché allora faccio una diretta streaming su Facebook; invece vado a Roma e cerco di conoscere un po’ della città e un po’ di storie che ci sono intorno.

Sempre riferito a Roma, pensi che la racconterai, secondo le tue esperienze, in una tua futura canzone?
Raccontare una città in una canzone non è facile; quello deve venirti da dentro. Le canzoni sono improvvise, quindi potrebbe nascere domani, come mai. Però c’è un mio pezzo – si chiama “Non è mai tardi” – che vede il nostro Paese dal punto di vista del bicchiere mezzo pieno e il video l’ho voluto girare a Roma per dimostrare che Roma non è sempre e solo quella del Governo, del Parlamento, del “magna magna”, sempre una polemica, sempre gli intrighi, il caos. In realtà se vieni a Roma, e giri per i baretti, conosci una città molto diversa, quindi in quel video mi piaceva raccontare questa Roma.

E tra quelle presenti in questo album ce n’è una a cui ti senti particolarmente legato?
Mi fermerei su “Cuore onesto”; è una di quelle che rappresenta meglio il mio modo di pensare, quello di tenerci strette le piccole cose. Oggi quasi tutti, di primo acchito, si lamentano per qualsiasi cosa: la propria vita, il proprio amore, il proprio lavoro, la propria casa, il traffico, tutto. Poi, in realtà, se vai più a fondo, questo lamento si supera e capisci che tutti, nell’umanità, ci godiamo le piccole cose. Alla fine non ci sono grandi ricette di felicità, di positività, nella vita. La felicità sta nelle piccole cose e nel non concentrarsi su quello che non abbiamo, ma nel concentrarci su quello che abbiamo.


Ancora Chiudendo sul Dna, tema centrale di questo tuo ultimo lavoro, ti abbiamo visto più volte sostenere tuo fratello Luciano. Vi vedremo presto insieme, magari in un “pezzo a quattro mani” con tutto il “vostro Dna”?
Un duetto da fare con Luciano per me sarebbe un sogno perché lo stimo tantissimo. Intanto bisognerebbe esser d’accordo in due. (Ride). Nel caso anche a Luciano venisse la voglia di fare qualcosa insieme, ho paura che adesso, in questo momento, possa venire interpretato male – perché io son partito da pochi anni come cantautore – e non vorrei che potesse essere percepito come un escamotage per essere raccomandato, per cercare una via facile, una visibilità, per farmi conoscere grazie a Luciano. E quindi mi piacerebbe continuare in questo mio percorso di crescita, pian piano farmi conoscere ancor di più e, quando arriverà il momento di fare un duetto – se arriverà – sarà perché avremo una bella storia in comune da raccontare e a quel punto vorrei che l’attenzione si concentrasse solo sulla canzone e sul fatto che due fratelli abbiano voglia di fare qualcosa insieme.

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