Là dove le mappe non mentono, in un libro l'esplorazione del West romano

È uscito Roma, alla conquista del West di Rossella Marchini e Antonello Sotgia

ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Roma, alla conquista del West è un libro con innumerevoli registri e un grande propulsore: il 'guardare' come atto di conoscenza della città. Non che sia secondario l'immenso bagaglio di saperi che i due architetti portano con sé, i numeri che danno sostanza all'inchiesta, le parole dell'urbanistica e dell'architettura quali ossatura di un saggio, le carte sepolte negli archivi messe alla prova del racconto della realtà, la storia che fonda e distrugge strato dopo strato (ci si spinge fino all'Ottocento), le esperienze di una vita che stratificatesi hanno assunto la sostanza di una pietra preziosa donata al lettore pagina dopo pagina. "Mondo e progetti sono la nostra vita" scrivono Rossella Marchini e Antonello Sotgia all'inizio del libro.

I due architetti lo sanno, lo scrivono fin dall'inizio, che Herman Melville, "quello del Moby Dick", aveva ragione: le mappe "mentono sempre" perché "i veri posti non ci sono mai". E allora, l'unico modo per scovarli, per arrivare a ridisegnare con la propria matita le mappe del "vero posto", la "costruzione della città", quella "complessità" dell'abitare il cui racconto costa la fatica di sostenere innumerevoli punti d'osservazione, anche a rischio di perdersi, bisogna farsi esploratori, "prendersi una licenza" e attraversare i deserti. 
Lo fanno davvero. A piedi per le strade di Monteverde o del Trullo, in auto lungo la via Olimpica, su un bus che sale e scende diretto sempre più a Ovest, a Corviale, sempre più vicino a quel mare che Roma non riesce a vedere. Raccontano tutto con parole e vere e proprie mappe di cui il libro è corredato, disegnate dagli autori.

Raccontano di un Ovest che è prima di tutto il territorio dello Stato Pontificio che come un mostro marino ritiratosi nel guscio di Città del Vaticano ha lasciato i suoi tentacoli sul suolo romano indirizzandone irrimediabilmente l'utilizzo. Impossibile non fare i conti con questo: nel libro trovano ampio spazio le vicissitudini rivelatrici della Società generale immobiliare con tutti i suoi pesanti rivoli.

Raccontano di un Ovest porta di invasioni. Il West è una terra di conquista dove al galoppo sul cavallo della rendita sono state calate dall'alto borgate imposte dal fascismo e negli anni più recenti migliaia di metri cubi di compensazioni ai costruttori, vi sopravvivono baracche e quartieri popolari, trovano spazio progetti residenziali di lusso, attrattori di ignari (o forse no) ammiratori di una città esclusiva, costosa, ed escludente, vero e proprio contraltare della violenza dei Cie. L'Ovest disegnato dalla via Olimpica, l'Ovest di Corviale, dei cammelli a Massimina e di un piccolo cimitero carico di storie che sopravvive alla morsa dell'asfalto. 

Per raccontare l'abitare di una città bisogna abitarla per davvero la città. Anche questo prende la forma di un atto esplorativo, pienamente consapevole, meglio se collettivo. Marchini e Sotgia sembrano infatti volerci regalare una grande lezione: abitare una città significa riappropiarsene, farla propria, non nel senso della proprietà del suolo, che comunque occupa nel libro ampia importanza, ma comprendendola e rivendicando decisionalità sulla sua geografia, come nei capitoli in cui si ripercorre la battaglia per bloccare il Piano regolatore cittadino o "Nel quale si racconta come si alza la testa". 

Per questo i due architetti non aggirano il dato urbanistico ma lo denudano senza neutralizzarlo e lo restituiscono al lettore come un nuovo alfabeto dal senso condiviso per una lettura collettiva della città. La conoscenza di una città non serve a niente se non si arriva al suo nucleo, al significato del nostro abitarla. Sotgia e Marchini non eludono nulla. Roma, alla conquista del West è un saggio pieno di informazioni, un libro di urbanistica e di geografia, una lezione di architettura, un'inchiesta. Ma è anche e soprattutto l'elaborazione di una riflessione sulla città e sul nostro farne parte. "Costruire la periferia come radice urbana della crisi della città ha affiancato la costruzione della città moderna" scrivono, per esempio, ribaltando in poche parole fiumi di discorsi e si servizi giornalistici sulle periferie.   

Il finale del libro non lascia spazio a interpretazioni e affonda le parole in una ferita aperta per la città, nella "più nera delle sue pagine": il 24 agosto, all'alba, i rifugiati e richiedenti asilo sgomberati qualche giorno prima da uno dei palazzi che delimitano piazza Indipendenza vengono allontanati a colpi di idranti. Anche qui l'osservazione è pungente. La "ferocia" di quelle immagini, grazie allo sguardo di Marchini e Sotgia, resterà per sempre "impastata" ai mattoni di quel palazzo riconsegnato "al dominio della finanza". 

Il racconto su una città dolorante non viene però lasciato morire in un vicolo senza speranza. Sotgia e Marchini ci restituiscono una città resistente. Non solo i movimenti sociali, veri e propri protagonisti nella parte finale del libro. Anche le masse escluse a più riprese dalla storia nella Roma dei due architetti abitano a pieno diritto la città e il suo passato. Paolo Berdini coglie questo aspetto nell'Introduzione: "Il libro servirà alla Capitale per cercare di invertire il corso degli eventi che hanno portato a una città invivibile e ingiusta". Con un doppio interrogativo i due autori affrontano la questione fin dall'inizio: "Dobbiamo arrenderci di fronte a un mondo che riconosciamo come insensato? I sogni finiscono?". Lontani dal pessimismo di molti altri interventi sul tema in Roma, alla conquista del West l'invito a non arrendersi è rivolto a tutti. 

roma alla conquista del west-2

Rossella Marchini è architetta. Sui temi della trasformazione della città e sul diritto all'abitare ha scritto su "il manifesto" e "alfabeta2". Un suo saggio specifico su Roma compare in Lezioni di piano (Intra Moenia 2002) In Calendario della fine del mondo (Intra Moenia 2011) ha ipotizzato il destino della città contemporanea. 

Antonello Sotgia è architetto. Impegnato nei programmi di cooperazione universitaria in Angola, ha analizzato la costruzione della città post-coloniale in saggi e libri. Ha insegnato in numerose università italiane. Scrive di Roma su riviste e giornali. Ha curato La gestione territoriale (CNA-Laterza 1977) e Stop al consumo di territorio (Carta 2010). 

Rossella Marchini e Antonello Sotgia sono autori di numerosi interventi urbanistici, piani di recupero e di autorecupero edilizio, non solo a Roma. Hanno partecipato ad alcune inchieste della Rai dedicate al tema dell'abitare quali 'Presa diretta' e 'Speciale Tg1'. Entreambi fanno parte della redazione di 'DinamoPress'. 

Roma, alla conquista del West, Roma, Deriveapprodi, pp. 176, euro 17,00.

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