"La Verità del Freddo": Maurizio Abbatino svela i più grandi misteri italiani

La giornalista Raffaella Fanelli incalza l'ultimo sopravvissuto della Banda della Magliana: nel suo libro-intervista la storia, i delitti ed i retroscena di un’organizzazione che per anni si è mossa a braccetto con servizi segreti, mafia e massoneria

“Hanno già ordinato la mia morte…” confida Maurizio Abbatino, noto alla cultura di massa come il "Freddo", alla giornalista Raffaella Fanelli, nell'intervista esclusiva che è la colonna portante del libro edito da Chiarelettere.

Il titolo è chiaro: "La Verità del Freddo. La storia. I delitti. I retroscena. L'ultima testimonianza del capo della banda della Magliana". Trecentodue pagine durante le quali la Fanelli sprona Abbatino e lui parla, racconta quello che ha visto e vissuto in prima persona. Anni di delitti, di vendette, di potere incontrastato su Roma e non solo. Misteri italiani, dal delitto Pecorelli all’omicidio di Aldo Moro, fino alla scomparsa di Emanuela Orlandi, di cui proponiamo uno stralcio tratto dall'intervista.

I contenuti

Protagonista di una stagione di sangue che ha segnato la storia più nera del nostro paese; fondatore e capo, con Franco Giuseppucci, della banda della Magliana, Abbatino è l’ultimo sopravvissuto di un’organizzazione che per anni si è mossa a braccetto con servizi segreti, mafia e massoneria.

Racconta la genesi della banda, le prime azioni, la conquista della città, gli arresti, le protezioni in carcere e fuori, l’inchiesta avviatasi oltre vent’anni fa a partire dalle sue confessioni.

Può considerarsi il prologo di Mafia capitale, secondo quanto affermato dall'attuale capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone: “Ritornano dei cognomi, si rivede un metodo. Abbastanza per pensare che le traiettorie del vecchio gruppo criminale non si siano esaurite”.

Nel libro scorre la storia d’Italia vista con gli occhi di un criminale sanguinario che ha fatto arrestare altri criminali sanguinari. Molti di loro sono tornati liberi. Lui no. Aspetta, dice, la sua esecuzione. “Sono tornato dove tutto è cominciato. Perché è qui che deve finire.”

La verità del Freddo sul caso Orlandi

Si parla del rapimento di Emanuela Orlandi: nel dialogo serrato le verità di Abbatino (solo le sue risposte sono virgolettate, ndr):

-“Quelli di Testaccio, so che hanno dato dei soldi a personaggi del Vaticano".
-Chi?
-"Oltre che con  Renatino (Enrico De Pedis, ndr) erano in contatto anche con la mafia di Pippo Calò"
-Come ha saputo del coinvolgimento di De Pedis nel rapimento Orlandi?
-"Mi accennò qualcosa Claudio Sicilia durante la mia detenzione a Villa Gina. Non gli diedi peso perché ero preso dai miei problemi"
-L’uomo avvistato con Emanuela a Sant'Apolinare era De Pedis?
-"Non lo so, ho visto un identikit..."
-Le sembrava De Pedis quello?
-"No, non credo"
-Le viene in mete qualcuno?
-"Assomiglia ad altre persone"
-A chi?
-"Preferisco non fare nomi. Sono cose di cui non posso essere sicuro, continuo a non parlare"
-Preferisce non fare nomi perché ora è fuori dal Programma (Programma Protezione Testimoni, ndr)? Ha paura che qualcuno venga a cercarla?
-"Non li ho fatti neanche prima e non li ho fatti neanche durante. Qundo non sono sicuro non mi va di... Tra l'altro non sono stato mai sentito..."
-Se lei decidesse di dare queste indicazioni forse si potrebbero fare delle indagini...
- "Senta, la mia collaborazione è terminata. Penso di aver fatto quello che dovevo fare"
- Ok, però lei se non De Pedis, in quell'identikit ha riconosciuto qualcuno, giusto?
-"Da un identikit non si può essere mai sicuri, ma potrebbe assomigliare a persone che conosco"
-Chi può aver dato l’ordine di rapire Emanuela?
-"Per come la vedo io: sicuramente Renatino aveva buoni rapporti col gruppo della mafia a Roma. So che c’erano soldi della mafia, soldi di Renato per conto anche del Vaticano. Questi soldi non sono stati restituiti e lui potrebbe aver fatto da tramite"
-Quindi l'ordine potrebbe essere partito dalla mafia, per avere quei soldi?
-"Secondo me non era un ordine, era una cosa fatta in accordo e potrebbe aver beneficiato dei servizi del Vaticano, ad esempio la sepoltura nella chiesa"
- Quindi il motivo del rapimento sarebbe proprio legato al denaro?
-"Sì, di questo ne sono convinto".

Le bio

Raffaella Fanelli, giornalista freelance, ha scritto e collaborato con numerose testate, tra le quali “la Repubblica”, “Sette-Corriere della Sera”, “Panorama”, “Oggi”, e altrettante trasmissioni televisive, da “Quarto grado” a “Verissimo” a “Chi l’ha visto?”. Da anni svolge un lavoro d’inchiesta il cui obiettivo è raccontare i tanti misteri e le troppe ombre della nostra storia recente. Ha realizzato interviste scoop a Salvatore Riina, Angelo Provenzano, Vincenzo Vinciguerra, Valerio Fioravanti, personaggi le cui testimonianze possono aiutarci a comprendere alcuni aspetti inconfessabili del potere e della storia italiana.

Maurizio Abbatino, capo e fondatore della banda della Magliana, attualmente sta scontando una pena a trent’anni di reclusione e si trova ai domiciliari per motivi di salute. Nel settembre del 2015 è stato estromesso dal programma di protezione e gli sono state cancellate una serie di garanzie e tutele ottenute dopo la decisione di collaborare con la giustizia. La collaborazione di Abbatino ha attraversato tutti gli anni Novanta e il decennio successivo per interrompersi nel 2010. La sua testimonianza ha consentito di avviare il processo che ha portato dietro le sbarre il nucleo storico della banda. Le sue rivelazioni hanno avuto un peso in processi importanti, da quello per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli a quello per la morte di Roberto Calvi. La storia di Abbatino è stata immortalata in un romanzo bestseller di Giancarlo De Cataldo (Romanzo criminale, Einaudi 2002), al cinema e in una serie televisiva di successo.

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