Teatri e ripartenza che sa di "bluff": il grido dei lavoratori dello spettacolo diventa un corto

"Immagina" è il titolo del corto che dà il via alla campagna sociale degli artisti. Ricorrente una domanda: "Che ne sarà di noi?"

Al grido degli hashtag #SosteniamoGliArtisti, #SosteniamoLaCultura, i lavoratori dello spettacolo lanciano online il corto "Immagina" realizzato da Ilenia Costanza e Lorena Vetro, promosso dall'Associazione Culturale I Vetri Blu.

La video iniziativa dà il via alla Campagna Sociale per la categoria. Ad aderire al progetto Pino Strabioli, Alda D'Eusanio, Morgana Giovannetti, Paolo De Vita, seguiti da attori, attrici e addetti ai lavori, tra cui Daniele Terreri, Marta Iacopini, Marco Manca, Paola Dee, Guido Lomoro, Francesca Romana Di Maio, Eliana Ghione, Roxy Calace, Dalise, Cristiana Esposito, Roberta Savona, Luigi Pisani, Fabrizia Pandimiglio, Enzo Piscopo, Maria Letizia Della Felice, Gloria Mancuso e Danilo Caramanno.

Un video che racconta lo stato d'animo di chi opera nel più che colpito settore della cultura e dell'intrattenimento che, con parole semplici, accende i riflettori su che tipo di quarantena avremmo vissuto se non ci fossero stati gli artisti.

La frase ricorrente "Che ne sarà di noi?"

Il titolo è "Immagina", ma ciò che attira l'attenzione del pubblico, è una frase ripetuta il loop, che recita la domanda "Che ne sarà di noi?". Una domanda mai così attuale, che vuole interrogare l'opinione pubblica rispetto al tema delle discusse e future riaperture di settore, stimate per il prossimo 15 giugno 2020. È questa infatti la data individuata dal governo che, nel caso prosegua il trend decrescente dei numeri di contagio, con il nuovo decreto post Coronavirus ha ipotizzato le riaperture di cinema e teatri per la metà del mese di giugno. Ripartenze che hanno sempre più le sembianze di un "bluff", visto normalmente le stagioni artistiche, teatrali e televisive, terminerebbero come regola generale nel mese di maggio. L'ipotesi che le sale possano ospitare clienti con l'arrivo della bella stagione, assume dunque una forma pressochè discutibile.

"Immagina il silenzio. Il vuoto. Immagina questo isolamento senza la cultura. Senza gli artisti", si apre così la riflessione raccontata tra immagini e musica, a cui fanno seguito parole che definiscono il sentimento di tanti (forse tutti) gli artisti e maggiormente, di quelli che operano nel settore dello spettacolo dal vivo. Fondamentale è stato l'apporto che questi professionisti hanno dato nel difficile periodo del lockdown, compiendo una vera e propria missione che è riduttivo definire con parole come "capacità di divertire". In troppi non hanno visto arrivare il sussidio di 600 euro previsto dal decreto "Cura Italia". Tanti lavoratori e maestranze che allungano la filiera legata ai palcoscenici, oggi si chiede: «Chi ci sarà per noi?». Così, mentre l'Italia tenta di rialzare la testa e venir fuori dall'emergenza Covid-19, mentre molti esercenti riaprono le loro attività, tra polemiche e speranze, sono in pochi quelli che pensano alla nutrita fetta d'artisti che da anni mette in scena l'evoluzione culturale del Paese, un aspetto non scontato ma decisamente poco considerato.

"Quanto tempo ci vorrà per ripopolare le sale? Quanto sarà difficile portare la gente a teatro dopo la pandemia?", si chiedono gli artisti, consepavole che per il teatro "difficile" lo era già, ancor prima della catastrofe epidemica da cui il settore è stato schiacciato, sempre più abituato a fare i conti con l'intrattenimento solitario da TV, piattaforme online e serie in home video che da troppo tempo ci tengono incollati al divano.

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