"Il potere del sentimento" nelle opere di Giovanni Prini

Alla Galleria d'Arte Moderna di Roma Capitale, la prima mostra istituzionale dedicata ad un grande artista del Novecento

E’ una mostra assolutamente inedita, quella che ha aperto i battenti il 20 dicembre alla Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale.

Organizzata da Zètema Progetto Cultura, l’esposizione “Giovanni Prini. Il potere del sentimento” offre per la prima volta in assoluto la possibilità di ammirare le opere di uno dei più influenti scultori del panorama artistico italiano del Novecento.

Tra le circa 130 opere esposte fino al 26 marzo 2017, molti disegni, marmi e bronzi - appartenenti alla produzione cosiddetta maggiore - ma anche diversi esempi di arti applicate, tra cui mobili, ceramiche e giocattoli. Essenziale, per la realizzazione del progetto, il contributo dei nipoti di Giovanni Prini, che per anni hanno tutelato e conservato il prezioso materiale artistico e archivistico del nonno.

“L’idea è quella di mettere in evidenza tutti gli aspetti dello scultore nelle varie fasi che ha attraversato, motivo per il quale abbiamo suddiviso la mostra in periodi”, sono le parole della curatrice Maria Paola Maino.

Ad accogliere il pubblico, l’opera senza dubbio più celebrata dell’intera produzione: Gli Amanti, bellissima scultura in marmo di cui l’artista genovese realizza negli anni numerose repliche in differenti materiali e dimensioni.

Il percorso espositivo si apre al primo piano con il Salotto di casa Prini, dov’è possibile vedere anche alcuni mobili in stile art nouveau disegnati dall’artista. Nei primi anni del Novecento, lo scultore si trasferisce da Genova a Roma dove, insieme alla moglie Orazia Belsito - figlia di un capitano di lungo corso e donna estremamente volitiva e determinata - apre il “salotto” della propria casa sulla Via Nomentana a intellettuali, amici e giovani esponenti del panorama culturale romano.

Questo luogo vivace - frequentato, tra gli altri, da Giacomo Balla, Umberto Boccioni e Duilio Cambellotti - vede germogliare amicizie durature, divenendo altresì un’occasione di scambio delle opere, come testimoniano i molti dipinti donati ai Prini ed esposti in sala. Tra questi, anche l’olio realizzato da Balla nel 1902 e intitolato Nello specchio, dove sono raffigurati i coniugi Prini, l’amico scrittore Max Vanzi e lo stesso Balla.

Presenti, nell’ambiente del salotto, anche una serie di ritratti della moglie Orazia, due opere di Gino Severini  e il Ritratto di Pio Piacentini - padre del celebre architetto Marcello Piacentini - realizzato da Prini in bronzo.

Il percorso prosegue con la sezione dedicata ai temi del Socialismo Umanitario, che ispirano la produzione scultorea dell’artista nei primi anni romani. L’attenzione alle fasce più deboli è particolarmente evidente nei numerosi bronzi a metà tra simbolismo e rappresentazione del proletariato. Tra questi, L’erba morta, la falce, i bimbi, raffigurante dei fanciulli che si interrogano sul tema della morte. Quest’opera - intrisa di filosofia e spiritualità e particolarmente commovente per la sua grande potenza espressiva - comunica la forte vocazione di Prini per l’infanzia, che accompagnerà costantemente tutta la sua produzione artistica.

Nella stessa sezione, è possibile vedere anche la Conca dei cavalli, splendido bronzo di Cambellotti, e una serie di carboncini su carta, appartenenti al cosiddetto “periodo nero”.

Al piano superiore, ancora la grande sensibilità di Prini in un lungo corridoio di ritratti di bambini. Sul fondo, anche una piccola parte dedicata a Cristo, con un bronzo raffigurante il suo viso e, accanto, una lampada votiva in ceramica realizzata sul modello dello stesso volto. Come già accennato precedentemente, la vita dell’artista è infatti fortemente intrisa di spiritualità e religiosità.

Salendo al terzo e ultimo piano della Galleria, si accede alla sezione dedicata alle opere di Prini in linea con la corrente del Ritorno all’ordine, sviluppatasi alla fine della Prima Guerra Mondiale. Nell’ambito della produzione di questo periodo, è possibile ammirare due bellissimi bronzi: l’opera Idoletto, del 1925, e un nudo femminile carico di erotismo, realizzato nel 1935.

Ma le creazioni forse più interessanti all’interno di questa sezione, sono gli splendidi giocattoli realizzati dallo scultore genovese. Nel 1919, al termine del primo conflitto mondiale, Prini assume la direzione della fabbrica di giocattoli SFAGI di Roma, per la quale crea diversi oggetti, tra cui bambole in cartapesta e marionette. In questo ambito, l’opera senza dubbio più straordinaria è però rappresentata dai suoi simpatici e colorati Birilli in legno, esposti in sala insieme ad altri giocattoli e presentati anche al MoMA di New York nel 2012, in occasione della mostra “Century of the Child: Growing by Design, 1900-2000”.

A completare questa parte, alcune ceramiche realizzate anch’esse nel dopoguerra. E’ in questo periodo, infatti, che Prini si avvicina alle arti applicate, realizzando mobili e oggettistica. Tra le ceramiche dello scultore genovese, anche un ritratto di Orazia e la Rondine, tema ricorrente collegato al dinamismo, considerato da Balla come il preludio al Futurismo.

La mostra si chiude con le versioni in miniatura dell’opera Gli Amanti, tradotta in tre diversi materiali: ceramica, gesso e bronzo.

Vetrine contenenti disegni, lettere, fotografie e altro materiale archivistico di proprietà degli eredi concorrono, infine, a fornire un quadro ancor più esaustivo del profilo dell’artista. Un artista di cui la mostra mette in risalto non solo l’eccezionale versatilità espressa dalla sua vasta produzione, ma anche la grande umiltà, nella scelta di coltivare la propria passione senza mai andare in cerca di fama e di gloria.

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