Mario Brega, i film e le citazioni che l'hanno reso famoso

Mario Brega viene oggi considerato come un attore primario. La sua figura è presente nei film dei registi italiani più importanti

Una carriera da attore cominciata da giovanissimo, Mario Brega aveva 27 anni quando interpreta il suo primo ruolo nel film di Leonardo Cortese, “Violenza sul Lago” del 1954. Da lì, fino agli inizi degli anni ‘90 comparirà in tanti film, quasi tutti d’autore e con la firma dei Un’ex atleta che grazie alla sua presenza scenica è diventato uno dei caratteristi italiani più ricordati. Anche se i suoi ruoli non erano a volte di grande visibilità, le sue battute invece hanno fatto da trampolino ai dialoghi degli attori più famosi. Per questo Mario Brega viene oggi considerato come un attore primario.La sua figura è presente nei film dei registi italiani più importanti.  A venticinque anni della sua scomparsa ricordiamo i suoi ruoli nei film più celebri e le sue battute attualissime, che ancora oggi sentiamo tra le strade di Roma.

Tra Leone e Verdone, gli altri 11 film più importanti

Il cinema italiano del secondo dopo guerra è diventato celebre grazie ai registi che l’hanno contraddistinto. I registi che nelle storie hanno saputo tessere nel genere della commedia la comicità e la drammaticità di un’Italia che si stava rialzando da una guerra e si avviava, sotto tutti gli aspetti, verso un nuovo risorgimento. Il nome di Mario Brega compare quasi in tutti le pellicole dei registi più importanti che hanno permesso la rinascita cinematografica e culturale del paese. Oltre alla grande fama che l’attore romano ha riscosso con i capolavori di Sergio Leone e i cult-commedia di Carlo Verdone, Brega è presente ne “L’ uomo di paglia” di Pietro Germi del 1958, “Un giorno da Leoni”, di Nanni Loy del 1961. In seguito interpreta un fascista nel film di Dino Risi, “La marcia su Roma” del 1962 e nell’episodio “la nobile arte” all’interno del film “I Mostri” di Dino Risi, interpreta un manager di box. Nel 1963 appare in “Uno strano tipo” di Lucio Fulci, e sempre nello stesso anno compare anche nel film “Le ore dell’amore” di Luciano Salce. Nel 1964 Ettore Scola lo chiama per “Se permettete parliamo d’amore”.  Interpreta un ergastolano in un altro film di Nanni Loy, “Detenuto in attesa di giudizio”, 1971.  Nel cult “Anche gli angeli mangiano fagioli” del 1973, firmato da Enzo Barboni, torna in quello che sarà definito come il genere western all’italiana. Mentre nel 1983 Carlo Vanzina lo rende partecipe del suo “Vacanze di Natale”. Infine come non poter ricordare Brega in uno dei film più importanti della storia del cinema quale “C’era una volta in America”, 1984. Qui riemerge il legame con Sergio Leone, che in primis era amico di Brega e poi suo regista.

La trilogia Leone

Il rapporta tra Mario Brega e Sergio Leone è stato ed è tutt’ora ben conosciuto. Brega era solito portare frutta e verdure a casa di Sergio Leone. I due con gli anni divennero molto amici. Condividevano il carattere spontaneo che caratterizzava anche il loro modo di vivere e che nel cinema ha contraddistinto rispettivamente per il regista e per l’attore un modo diretto di fare regia e di recitare. Mario Brega è chiamato a ricoprire la parte del bandito Chico in “Per un pugno di dollari”,1964. Nell’anno successivo interpreta sempre un bandito in “Per qualche dollaro in più”. Nel 1966 chiude la trilogia del dollaro interpretando il caporale dell’esercito nordista Wallance, nel “Il buono, il brutto e il cattivo”.

La trilogia Verdone e le indimenticabili citazioni di Brega

Un giorno in cui Brega si recò a casa Leone, Carlo Verdone lo incontrò. Verdone si trovava a casa del regista romano per parlargli del suo film “Un sacco bello”. Vedendo passare Brega, Verdone chiese a Leone chi fosse. Ma senza bisogno di presentazioni Leone propose Brega a Verdone per ricoprire un ruolo da caratterista all’interno del film. La celebre frase della scena in cui Brega interpreta Ruggero padre di figli hippies, “io non so comunista così…io so comunista così”, è diventato un motto goliardico per le giovani generazioni di allora e per quelle a seguire. Al riguardo c’è anche una piccola curiosità che sa di paradosso. Infatti chi conosceva bene Brega sa che le sue ideologie non erano propriamente di sinistra. Si definiva più un uomo di destra, soprattutto per motivi di tradizione familiare. Il padre infatti aveva ricevuto durante la guerra una medaglia dall’encomio del duce. Altro film di Verdone che ha contribuito a rendere celebre Brega è stato “Bianco, rosso e verdone”,1981, dove l’attore romano interpreta un rude ma protettivo camionista. “Sta mano po esse fero o po esse piume” è divenuta un’altra espressione che ha caratterizzato il linguaggio d’intere generazioni. Infine, chi non si è ritrovato ad immaginare il salumiere di fiducia come il personaggio di Augusto di “Borotalco”, ( 1982), che ci dice “senti sto prosciutto, t’ho detto è dorce, è un zucchero”. Attraverso la sua figura e le sue battute è da attribuire a Brega una capacità di permanere nel tempo e negli aspetti della vita quotidiana, come solo i grandi attori riescono a fare.

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