Il Carcere Mamertino, la prigione dei santi Pietro e Paolo

Da fonte sacra a luogo di reclusione fino alla definitiva consacrazione cattolica, la storia di uno degli edifici più antichi di Roma

Il Carcere Mamertino, nei pressi del Foro Romano, è la prima prigione di stato dell’antica Roma nonché una delle prime al mondo, un luogo unico e complesso la cui storia si confonde con la leggenda.

Oggi il complesso del Carcere Mamertino è stato completamente riorganizzato e attrezzato per un percorso di visita multimediale ed esperienziale tramite l’uso di tablet e performance di luci, suoni e video. Inserito in un progetto della Soprintendenza per migliorare l’accesso e la fruibilità dell’area archeologica centrale si prevede adesso anche un’annessione del Carcere Mamertino al complesso del Foro Romano.

In pochi conoscono questo edificio millenario, costruito durante l’epoca di Anco Marzio, attorno al VIII-VII secolo a.C e successivamente consacrato al culto da Papa Silvestro nel 314. Il Carcere Mamertino, o Tullianum, ha ospitato tra le sue mura i grandi nemici di Roma e, secondo l’agiografia cristiana medioevale, anche i santi Pietro e Paolo.

Chiamato Mamertino in onore di Anco Marzio o, secondo altre fonti, del dio sabino Mamers, poi Marte per i Romani, originariamente veniva definito Tullianum, non in relazione al re di Roma ma alla presenza di una sorgente naturale (da tullus, polla d’acqua) preesistente nell’area.

La struttura sorge quindi su un luogo sacro, ai piedi della Rupe Tarpea, ed è composta da almeno quattro livelli di costruzioni stratificate. Al di sopra del già citato Tullianum e del carcere costruito su di esso, poggiano la cappella votiva del Santuario del Crocifisso e la chiesa seicentesca di San Giuseppe dei Falegnami.

Doveva di certo essere un luogo di reclusione orribile questo Carcere Mamertino se, in seguito ad una visita, Calpurnio Flacco ne scriveva: “Risuonano lì dentro i colpi di frusta, la lordura martoria i corpi, le mani sono oppresse dalle catene", mentre Sallustio era ancora più duro nel dire che “il suo aspetto è ripugnante e spaventoso per lo stato di abbandono, l’oscurità e il puzzo”.

Ben diversa la reazione del re di Numidia Giugurta che, condotto in catene nel carcere, riuscì a deridere i suoi carcerieri dicendo provocatoriamente: "Come è freddo questo vostro bagno, Romani!". Non mancarono comunque altri ospiti illustri, tra cui ricordiamo il re dei Galli Vercingetorige, Erennio Siculo, Lentulio e Cetego, il re dei Sanniti Ponzio, Seiano e Simone di Giora.

I detenuti del Carcere Mamertino erano considerati a tutti gli effetti dei nemici pubblici e a loro spettavano naturalmente le pene più severe. Fondamentale per i romani era l’evitare di farne dei martiri: solitamente infatti i trattamenti più comuni erano la decapitazione o lo strangolamento e mai la crocifissione. I cadaveri dei prigionieri venivano poi buttati in un pozzo profondo all’interno del Tullianum ed erano lasciati a decomporsi in modo da relegare il loro ricordo al più assoluto oblio.

La leggenda più famosa legata al Carcere Mamertino narra che tra le sue mura furono ospitati anche i santi Pietro e Paolo, nella cella più bassa e più prossima alla fonte del Tullianum. Pur non essendoci prove certe della permanenza dei due santi nel carcere, la trasformazione già in epoca paleocristiana del luogo in un’area di culto porterebbe gli archeologi a considerare verosimile la leggenda.

Si dice che San Pietro, scendendo nelle segrete del Tullianum, cadde e andò a sbattere la testa nella pietra, lasciando un’impronta che ancora tutt’oggi rimane visibile dietro una grata protettiva. L’urto avrebbe generato poi un flusso di acqua salvifica e miracolosa grazie al quale i due santi battezzarono i compagni di cella e i due carcerieri Processo e Martiniano, poi divenuti martiri a loro volta.Una recente opera di restauro promossa tra gli altri dall’Opera Romana Pellegrinaggi ha ampliato di molto l’area visitabile nel Carcere Mamertino, restituendo alla città uno dei suoi luoghi più antichi e ricchi di storia. Gli scavi hanno portato alla luce inoltre degli scheletri del IX secolo, e quindi precedenti alla fondazione dell’Urbe, oltre a resti animali, vegetali, ceramiche e al primo esempio di Madonna della Misericordia di Roma.

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