Pinocchio di Antonio Breglia, la favola di un regista speciale

Il film sul burattino che diventa un bambino vero è stato presentato il primo luglio alla Casa del Cinema a Villa Borghese e diventa una realtà da raccontare per il regista Antonio Breglia.

E’ stato presentato lunedì primo luglio alla Casa del Cinema a Villa Borghese un’altra versione di Pinocchio. Il regista Antonio Breglia affetto dalla forma di trisomia 21 libera; la più grave per chi soffre la sindrome di down, in un intervista c’ha spiegato il suo punto di vista sulla favola che fa di un burattino un bambino vero. Presso la sede di scenari immobiliari poniamo alcune domande sul film ad Antonio e sua madre, Maria Rosaria Zincone, che nel film ha interpretato il ruolo dell'insegnate.

 E’ stata una bella esperienza per te fare questo film?

"Bellissima! Ma anche un po’ stancante perché c’è voluto molto tempo per preparare  questo film, ma devo anche ringraziare tutti i miei amici per aver partecipato, alcuni li conosco addirittura dalle scuole elementari. In particolare ringrazio  Antonio Demma che è stato sempre al mio fianco durante la preparazione del film".

Quanto tempo hai impiegato per farlo?

"Sette anni, anche se solo negli ultimi quattro il film è partito definitivamente. Abbiamo fatto tutto a Roma, villa Borghese, all'Argentario e soprattutto casa mia sono stati i posti fondamentali per questo film".

Perché hai scelto come storia da raccontare quella di Pinocchio?

"Mi piacciono molto le storie di fantasia e poi Pinocchio lo trovo abile, si mette in situazioni strane ma riesce sempre ad uscirne più forte di prima, per questo lo trovo un po’ bricconcello, un personaggio vero; che riesce a diventare un bambino vero. Dopo tante avventure è accettato da tutti".

Ti sei ispirato anche al cartone della Walt Disney?

"Non solo, sono molto appassionato del cinema in generale, mi è piaciuto e ho visto tante volte anche il Pinocchio di Comencini e ovviamente quello di Benigni".

Quindi vai spesso al cinema, lo segui tanto?

“ Tantissimo, vedo un film anche per due o tre volte”, a tal proposito la madre del regista, Maria Rosaria Zincone, che ci dice "che a causa della forte passione per il cinema che Antonio ha, addirittura sono stati costretti a trasferirsi da Ansedonia a Orbetello, cittadina che dispone di una sala cinematografica così che Antonio potesse alimentare la sua passione".

Quindi il cinema è anche un modo in cui puoi osservare come lavorano diversi registi?

"Sicuramente, non solo le immagini mi fanno capire come posso lavorare, ma anche guardando gli attori posso prendere esempio e spunto su cosa dire ai miei di attori e suggerirgli qual’ è il modo migliore per recitare".

A questo proposito come è stato lavorare con gli attori?

"Mi è piaciuto molto, devi rimanere concentrato per seguirli bene, c’è il personaggio di Lucignolo, con lui ho lavorato molto bene perché ad interpretarlo è stato il mio amico del cuore Filippo D’Angelo. Poi è stato bello lavorare anche con mia madre, che faceva il ruolo dell’insegnante, la incoraggiavo e le consigliavo come doveva recitare".

Proviamo allora a chiedere alla madre di Antonio.

Com’è stato essere diretta da suo figlio?

"Non faticoso ma bisognava essere sempre attenti perché non si lasciava sfuggire nessun particolare del lavoro di tutti. Prima che dicessi le battute mi spiegava come fare il ruolo dell’insegnate. Non dovevo essere severa ma neanche troppo docile, sii più sostenuta mi diceva durante le riprese”.

Prima di Pinocchio sempre con la collaborazione di Antonio Demma hai girato un altro film molto importante per te, "il Corvo". Quale dei due film è stato più facile da fare?

"Sono due film diversi, il Corvo è stato un film dal senso più misterioso, Pinocchio invece è molto più fantasioso”. Interviene Maria Rosaria Zincone e ci ricorda che il Corvo “è stato un po’ meno lungo come processo. E’ stata comunque un’esperienza importantissima, perché è stato il primo film di Antonio quando era davvero giovanissimo, il film infatti è stato presentato il 17 dicembre del 2012 a Roma e il 23 febbraio del 2013 a Milano. Ed è stato importante perché è stato ispirato da uno dei registi preferiti di Antonio,Henri-Georges Clouzot".

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