Neve d'Agosto a Roma, il miracolo grazie ai privati. L'intervista all'ideatore

Il famoso architetto romano Cesare Esposito è riuscito in 2 giorni a trovare i fondi per dare vita alla nevicata più famosa di Roma e che da 35 anni, il 5 agosto, si tiene in Piazza Santa Maria Maggiore.

A pochi giorni da uno degli avvenimenti più importanti per la storia e la tradizione culturale della capitale, sembrava impossibile trovare i soldi per finanziare “Il miracolo della neve di Roma”, ovvero la cupola di Santa Maria Liberiana che a mezzanotte viene completamente imbiancata. Anche quest'anno sarà "miracolo". Trovati infatti i 12.000 euro per la realizzazione del'evento.

A spiegarci "il miracolo per il miracolo" è lo stesso ideatore dell'allestimento architettonico Cesare Esposito. Il famoso architetto in un'intervista per Roma Today ha spiegato e chiarito come sono stati trovati i fondi per rendere il 5 agosto Roma, per la trentaseisima volta, protagonista dell'unica nevicata d'estate. 

Ispirazione e Ispiratori

“L’amore verso la città di Roma mi ha portato fin da bambino ad essere creativo e l’amore verso l’arte mi spinge a credere in un futuro migliore”. Con queste parole si presenta l’architetto Cesare Esposito, comunicando subito quanto valore per lui abbia il suo lavoro e soprattutto quanto importante sia l’architettura come fonte di comunicazione tra l’artista e la persona. Ispirato da artisti come Michelangelo, Bernini, Borromini e soprattutto Leonardo, uomini di grande importanza che attraverso l’architettura in particolare hanno saputo comunicare il concetto di libertà, visto come una fonte di conoscenza e possibilità di incontro tra le persone

Tenendo presente di quel che ha detto, nello specifico, come gli artisti che lei ha citato riescono a comunicare e rendere tangibile il concetto di libertà inteso come una fonte di conoscenza?

“Alla base dell’architettura c’è il movimento armonico delle forme che compongono la struttura. A sua volta questo movimento è determinato da vettori, linee che vanno in determinate direzioni e che componendosi tra di loro creano una forma. Ovviamente questa forma assume un’immagine anche grazie al modo in cui viene illuminata dalla luce e dal modo in cui riusciamo in seguito a percepire questa forma. Nelle forme e nella sua costruzione è possibile cogliere qualcosa di sensibile che riguarda tutti noi e che ci mette in relazione”

Siccome ha avute delle difficoltà per quanto riguarda i finanziamenti che permettessero “il miracolo”, ha pensato a qualche strategia pubblicitaria per sostenere l’evento del 5 agosto?

“Ancora una volta c’entra la comunicazione e il contatto tra le persone, infatti grazie a Paolo Lolli, fotografo storico d’arte, abbiamo creatos 1.000 manifesti che oltre a divulgare l’evento, attraverso la forma grafica del contenuto fotografico proporranno di comunicare anche il significato umano che assume questa installazione”

Fino a pochi giorni fa si dava per certo che a causa dei mancati finanziamenti “la nevicata” non si facesse e che non sarebbero bastati i supporti derivati da idee come quella riguardante la creazione dei manifesti. Quindi come è riuscito a recuperare i 12.000 euro necessari per la realizzazione dell’evento?

“Fondamentali sono stati gli aiuti e le collaborazioni di esercenti privati, che hanno capito il valore del mio operato che in questi anni ho dedicato a Roma e alle persone che hanno vissuto in questa città e che vengono a farne visita. Devo ringraziare la Genial Assicurazioni in via Merulana, l’antico CaffèSanta Maria, il Cottini Bar, il Califfo Moda sempre in via Merulana. Un grande sostegno poi mi è stato dato anche dall’ Italy Art grazie all’ architetto Claudio Calcara, appartenente al ministero della cultura. Per me questi supporti sono stati fattori di rinascita e di conferma che la cultura è capace di creare cose importanti”.

Il tema della rinascita è spesso presente nelle sue opere, a tal proposito; c’è qualche connessione con il tema della “nevicata” di quest’anno dedicato alla cattedrale parigina di Notre Dame?

“Esattamente, il rinascimento più di ogni altra corrente artistica riesce a cogliere la grandezza dello spirito umano. L’artista deve scendere in campo come il rinascimento ha fatto, portando la sua ondata di rivoluzione. Leonardo da Vinci è stato l’artista più rivoluzionario per come ha trattato il tema del volo anche in architettura. La sua capacità di rendere le forme architettoniche come fattori capaci di far suscitare emozioni è bastata a rendere il senso di libertà, che tramite il concetto di volo intendeva esprimere. Stesso discorso vale per il volo che compie la neve. Attraverso le forme che crea e attraverso il suo moto di andare verso il basso, esprime un volo capace di abbracciare tutti”.

Teme che l’anno prossimo questo messaggio di grande umanità, che anche quest’anno per la trentaseiesima volta fortunatamente arriverà e che è diventato una sorta di rito per questa città, possa trovare ulteriori difficoltà per la sua realizzazione?

“Ovviamente mi auguro che il senso dell' opera continui a permanere in questa città, soprattutto per la sua capacità di far sentire le persone vicine, ma il mio augurio è che questa fonte comunicativa possa derivare dalle diverse installazioni che si possono fare con l’architettura di Roma e alcuni interventi li ho già in mente”.

A quali architetture si riferisce?

“Vorrei intervenire sulla colonna in Montecitorio raffigurante Marco Aurelio e il < Miracolo della pioggia>. A porta S. Paolo dove credo sia inaccettabile, che il traffico urbano possa creare dei pericoli per l’architettura del posto, sottoponendola a forti scosse. Restaurare la Basilica di Massenzio, in particolare l’ottava colonna dove sulla sommità c’è la Madonna”.

Il suo operare artistico è molto vasto sia per quel che riguarda l’architettura, sia per il significato umano che esprime. Se volesse esprimerlo in poche parole, quali userebbe?

“Facendo una panoramica della situazione culturale attuale che riguarda la collettività ma anche il singolo; e considerando l’arte come una cura in grado di unire le persone, direi che tutto sta nell’aiutarci tra di noi. Ma soprattutto aiutiamo gli artisti e i poveri così che si possa comunicare qualcosa di profondo ai giovani”.

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