Da Shakespeare a Bach, passando per Rebibbia
In carcere stavolta a farla da padrone è la musica
Un gioiello artistico nel cuore di Rebibbia, la musica che unisce cantanti in carcere con cantanti di coro artistico. Dopo il successo berlinese dei fratelli Taviani, i detenuti si cimentano con la musica di Bach ed Händel. Nella fattispecie, il lavoro instancabile di Roberto Liso sta mettendo in comunicazione da circa un anno alcuni cantanti in carcere con i cantanti del coro che lui dirige all'esterno della casa circondariale, in vista di un grande concerto che si terrà a Roma il 28 aprile prossimo nella Chiesa di San Giuseppe all'Aurelio. Grazie al Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (carcere di Roma-Rebibbia, con speciale riguardo alla direttrice del penitenziario femminile Lucia Zainaghi e al direttore del reclusorio maschile Stefano Ricca) - e con i permessi del Magistrato di Sorveglianza di Roma, partecipano ai cori un gruppo di detenuti e detenute provenienti da quegli istituti penali. Il tutto sulle note del Coro finale da "La passione secondo S. Matteo" di J. S. Bach e del celeberrimo "Hallelujah" di G. F. Händel. Dopo il "Giulio Cesare" di Shakespeare è dunque il corale "Wir setzen uns mit Tränen nieder" di Bach, nella sua traduzione italiana, a condurre i detenuti nel mondo dell'arte ed a rivivere tramite la crocifissione di Cristo ed il sontuoso "Hallelujah" händeliano un percorso metaforico di rigenerazione e di riscatto.
Sono una dozzina circa i reclusi della casa circondariale che partecipano al progetto. Tra questi: quattro, tutti italiani con voci di basso e tenore, sono in libertà vigilata e quindi possono partecipare alle prove in esterno rientrando la sera in carcere, mentre le altre nove (molte nigeriane) sono detenute in istituto. In quest'ultimo caso si tratta di due soprani e sette contralti, dotati di voce possente, che però, proprio perché recluse, potranno uscire soltanto per il giorno del concerto con la scorta del personale di Polizia penitenziaria. In una condizione simile le difficoltà per le prove non sono state banali. Il fato benevolo ha voluto che in carcere ci fosse tra le detenute anche una musicista diplomata in pianoforte, la quale supporta il gruppo canoro ed insegna a leggere la musica. Così è nato questo piccolo gioiello nel cuore di Rebibbia, formato da un gruppetto di contralti nigeriani, da un soprano olandese e da una pianista-soprano ucraina; in loro onore Liso ha voluto inserire nel programma della serata anche il famoso brano afroamericano "Kumbayà" del rev. F. Rees.











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