Soprintendenze in rivolta: “No alla privatizzazione dei beni culturali”

I lavoratori: "Vogliono far credere che ci sono rischi di crolli e situazioni d'emergenza. L'unico scopo di questo Commissariamento è cedere le Sovrintendenze archeologiche nelle mani del Comune di Roma che darà la gestione della tutela a società private"

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Foto di Francesca Cencetti
Adistanza di sette mesi dal provvedimento ministeriale di Commissariamento delle Sovrintendenze Archeologiche di Roma ed Ostia, proseguono le proteste dei lavoratori, riuniti questa mattina in un sit-in di fronte al Colosseo e agli Scavi di Ostia Antica, coordinati dalle Rappresentanze Sindacali Unitarie delle due strutture statali (RSU). Il Commissariamento delle due Sovrintendenze, affidato dal Ministro Bondi inizialmente a Guido Bertolaso e poi ceduto all’architetto Roberto Cecchi, nasce dall’esigenza di far fronte ai rischi strutturali per l’intero patrimonio archeologico di Roma ed Ostia Antica e al possibile rischio d’imminenti crolli per un principio generico di messa in sicurezza delle zone in questione.

Non la pensano così però i lavoratori delle due Soprintendenze. Il provvedimento, infatti, dai partecipanti al sit-in di questa mattina è visto come una manovra ministeriale per privatizzare l’archeologia. “Oggi insieme a noi sono in protesta gli stessi monumenti di Roma e di Ostia che rimarranno chiusi”, spiega una lavoratrice della Sovrintendenza archeologica di Roma, “la nostra è una struttura viva che è riuscita ad inaugurare aree come Palazzo Massimo, la Domus Aurea e le Terme di Diocleziano. Vogliono far credere che ci sono rischi di crolli e situazioni d’emergenza quando invece l’unico scopo di questo Commissariamento è cedere le Sovrintendenze archeologiche nelle mani del Comune di Roma che darà la gestione della tutela a società private’’.

L’efficienza del servizio pubblico delle due soprintendenze è stata effettivamente dimostrata dalle numerose aperture di nuovi musei e aree archeologiche e l’incremento dell’offerta al pubblico ha generato un sostanzioso aumento dei visitatori e delle entrate, con importanti ricadute economiche sull’indotto del turismo I risultati andrebbero ulteriormente valorizzati in considerazione della drammatica carenza di personale nelle due strutture, con una perdita di circa il 25% della forza lavoro tra 1998 e il 2009.

Contro il provvedimento protestano compatti Archeologi, Architetti e tutto il personale tecnico – amministrativo. Dicono no alla privatizzazione dei beni culturali in nome dell’articolo 9 della Costituzione per il quale il valore della tutela del patrimonio culturale è sovraordinato ad ogni altro interesse, anche economico.

‘Vogliono manovrarci e mettere da parte il lavoro fatto sino ad oggi per incrementare una gestione che porterà solo precariato – spiega un rappresentate sindacale. “Le proposte fatte in questi sette mesi di Commissariamento si differenziano dalla politica statale. Nelle due sovrintendenze vige ormai un caos dirigenziale. Chiediamo chiarezza e ribadiamo l’importanza di tutela dei beni archeologici”.

Le Rappresentanze sindacali Unitarie delle Soprintendenze archeologiche di Roma ed Ostia, chiedono l’apertura di un tavolo politico con il Ministro per i Beni e le Attività culturali affinché si mantengano le funzioni istituzionali delle due strutture pubbliche di controllo. Secondo le RSU il provvedimento di Commisariamento deleggitima le capacità decisionali dei funzionari e degli operatori che lavorano in ossequio ai principi rigorosi della tutela quali quello della salvaguardia del patrimonio, della promozione, la fruizione, la valorizzazione e la salvaguardia del bene storico, artistico, archivistico e librario. Il prossimo incontro di protesta è previsto per il 23 ottobre alle ore 10.00 in Piazza della Repubblica.


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