Ericsson annuncia 100 licenziamenti: a via Anagnina monta la protesta

L'azienda non è in crisi, ma vuole un riassetto interno del lavoro. 160 gli esuberi annunciati in tutto il Paese, di cui solo 100 a Roma, sede italiana principale. Da domani i sindacati hanno in programma scioperi e manifestazioni

"Ericsson non è in crisi ma vuole un riequilibrio dell’organico e il taglio dei costi." Una nota di di Slc Cgil e Fistel Cisl sintetizza così la situazione della multinazionale svedese, che ha annunciato la messa in atto di circa 160 licenziamenti in tutto il Paese. Obiettivo: un riassetto occupazionale interno. Ma i sindacati non ci stanno, e in questi giorni stanno organizzando alcuni scioperi in difesa dei lavoratori, che inizieranno il 26 maggio, con i primi 60 dipendenti a rischio di Roma, Milano e Venezia a manifestare davanti ai cancelli della sede di via Anagnina.

Anche Roma è interessata a questa situazione. La sede principale della Ericsson italiana, infatti, in base a questo piano dovrebbe tagliare fuori 100 dipendenti: 11 dirigenti, 25 quadri e 67 impiegati, circa il 10% degli oltre 1.300 lavoratori della sede di via Anagnina. Si tratta di un 'saldo' di una procedura analoga iniziata nel 2013, che interessava 335 persone.

La trafila dei dipendenti Ericsson - romani e non - è iniziata il 23 aprile, quando l'azienda ha dichiarato che il 5 maggio sarebbero partite delle procedure di licenziamento collettivo per tutti e 3 i settori impiegati, ovvero quello commerciale, quello delle telecomunicazioni e quello metalmeccanico. A detta dei sindacati, si tratterebbe di "un piano per aumentare il profitto interno, con cui l'azienda, pur presentando un bilancio in attivo ha deciso di attivare le procedure di licenziamento", come si legge nella nota di Slc Cgil e Fistel Cisl. "L'azienda ha dichiarato che c'è una riduzione dei profitti, ma non è così bassa da giustificare esuberi di questa portata", ha spiegato Paolo Narducci, della Slc-Cgil.

Di rimando, i sindacati chiedono l'attuazione di misure meno drastiche, come l'avvio di contratti di solidarietà. Oppure, qualora fosse necessario per la Ericsson attuare la mobilità, che questa avvenga solo su base volontaria, e non coatta.

In un incontro con i sindacati, il 6 maggio scorso l'azienda ha ribadito che "Ericsson non è in crisi, ma vuole un riequilibrio dell’organico e il taglio dei costi; che lo strumento della solidarietà voluta dai sindacati non è più utilizzabile. Inoltre, che la volontarietà va bene ma se non si raggiunge il numero prefissato, l’azienda procederà con i licenziamenti coatti", commenta la nota sindacale.

Dal 26 maggio, i sindacati proclameranno una serie di scioperi davanti ai cancelli della Ericsson, che, di volta in volta, riguarderanno tutti e 3 i settori dell'azienda. Il primo appuntamento è domani alle 8.30. I sindacati, intanto, continuano le trattative con l'azienda, chiedendo almeno di bloccare: l'esito si saprà solo tra 20 giorni.

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