Pochi fondi e troppi ostacoli, così muoiono le start up italiane Iervolino (Pegaso): Dare più opportunità ai giovani creativi

A Roma si è svolta la presentazione del nuovo libro del presidente dell'Università Telematica Pegaso, "Just press start (up) - dall'idea all'impresa". Tra i partecipanti il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Tonino Gentile

L’Italia potrebbe diventare il futuro tech hub dell’Europa, eppure appena una start up su 5 riesce a sopravvivere dopo soli cinque anni di attività, mentre il fatturato medio non supera i 200mila euro l’anno. I principali ostacoli? Difficoltà di accesso al credito e politiche di sviluppo che guardano troppo al profitto e poco alle idee innovative. È a partire da questi dati che Danilo Iervolino, presidente dell’Università Telematica Pegaso e dell’Universitas Mercatorum, analizza il fenomeno mondiale delle start up nel suo ultimo libro “Just press start (up) – dall’idea all’impresa”, edito da Giapeto, presentato questa mattina a Roma, presso la sede di Mercatorum, nel corso di un convegno moderato dal giornalista di Panorama, Sergio Luciano,  con la partecipazione, tra gli altri, del rettore di Mercatorum, Giovanni Cannata, e del suo direttore scientifico Francesco Fimmanò


Con lo sguardo rivolto alla grande lezione americana, Iervolino traccia un bilancio non sempre positivo delle esperienze italiane, “a partire dalla grande stortura rappresentata dagli incubatori – dice – la casa delle start up. Dovrebbero facilitare il passaggio dall’idea all’impresa, ma in Italia sono dei fitta-spazi, che scientificamente falliscono”. L’identikit dello startupper è per Iervolino un giovane talentuoso, creativo, studioso “con la testa in aria ma con i piedi ben saldi a terra”. Non basta, infatti, avere una buona idea per trasformarla in un’impresa di successo: “Bisogna sapersi muovere, agire, e farlo nella maniera più oculata possibile. Solo così un’idea nuova potrà vincere davvero le sfide del mercato”. Da qui l’importanza del ruolo delle università e della formazione, come sottolineato anche da Bernardo Mattarella, dirigente Invitalia, intervenuto alla presentazione del libro. “Gli startupper hanno una laurea nel 76 per cento dei casi. Uno su dieci ha un dottorato di ricerca, e diversi mantengono legami attivi con il mondo accademico. Il vero problema? Realizzare l'idea innovativa”. Un appello alla semplificazione subito raccolto da Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. “Le Camere di Commercio si stanno attivando insieme con le università per dare vita ad un naturale acceleratore d’impresa. Del resto, è l’obiettivo che ci siamo posti proprio con la partnership stretta lo scorso anno con l’Università Telematica Pegaso, rilanciando l’Universitas Mercatorum. Una startup university tutta italiana, caratterizzata da diversi percorsi accademici, all’insegna dell’innovazione per preparare gli studenti a diventare imprenditori e nuovi manager di successo di domani”. 


Infocamere, società consortile di informatica del sistema camerale, stima che le aziende startup in Italia sono circa 6mila, molto attive nel mondo digitale. Secondo Paolo Ghezzi, direttore generale di Infocamere, gli “startupper” hanno approfittato della catalogazione delle società per “caricare le loro presentazioni e aggiungere informazioni supplementari”. Questo, a parere del dg, si contrappone ad un recente sondaggio che ha rivelato come “nel nostro paese 4 imprenditori su 10 hanno dichiarato che, a loro, Internet non serve: è chiaro che questo pone un serio problema”


Che ci sia ancora molto da fare nel campo dell’innovazione ne è consapevole lo stesso sottosegretario allo Sviluppo Economico, Tonino Gentile: “Abbiamo potenzialità che altri paesi non hanno, e parlo soprattutto del Mezzogiorno. Il problema è che spesso camminiamo su binari diversi. Come è possibile che i fondi europei nel Sud restino inutilizzati e non vengano, invece, sfruttati per finanziare le imprese innovative?”. E proprio nell’ambito della promozione di un ambiente favorevole alle startup, l’Italia – annuncia Gentile - si vuole porre in prima linea per le cosiddette città intelligenti: “L’auspicio è quello di portare l'agenzia europea per le smart cities proprio nel nostro Paese”.

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