Edilizia: tra luglio e settembre persi 17mila posti

I dati sono della cassa edile di Roma. Chiuse duemila società sulle undicimila totali. Grugnetti della Cgil: “ripensiamo il piano regolatore e rilanciamo politiche di housing sociale”. E nel 2009 la situazione potrebbe anche peggiorare

L a crisi colpisce l'edilizia romana. Tra luglio e settembre infatti cifre drammatiche danno il polso di una situazione difficile: duemila le società edili che hanno sospeso la propria attività, mentre hanno perso il posto di lavoro 17mila operai, ovvero un quarto degli addetti del settore. Solo nei mesi di agosto e settembre sono finiti 7.000 contratti di lavoro, e nello stesso periodo del 2007 erano stati 2.300.

I dati sono della Cassa edile di Roma che vede nero anche per il prossimo 2009, durante il primo semestre del quale si prevedono tra i 10mila e i 15mila licenziamenti. In conferenza stampa, il presidente della Cassa edile di Roma, Edoardo Bianchi, ha indicato anche le possibili soluzioni alla crisi, ovvero tempi di pagamento sicuri da parte della committenza pubblica, snellimento delle pratiche burocratiche e maggiore possibilità di accesso al credito per le piccole e medie imprese.

La situazione si aggraverà nel 2009, quando sarà più forte la crisi globale

“Le aziende stanno scomparendo perché hanno molte difficoltà nel pagare gli stipendi”, spiega Bianchi.. “Il fenomeno diventerà ancora più critico nel primo semestre del 2009, quando saranno ancora più evidenti gli effetti della crisi globale. Sulle cause e soluzioni mi sento di dire che non è possibile che la committenza pubblica paghi lavori già eseguiti, per i quali è previsto il saldo a 60 giorni, con mesi di ritardo. La Regione in alcuni casi arriva a pagare dopo 18 mesi dalla chiusura delle opere”.

Sulla crisi occupazionale invece si concentra Sandro Grugnetti della Fillea Cgil che ha messo in evidenza come “oggi a Roma il settore immobiliare è sceso e questo pesa sul mercato. C'è meno attività di costruzione da parte dei privati”. Grugnetti avanza anche proposte concrete. “Se serve ridiscutiamo anche il piano regolatore e rilanciamo politiche di housing sociale. Alle piccole imprese potrebbero essere affidati i lavori di manutenzione nelle scuole. Le grandi opere richiedono troppo tempo di programmazione ed il settore ha bisogno di ossigeno immediato”.

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