La tv dei romani non vuole morire: "RomaUno non deve finire in discarica"

Microfoni e telecamere gettati nella spazzatura per rappresentare plasticamente la fine di una storia. Così i 29 lavoratori dell'emittente romana hanno protestato per chiedere soluzioni ad una crisi che rischia di spegnere l'ennesima voce della Capitale

Foto Infophoto - Andrea Ronchini

Ventinove lavoratori senza stipendio da luglio e con un futuro sempre più a rischio. La tv dei romani sul punto di morte. Il sistema televisivo capitolino ormai al collasso. C'era tutto questo oggi nella manifestazione indetta da tecnici e giornalisti di RomaUno all'ombra del Campidoglio. #iostoconromauno, un hashtag diventato protesta con microfoni e telecamere gettati nella spazzatura per rappresentare plasticamente la fine di una storia, lo spegnersi di una voce che in questi 12 anni ha raccontato la Capitale, dando spazio a politici e cittadini.

L'anima di questa tv però non ci sta. "Non ci rassegniamo a morire così" - spiega Andrea Bozzi, giornalista e fiduciario di redazione. "Dallo scorso 18 settembre, da quando cioè c'è stato il passaggio di mano alla nuova proprietà, non abbiamo notizie sul nostro futuro. Da luglio non percepiamo lo stipendio e nessuno si degna di fornirci risposte. E' una situazione che non puo' andare avanti e per questo chiediamo alle istituzioni di farsi strumento di pressione per risolvere questa crisi che rischia di spegnere definitivamente una voce importatissima per la Capitale".

LA VICENDA - La crisi di RomaUno non è di oggi. Da tempo il destino dell'emittente è andato intrecciandosi a quello del suo editore, Manlio Cerroni. Dal settembre 2013, da quando cioè il "Re dei rifiuti" è stato arrestato, la tv è entrata in difficoltà. Brusco infatti il calo degli introiti pubblicitari per stessa ammissioni della  controllante Colari. Una difficoltà affrontata con responsabilità dai lavoratori che hanno accettato i contratti di solidarietà. Spiega Ileana Linari, fiduciaria di  redazione: "Come lavoratori abbiamo appoggiato l'azienda durante la crisi accettando, ormai 16 mesi fa, il taglio dello stipendio del 40%. A questa  responsabilità ha fatto da contraltare un atteggiamento che ha calpestato la nostra dignità, soprattutto con l'arrivo della nuova proprietà". Nel corso dell'estate tanti  erano stati i segnali di preoccupazione da parte dei lavoratori per difficoltà evidenti, ma non affrontate dai vertici.

LA VENDITA - Il ritorno dalle vacanze ha segnato una svolta. Il 18 settembre infatti, senza nessuna informazione ai lavoratori, la tv è passata nella mani di Fabrizio Coscione, chiacchierato imprenditore che spazia dall'editoria (Parioli Pocket), all'industria alimentare (ha rilevato e poi accompagnato al fallimento la Montebovi, ndr), fino alle pulizie. Da allora la crisi è precipitata. "Non abbiamo mai sentito la nuova proprietà", racconta Bozzi. "Non sappiamo nulla del nuovo piano industriale. La paura è che questo passaggio sia servito solo per gettare in discarica il lavoro di questi anni". Un silenzio, quello della proprietà, che è diventato dramma la settimana scorsa quando il segnale della tv è sparito. La paura dei lavoratori è quella che questo passaggio sia servito soltanto a scaricare colpe e debiti, da un padrone all'altro, lasciando loro, la vera anima, il cuore pulsante della tv, con il cerino in mano.

LA SCOPERTA - A rendere ancor più preoccupante la situazione i dubbi sui versamenti contributivi. L'associazione Stampa Romana racconta come "solo oggi, si scopre che proprio il Colari nel corso degli ultimi anni della sua gestione, affidata all’amministratore unico Fabio Esposito, è stato gravemente inadempiente anche riguardo il versamento di contributi e fondi previdenziali dei dipendenti. Una situazione oggettivamente insostenibile e senza la minima prospettiva futura per i lavoratori di RomaUno che da luglio 2014 si sono fatti carico delle difficoltà aziendali accettando la decurtazione mensile dello stipendio del 40%".

ROMA SENZA TV - La crisi di RomaUno rischia di spegnere l'ennesima voce nell'etere romano. Negli ultimi anni tante le tv e le redazioni giornalistiche morte, con conseguente riduzione dello spazio informativo per i romani. Si pensi alla crisi di T9 e di Super3 e alle difficoltà e ai tagli di quelle rimaste ancora in vita. "Con la crisi e la possibile morte di RomaUno si va ad allargare uno spazio di vuoto che si è allargato nell'ultimo anno" - concludono i lavoratori.  "Questo è accaduto nel silenzio totale delle istituzioni che presto si accorgeranno di non aver più spazi dove comuni. Per questo oggi chiediamo a loro di intervenire, di sostenere e trovare soluzioni per chi per molti anni è stato per loro un microfono attraverso il quale sono riusciti a parlare ai cittadini".

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