Il coronavirus cancella i matrimoni, sposi disperati e settore in crisi: "Colpiti 250mila operatori"

Saltano ricevimenti e viaggi di nozze, il bilancio su Roma e il Lazio dell'associazione degli imprenditori del matrimonio e delle cerimonie: “Aziende e artigiani rischiano chiusura”

foto Celli Spose dal 1935

Marco e Claudia dovevano sposarsi l’11 aprile ma l’emergenza Coronavirus ha rimandato il “sì”. Anche Marco e Serena avevano programmato la loro cerimonia per il 23 maggio ma, “vista la grande incertezza sui tempi delle limitazioni”, dovranno posticipare.

Il Coronavirus rimanda matrimoni e cerimonie

Se qualcuno non rinuncia al matrimonio civile seppur con fedi sui guanti e bacio con la mascherina, in tanti sono stati costretti a spostare l’evento tanto atteso, da condividere con parenti e amici tra baci e abbracci di auguri. Altro che distanziamento sociale. 

Una scelta dolorosa per le coppie che, dopo mesi di organizzazione, ora scorrono il calendario per trovare un’altra data utile: “Il tutto – racconta Marco fresco di ‘promessa’ al Municipio XV – in un incastro difficile con le disponibilità della chiesa e della location per il ricevimento che, a fronte di una ricerca meticolosa andata a buon fin e una caparra già versata, rimane ovviamente la stessa”.

Marco e Claudia, che festeggeranno ai Castelli, hanno trovato la prima data utile il 29 giugno: un lunedì di festa per Roma, “il che – ne è consapevole il futuro sposo – con nostro grande rammarico metterà in difficoltà più di qualche invitato non romano”. Le 180 partecipazioni sono da rifare, mentre gli abiti sono già pronti. Salta invece il viaggio di nozze: “Volevamo andare in Giappone a vedere la fioritura dei ciliegi, ci toccherà assistere alla caduta delle foglie” – l’amara ironia della coppia che invece che a metà aprile si sposerà a fine giugno. 

Posticiperanno probabilmente di un anno invece Marco e Serena, difficile ricollocare 300 invitati. “Con la cerimonia prevista il 23 maggio ad oggi non abbiamo nemmeno gli abiti". Le date a disposizione tra fine primavera ed estate sono tutte in settimana: “Questo complica anche la ricerca dei professionisti: fioristi, fotografi e musicisti. Vivremmo i mesi prima della cerimonia con l’ansia, senza poter fare tutto quello che avevamo in mente: non sarebbe più il matrimonio dei nostri sogni”. Meglio rimandare, sposi sì ma nel 2021. 

La crisi del settore del wedding

Oltre alle coppie in odor di fiori d’arancio, la crisi da Coronavirus investe inesorabilmente tutto il settore del wedding. Un giro d’affari che in Italia si assesta sui 15 miliardi di euro l’anno, con 83mila aziende coinvolte e 1 milione di lavoratori dell’indotto. Uno stop alle cerimonie che colpisce, oltre a tanti artigiani, anche liberi professionisti e lavoratori stagionali come stilisti, truccatori, parrucchieri, camerieri, chef, fioristi, fotografi, videomaker, musicisti, animatori e attrezzisti.  

"Crisi investirà 250mila operatori"

“A Roma e nel Lazio si perderanno 2 miliardi di fatturato e la ‘pandemia economica’ toccherà 250mila operatori con 8mila aziende del territorio, molte delle quali a carattere familiare, a rischiare la chiusura” – denuncia Fabio Ridolfi che da vent’anni organizza fiere del matrimonio dedicate a operatori e consumatori. 

“Di fatto sono saltate moltissime cerimonie già dal mese di febbraio. Tale cifra non sarà recuperabile poiché molti eventi non saranno rimandabili, ma, con ogni probabilità, verranno del tutto cancellati”. Con il blocco totale la liquidità delle aziende è a zero. 

Nemmeno le prospettive sono rosee: “Allo stato attuale, vi è il rischio che anche le cerimonie dei mesi di settembre ed ottobre subiscano sorti avverse. Senza un intervento concreto del Governo, vi è il rischio che quasi tutte le attività non potranno più riaprire, mettendo a rischio la salute delle aziende produttrici di abiti da sposa e sposo, confezioni per cerimonie, comunioni e cresime, abiti da cocktail e sera di alta moda per testimoni ed invitati, e di accessori” – aggiunge Ridolfi che per sostenere gli operatori del settore ha creato una associazione di addetti ai lavori, la ASSIMEC “che include migliaia di operatori ed imprenditori del matrimonio e della cerimonia al fine di far sentire la nostra voce in ogni luogo".

Gli abiti da sposa restano negli atelier

E la disperazione de futuri sposi è anche quella degli artigiani, con la merce su misura che resta nei negozi e nei magazzini. "Mi chiamano in lacrime" - dice Maria Celli, stilista della Casa di Moda Sposa Celli Alta Moda con sede nel Lazio. “Decine le future spose che, in questi giorni, mi hanno telefonato disperate perché costrette ad annullare la loro cerimonia di nozze. Molte di loro avevano già ritirato l'abito da sposa desiderato da mesi. Altre aspettavano trepidanti l'ultima prova d'abito prima del ritiro. Quegli abiti appesi nell'Atelier Celli sono un pugno nello stomaco”.

Così il Covid 19 infrange i sogni di moltissime coppie che aspettavano la primavera per pronunciare il “sì”. Bisognerà attendere “Sperando – sono fiduciosi dal mondo del wedding – che la stagione 2021 sia un po’ più larga”. 

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