Napoli è 'na parola: al Fontanone di Roma l'opera di Marco Simeoli

Lo spettacolo andrà in scena il 29 e 30 agosto. Sul palco un percorso ideale attraverso le parole, utilizzate da chi più degli altri è stato in grado di sintetizzare gli stati d’animo, le emozioni, le paure e i bisogni di chi ha popolato quella terra

Sarà in scena al Fontanone il 29 e 30 agosto prossimo lo spettacolo Napoli … è 'na parola. Si tratta di un viaggio attraverso quelle parole e quegli stati d’animo che dall’800 ad oggi hanno raccontato in versi, prosa e canzoni le mille facce di una delle città più contraddittorie, più assurde, più umane e più “italiane” al mondo. Un percorso ideale attraverso le parole, utilizzate da chi più degli altri è stato in grado di sintetizzare gli stati d’animo, le emozioni, le paure e i bisogni della gente, comune e non, che ha popolato quella terra.

Lo spettacolo trascinerà lo spettatore in diverse atmosfere facendolo passare da aree di nostalgia e di romanticismo ad altre più divertenti, buffe ed addirittura “infernali”, il tutto condito con un gioco di verità finzione di cui solo il teatro è capace.

Napoli…è ‘na parola è il tentativo di affrontare un viaggio che, senza soste, possa restituire alla Napoli migliore la sua creatività, quel suo sano e puro divertimento, dettato dalla genialità dei suoi scrittori e poeti, ovvero possa ridarle il maltolto degli ultimi tempi a causa della cronaca, che ahinoi è l’unica ad essere rimasta alla ribalta del mondo.

Una Napoli espressione di alcuni dei più grandi drammaturghi del Novecento, come Eduardo De Filippo e Raffaele Viviani, e di insigni poeti come Salvatore Di Giacomo e Ferdinando Russo, comprese incursioni del Belli (Roma altra capitale della cultura), di Pisano-Cioffi e le loro esilaranti macchiette, di Totò per arrivare ad Annibale Ruccello, Manlio Santanelli, Enzo Moscato, Ruggero Cappuccio e Mimmo Borrelli.
E per finire Giuseppe Patroni Griffi, che in un suo mirabile lavoro, parlando della forza e della pericolosità propria delle parole, chiede perdono per tutte quelle che sono state usate in maniera sbagliata. Soprattutto, oggi che molti di quei poeti, di quegli autori, di quegli scrittori non ci sono più, la pericolosità dell’uso della parola, fuori dal divertimento o dal romanticismo, può essere motivo di reale preoccupazione.

Il tutto è intervallato da canzoni classiche napoletane della migliore tradizione: da ‘O Marenariello a Uocchie c’arraggiunate, da Rosa de maggio a I’ te vurria vasa’, da Tammurriata nera a Marechiaro e tante altre.

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