L'orrore in casa dei nonni, abusi sessuali su tre cugine: zio e amico di famiglia arrestati per pedofilia

Le violenze sessuali all'interno delle mura domestiche

Foto repertorio

Due serpi in seno, uno zio ed un amico di famiglia che hanno costretto tre cugine (all'epoca dei fatti di 7,8 e 9 anni) a subire ripetuti abusi sessuali in casa della nonna, dove spesso erano ospiti. A finire in manette con la terribile accusa un romano di 37 anni ed un cittadino albanese di 43, (rispettivamente zio e compagno di una delle madri delle tre vittime) nei cui confronti la squadra mobile di Roma, coordinata dalla Procura capitolina, ha eseguito due misure cautelari agli arresti domiciliari. 

Zio e amico di famiglia pedofili

A dare impulso all'indagine la più grande delle tre cugine, avviata in un percorso di recupero dopo le violenze subìte. Proprio lei ha dato coraggio alle due cugine più piccole che hanno poi confermato gli abusi sessuali ripetuti nel tempo (palpeggiamenti e molestie ma anche rapporti orali), ad opera dello zio e del compagno di una delle bimbe costrette a subire le violenze. 

Violenze all'interno delle mura domestiche 

L’attività d’indagine, svolta dalla Quarta Sezione della Squadra Mobile di Roma (coordinata dalla dottoressa Nunzia Schillirò e diretta dal dottor Luigi Silipo) è stata particolarmente complessa e delicata perché i fatti avvenivano all’interno delle mura domestiche, ad opera di due persone che godevano della stima dell’intero nucleo familiare, assolutamente insospettabili. 

Fiducia delle vittime 

La difficoltà nelle indagini, infatti, era determinata proprio dalla natura dei fatti, sempre difficili da accertare, sia per la giovane età delle vittime, sia per la personalità dei soggetti indagati, la cui strategia era tesa a carpire la fiducia delle vittime, che venivano spesso confuse, fino a far pensare che gli atti sessuali subiti altro non erano che innocenti manifestazioni d’affetto.

Soli con le bambine 

I due approfittavano dei momenti in cui si trovavano soli con le bambine per costringerle a sopportare atti sessualmente connotati. L’attività istruttoria svolta, basata essenzialmente sui racconti delle persone offese, confermata dai riscontri ottenuti attraverso l’attività tecnica, ha consentito di acquisire elementi gravi univoci e concordanti che hanno portato all’applicazione delle misure sopra citate.
 

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