Roma e le eterne voragini: "Colpa (anche) del buco in bilancio"

La continua apertura di voragini per le strade della capitale sta emergendo come problema reale. Santori: "Interventi troppo costosi, serve più prevenzione"

Roma città eterna? Sì, se sopravvive alle voragini. Due auto inghiottite dall’asfalto, una conduttura rotta, i lavori ancora in corso e la strada chiusa da un mese. Siamo nel VI Municipio, in via Augusto Dulceri, dove lo scorso 10 settembre si è aperta una voragine di 10 metri per 12 che ha letteralmente risucchiato due automobili. Ma siamo un pò in tutta la città, e il caso del Pigneto non è poi così eclatante se si pensa che a Labaro, in via Comparino, una ‘piaga’ simile per dimensioni è aperta da due anni, che i residenti ancora aspettano un intervento, e che nel mezzo ci si è messo anche il Tar.

L’apertura di crepe nel manto stradale, con ripercussioni su funzionamento dei sottoservizi (fogne, rete elettrica, gas, linee telefoniche), viabilità, mobilità, raccolta dei rifiuti, sta diventando un problema reale. Premesso che per apprezzarne l’entità basta un giro rapido sulle strade, a testimoniare l’ “emergenza voragini” contiamo anche sui numeri.

DATI - Da voragini.it, sito creato ad hoc per monitorare il fenomeno, emerge che negli ultimi nove mesi sono arrivate 67 segnalazioni, il 40% in più rispetto alle 44 pervenute nel 2011. Ovviamente i dati sono da interpretare tenendo conto del criterio di raccolta, che è quello della segnalazione volontaria, ma forse bastano a lanciare l’allarme. Le cause? In parte la conformazione del sottosuolo romano notoriamente simile a un “groviera” dove cave e cunicoli di tufo e pozzolana la fanno da padrone. A questo si sommano fattori ‘umani’ quali sviluppo urbano, condutture ‘antiche’ e ‘talpe’ per gli scavi.

LE ZONE PIU' COLPITE - L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha recentemente presentato uno studio sulla suscettibilità delle diverse zone della città. Partendo da un archivio informatizzato, dove sono raccolti oltre 1.800 fenomeni di dissesto censiti all’interno del Gra dal 1884, i ricercatori hanno sviluppato una vera e propria mappa del rischio. Da una rapida lettura l’area sud est della città sembra la più colpita.


Il X municipio, Tuscolano, si presenta come il più ‘caldo’, anche se negli ultimi 12 mesi non si sono manifestati episodi di rilievo. Seguono a ruota VI e VII municipio con i quartieri Prenestino, Alessandrino, Collatino anche questi particolarmente colpiti da voragini. Ne ricordiamo solo alcuni: quella già citata di via Dulceri, ancora aperta, quella di via Tarcento (febbraio 2012) con tanto di evacuazione di un intero palazzo – 6 piani con 30 famiglie - e quella di via Bufalini nel 2009 che inghiottì un mezzo dell'Ama. Nel VII invece La Rustica vanta un caso simile, per tempistiche, a quello di Labaro. In via Galatea una voragine di circa 15 metri di diametro è rimasta aperta per circa due anni e chiusa solo di recente. E non è solo la periferia, se così la vogliamo chiamare, a essere soggetta a dissesti idrogeologici.



Anche la zona Salario Parioli, ai primi posti sia nella mappa ISPRA che nelle segnalazioni di Voragini.it (4 su 44), fa una discreta concorrenza. Meno di un mese fa in via Spallanzani, traversa di via Nomentana, si è aperta una crepa e, per carità, niente di nuovo per la cronaca se non fosse che ci è quasi sprofondata Alessandra Mussolini. Senza il 'quasi', nel vicino IV municipio, un'anziana, nel giugno 2011, è caduta in una voragine che si è aperta sul marciapiede di via Gran Paradiso. E, proprio nel IV, i numeri sulle crepe stradali non rassicurano affatto: stando sempre alle segnalazioni su voragini o condizioni stradali che “preludono a”, risulta che se nel 2011 ha contato 2 segnalazioni sulle 44 totali, nel 2012 (che è ancora in corso) ne conta 4 su 67. Un aumento percentuale di un punto e mezzo, dal 4,5% al 5,9%. La situazione migliora invece andando verso il mare. Il XIII municipio, quindi Ostia, Acilia, Infernetto, Casal Palocco e via dicendo, è sceso da 6,8% delle segnalazioni del 2011 all'1,5% di quelle dell'anno in corso. Certo, in quanto a manto stradale se la passa forse peggio di tutti e buche e dissesti di superficie rendono la vita impossibile agli automobilisti del lido. Ma questa è un'altra storia. 



Come fronteggiare il rischio voragini? Per capire se esistono protocolli di prevenzione, come si interviene per ripristinare i danni, chi interviene e perché, troppo spesso, i tempi di ripristino sono biblici Romatoday ha contattato l'unico geologo del Campidoglio, Theo Huber, il quale, come da lui stesso dichiarato, non è autorizzato a rilasciare interviste. Ci siamo allora rivolti all'Assessorato ai Lavori Pubblici dal quale ancora stiamo aspettando risposte. Intanto, nell'attesa, abbiamo raggiunto telefonicamente Fabrizio Santori, presidente della Commissione Sicurezza nonché candidato a sindaco di Roma, e l'assessore ai Lavori Pubblici del VI Municipio, Stefano Veglianti, che ha seguito da vicino il caso di via Dulceri al Pigneto.

“PREVENIRE MEGLIO CHE CURARE” - “Monitoraggio e prevenzione sono fondamentali - ci spiega Santori  - una volta individuate le aree a rischio e i fattori di predisposizione alle voragini dell’area in questione si interviene tendenzialmente o sulla stabilizzazione con riempimento del terreno o sulle fogne. Sarebbe necessario effettuare un’accurata valutazione del sistema fognario nei municipi a rischio”. Il condizionale è d’obbligo perché, per quanto una procedura di prevenzione esista, gli interventi di “emergenza” sono comunque molti, troppi per le casse dell’amministrazione. “La spesa pubblica per lavori simili è enorme, parliamo di cifre altissime”.

LE SPESE - A chi tocca pagare? Ad Acea, nella maggior parte dei casi che sono quelli che interessano le reti di sottoservizi, al municipio in tutti quelli che riguardano solo il ripristino del manto stradale (tranne per le strade a grande viabilità di competenza comunale), ai privati se l’area interessa delle abitazioni. Spesso però, come ci spiega l’assessore ai Lavori Pubblici del VI municipio, Stefano Veglianti, i municipi non hanno i fondi sufficienti. “In casi simili – ci spiega Veglianti - parte la richiesta di ‘aiuto’ al Campidoglio che, bilancio permettendo, dovrebbe intervenire. Il punto è che non ci sono soldi. La prevenzione, se fatta bene, serve anche a questo, a non svuotare le casse pubbliche con interventi emergenziali che nessuno di questi tempi può permettersi”. Insomma, dal Comune al Municipio, dal Municipio al Comune, con in mezzo burocrazia e 'voragini' nel bilancio. E così vengono fuori casi come quello di Labaro, con rimpalli di responsabilità, contenziosi eterni, una sentenza del Tribunale di Roma, che nel dicembre 2010 ha ordinato al Comune l'intervento immediato, e i cittadini che, come sempre, aspettano.

 

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