Violentatore seriale in manette: picchiava, rapinava e abbandonava in strada le sue vittime

Il 42enne è ritenuto responsabile di tre violenze a danno di altrettante giovani prostitute

"Centocinquanta euro ed andiamo a casa mia", questa la frase con la quale un uomo pattuiva prestazioni sessuali con le prostitute per consumare rapporti sessuali lontano da occhi indiscreti. Trovato l'accordo con le giovani meretrici le caricava poi in auto ma invece di andare nella sua abitazione le picchiava, le constringeva ad avere rapporti sessuali non protetti e poi le rapinava del denaro e del telefono cellulare abbandonandole in strade isolate distanti anche 50 chilometri dal luogo da cui aveva fatto salire in auto le vittime. 

Le violenze dell'uomo, un 42enne italiano residente a Bracciano, sono però state interrotte dai Carabinieri, con i militari della Stazione di Campagnano Romano che hanno dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare nel carcere di Rebibbia a carico dell'uomo, responsabile di violenza sessuale e rapina nei confronti di tre donne che si prostituivano. Ad incastrarlo anche una delle vittime, che ha fotografato l'uomo e la sua auto dopo averlo rivisto aggirarsi nella sua zona di lavoro nella periferia romana. 

Al momento, i casi accertati sono tre, avvenuti nel 2016, nel 2018 ed a gennaio 2019. Vittime tre prostitute romene di età compresa fra i 20 ed i 24 anni. 

Il modus operandi era sempre lo stesso. L'uomo si muoveva con la sua autovettura, una Smart grigia, per le vie di Roma, principalmente note per la presenza di donne che si prostituiscono (Salaria, Trigoria e Cristoforo Colombo), dove individuava le vittime. Subito dopo, le invitava a salire sull’auto, le portava in aree isolate distanti dalla Capitale e lì le costringeva con violenza ad avere rapporti sessuali non protetti (nonostante la ferma resistenza delle donne), per poi rapinarle  ed abbandonarle in aperta compagna.

 

L’attività investigativa, coordinata dalla Procura di Tivoli, è stata avviata nei primi giorni del 2019, quando una pattuglia dei Carabinieri ha soccorso una donna, di cittadinanza romena, trovata in stato di choc in un’area rurale del comune di Campagnano di Roma. Gli operanti, adeguatamente preparati per detto tipo di intervento in  osservanza delle direttive diramate dalla Procura tiburtina, una volta ricoverata la persona offesa hanno attivato il cosiddetto “protocollo rosa” presso l’ospedale San Filippo Neri. Ciò ha permesso di individuare e prelevare rapidamente le tracce biologiche che l’ignoto violentatore aveva lasciato sugli abiti della ragazza.

La vittima ha riferito che dopo essere salita sull’auto dell’uomo, che l’aveva condotta in una via isolata, aveva immediatamente percepito di correre un grave pericolo tanto da avere cercato di chiamare aiuto con lo smart phone; ma l’uomo glielo aveva strappato costringendola, con violenza e minaccia, ad avere un rapporto sessuale, senza preservativo, prestazione diversa da quanto concordato. Alla fine della violenza l’aveva rapinata di tutti i magri guadagni della serata e del telefonino, abbandonandola in aperta campagna.

 Successivamente la vittima della sopra descritta violenza si era confidata con un’amica, che svolgeva identica attività prostituiva, ed era venuta a conoscenza del fatto che la stessa aveva subìto analoga sorte a Capena (Comune delle provincia nord di Roma) nel febbraio del 2018, convincendola a denunciare. 

Infatti, anche la seconda donna ha dichiarato che dopo avere concordato con un cliente la prestazione sessuale era stata condotta in una strada buia dopo 40 minuti di viaggio. Una volta arrivati a destinazione era stata bloccata dall’uomo mentre tentava di scappare, poi era stata picchiata e violentata senza preservativo, subendo la rapina di 300 euro guadagno della serata, infine era stata scaraventata fuori dall'auto e abbandonata in una campagna isolata.

Sono così proseguite le indagini anche in relazione a detta seconda violenza con l’invito alle vittime di segnalare ogni eventuale elemento utile per l’identificazione del violentatore e rapinatore.

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Dopo pochi giorni, la seconda donna ha consegnato ai Carabinieri, come detto, alcune foto scattate con lo smartphone di nascosto che ritraevano colui che era stato riconosciuto come l’aggressore mentre si aggirava con la medesima autovettura, nella zona in cui diverse donne straniere si prostituivano.

Grazie a dette immagini e ad altre indagini tecniche svolte dai Carabinieri sotto la direzione della magistrata assegnataria del procedimento, oltre che ai preziosi elementi forniti dalle due vittime, si identificava l’indagato ed emergeva una terza analoga violenza, subìta da altra donna romena che si prostituiva nei medesimi luoghi.

Infatti, l’analisi del DNA dell’indagato, effettuata dal Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche di Roma, oltre a confermare l’individuazione dell’uomo, permetteva di rilevare una totale corrispondenza con un ignoto profilo genetico raccolto sulla scena di un altro identico crimine, occorso a Monterosi, in provincia di Viterbo, nel 2016 e rimasto ancora irrisolto. Anche in questo caso, una giovane donna romena che si prostituiva era stata violentata in autovettura, rapinata ed abbandonata in un’area disabitata. La denuncia, opportunamente presentata dalla donna, aveva consentito di acquisire il DNA del violentatore lasciato sui suoi abiti.

L’ordinanza ha disposto l’applicazione del carcere nei confronti dell’indagato in quanto ha ritenuto pienamente credibili le vittime e inverosimile la difesa dell’uomo che sosteneva di avere avuto con loro un rapporto sessuale consenziente e di averle abbandonate in campagna perché avrebbero preteso una maggiorazione rispetto al prezzo iniziale pattuito. Inoltre si è appurata “la serialità delle condotte accertate nonché l'indole violenta ed aggressiva” dell’indagato che “rendono allarmante e concreto il pericolo di recidiva”.

Sono tuttora in corso indagini, al fine di addivenire ad eventuali ed ulteriori delitti analoghi commessi dall’uomo.

Grazie all’impegno dei Carabinieri della Stazione di Campagnano di Roma e delle Compagnia di Bracciano (dipendenti dal Gruppo Carabinieri di Ostia) e alla determinazione e professionalità della della Procura coordinatrice delle indagini, che non hanno mai dubitato della credibilità delle denuncianti, è stato possibile dare fiducia a donne, che proprio per l’attività prostituiva che svolgono non solo sono vittime di numerosi reati (violenze sessuali, sfruttamento della prostituzione, estorsioni, rapine, eccetera) ma proprio per la loro condizione di vulnerabilità e per lo stigma sociale che viene loro assegnato non credono nelle istituzioni, non denunciano e sono certe di non essere credute.

Come sottolineano dalla Procura di Tivoli, la loro condizione di silenzio, imposta dal contesto sociale e culturale in cui vivono, da un lato rende certi dell’impunità gli autori dei reati commessi ai loro danni e dall’altro rende proprio queste donne più volte vittime: perché si prostituiscono quasi sempre dietro l’ imposizione violenta e il controllo di uomini e crudeli organizzazioni che le sfruttano; perché subiscono violenza sessuale, rapine e altri reati proprio nel corso della loro attività prostitutiva.

In questo caso l’azione congiunta delle istituzioni, la costante attenzione ad una seria formazione delle Forze dell’ordine unita alla professionalità dei magistrati della Procura di Tivoli rispetto ai reati di violenza contro le donne, con una particolare cura nei confronti delle vittime più vulnerabili, oltre che il coraggio e la scelta delle vittime di denunciare e di rivolgersi alle istituzioni, ha consentito di acquisire elementi per interrompere l’attività criminosa dell’indagato attraverso l’applicazione della misura cautelare.

Ci si augura che l’esempio costituito dalle donne che hanno denunciato venga seguito da altre che hanno subìto analoghe violenze.

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