San Lorenzo: "Coperte dei clochard gettate nel cassonetto". La versione della Polizia Locale

La denuncia su facebook da parte di una cittadina è stata poi rilanciata dal segretario di Alleanza Popolare Ecologista. Il comando di via della Consolazione: "Intervenuti su richiesta dei cittadini"

Immagine di repertorio

Gli agenti della Polizia di Roma Capitale e gli operatori di Ama hanno gettato giacche e coperte di lana dei clochard a San Lorenzo". Così in una nota Rinaldo Sidoli, segretario di Alleanza Popolare Ecologista (Ape), rilancia il post di denuncia scritto su facebook da una cittadina. La notizia, ripresa da alcuni organi di stampa, diviene così virale, riportando alla mente quanto fatto a Trieste dal vicesindaco.

Diversa la versione della Polizia Locale di Roma Capitale, che conferma l'intervento effettuato nella mattinata di giovedì in via di Porta Labicana, ma "per un intervevento di ripristino del decoro della strada su segnalazione pervenuta dai residenti della zona". In particolare era segnalata la presenza di bottiglie vuote e vetri rotti. Proprio tale aspetto ha richiesto l'intervento di pulizia anche per ragioni di sicurezza. 

Come si apprende dal Comando di via della Consolazione, gli agenti del PICS (Pronto Intervento Centro Storico) sono intervenuti nella mattinata di giovedì per un intervento di ripristino dello stato dei luoghi. In pratica sulla strada erano state abbandonate masserizie, rifiuti ed anche coperte e cartoni, presumibilmente utilizzate per ripararsi dal freddo anche dai senza fissa dimora che gravitano la zona compresa fra Termini e San Lorenzo. 

Qui poi, come da prassi, non trovando nessuno, i 'caschi bianchi' hanno proceduto all'opera di bonifica dell'area con successivo conferimento nello "squaletto" dell'Ama "e non nei cassonetti dei rifiuti", dei materiali non igienicamente trattabili trovati su luogo della segnalazione. Inoltre, sotto gli stessi archi delle mura romane che costeggiano la strada, gli agenti del Pics hanno trovato e sequestrato una bottiglia modificata per il consumo del crack (foto nell'articolo).

Crack 1-2

Una versione che si discosta dalla denuncia fatta su facebook da Elisa Giorgi, che nella giornata di ieri denunciava: "Io abito in un quartiere pieno di monnezza, in una città piena di monnezza. I rifiuti che ogni giorno mi impegno a schivare sono a volte molto piccoli, come un mozzicone di sigaretta, a volte enormi, come un tronco d'albero o un armadio.  Questa mattina (ieri ndr), verso le 8, incontro una bella squadra di vigili urbani e operatori AMA, impegnati a ripulire la nostra città dal degrado. Fanno alzare qualche poveracco che vive tra stracci, cartoni e coperte sporche e disordinate, per far brillare finalmente Roma, la capitale". 
 
"Mi fermo e dico: mica vorrete buttare le loro coperte e cartoni, in pieno emergenza freddo? - si legge ancora nel post su facebook - .Quando a due passi da qui facciamo il bagno nella monnezza. 'Signora da qualche parte bisognerà pur cominciare! E l'amministrazione ci ha chiesto di iniziare da qui. Ma non lo vede che non hanno nemmeno dignità?' Dignità. Che bella parola".

Da qui il successivo rilancio della notizia da parte del segretario di Ape: "È un gesto disumano - spiega Sidoli - Siamo in piena emergenza freddo e addirittura un uomo in divisa si è preso persino gioco di una cittadina, Emilia Giorgi, che spiegava spiegazioni: 'se non è d'accordo si candidi in politica. Noi stiamo eseguendo una direttiva dell'amministrazione pubblica’. La Raggi da una parte sponsorizza l'accoglienza anti freddo per i senzatetto con animali a seguito e dall’altra ordina di gettare le coperte dei clochard".

"Una vergogna assoluta. Un'azione indegna e vigliacca di chi dimentica l’umanità nel nome del decoro. L’emergenza rifiuti a Roma non è causata da chi è rimasto indietro, ma dalla stessa Giunta che è incapace a gestire l’immondizia. Troviamo intollerabile - prosegue Sidoli - che il Comune di Roma abbia deciso di seguire l'esempio del vicesindaco di Trieste (qui la notizia completa su Today). Nell’Urbe sono già morti otto senza fissa dimora a causa delle basse temperature e di una mancata organizzazione di un ‘piano freddo’, partito troppo in ritardo con pochi posti letto disponibili. Queste azioni non devono rimanere impunite, feriscono l’immagine della Capitale e della sua cultura d’accoglienza". 

"Attendiamo fiduciosi - conclude Sidoli - in un'indagine interna che porti alle dimissioni di chi ha autorizzato questo atteggiamento sprezzante, che in nulla si concilia con i doveri di solidarietà umana, di civile convivenza e di correttezza istituzionale cui si deve attenere un amministratore".

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