Controlli al campo di Salone: vigilessa intossicata dai residui dei roghi tossici

Due giorni la prognosi per la agente del VI gruppo Torri trasportata per accertamenti al Policlinico Tor Vergata. Il blitz nella giornata di giovedì 2 ottobre. Crescono le polemiche per l'equipaggiamento e la carenza di organico

Il campo di Salone

Ha inalato il fumo sprigionato dai rifiuti dati alle fiamme depositati dietro il muro di cinta del campo rom di Salone. Pochi istanti ed ha iniziato a sentirsi male. Conati di vomito, nausea, mal di testa, sintomi di svenimento. Quindi il trasporto precauzionale all'ospedale. A rimanere vittima dell'incidente una vigilessa del VI gruppo Torri, impegnata in ausilio ai controlli predisposti dal Gruppo Spe diretto dal vice comandante Antonio Di Maggio nel villaggio della solidarietà di Roma Est. Un incidente sul lavoro vero e proprio che ha alla vigilessa è costato un paio di giorni di prognosi, come da referto del Policlinico Tor Vergata dove le sono state prestate le cure mediche del caso.

L'episodio arriva a pochi giorni dalla diffusione di una circolare uscita dal comando del corpo della Polizia Locale di Roma Capitale, nella quale si parla del rischio derivante dall'esposizione ad agenti biologici. Un documento che prova a rispondere ai sindacati, più volte allarmati dalla mancanza di un decalogo e di un equipaggiamento adatto a fronteggiare i rischi che il quotidiano servizio comporta. "L'incidente a cui è andata incontro giovedì la collega dimostra una volta di più l'inadeguatezza del nostro equipaggiamento", denuncia Stefano Giannini segretario romano del sindacato Sulpl. L'episodio non è legato all'esposizione ad un'emergenza sanitaria, ma racconta una volta di più i problemi del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale. "Quella circolare ci descrive come personale non a rischio e ci prescrive misure di prevenzione da semplici impiegati. Ci consiglia, ad esempio, il lavaggio delle mani, ma noi non siamo in ufficio bensì in strada ed è lì che viviamo i pericoli, gli stessi degli altri corpi di polizia".

Un problema ancora maggiore per il personale in ausilio ai gruppi speciali. Infatti se gruppi come lo Spe, il Gssu o il Gpit per i particolari servizi che espletano hanno in dotazione un equipaggiamento aggiuntivo, lo stesso non si puo' dire dei rinforzi che spesso richiedono ai gruppi, come appunto accaduto giovedì scorso dove forse sarebbe bastata una semplice mascherina per evitare i problemi alla vigilessa.

Ma si tratta di un'eccezione o di una regola quella di chiedere rinforzi? La carenza di agenti, che spesso abbiamo raccontato su RomaToday, porta il comando a prelevare personale dai gruppi per compensare servizi. Due esempi. Accade al Gpit durante il week end, che per presidiare le piazza del centrale, chiede rinforzi in periferia. Periferia dove poi i rilievi su incidenti notturni avvengono in condizioni di pericolo, con una sola pattuglia e senza le necessarie chiusure stradali. Accade tra gli stessi gruppi negli interventi di accompagno dei minori rifugiati, con pattuglie impegnate anche a 300 chilometri di distanza per ore.

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