VIDEO | "Vieni da me o ti vengo a cercare", così i Casamonica impartivano ordini ai loro uomini

Le intercettazioni telefoniche attraverso le quali i membri del clan imponevano la loro autorità ai subordinati

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Domani entro l'una devi stare da me altrimenti faccio una telefonata e lo sai dove vado no?", così una donna del clan Casamonica si rivolgeva ad un subordinato che non aveva rispettato una direttiva del clan. E' quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche che hanno portato i carabinieri ad arrestare alle prime luci di giovedì 9 maggio 22 appartenti alla nota famiglia sinti operante nell'area sud di Roma. 

Nel dettaglio è una donna che si rivolge ad un 47enne che, da quanto emerge dalle indagini, vendeva la cocaina per conto della donna e del marito. Lo spacciatore si rivolge alla donna cercando di rassicurarla: "Non c'è bisogno", ma lei lo incalza nuovamente: "Tutti i giorni dici non c'è bisogno, non me ne frega niente. Basta con le parole sennò faccio una telefonata e ti vengo a cercare io", a ribadire il suo ruolo superiore nell'organizzazione. 

Sempre da quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare che ha portato all'arresto dei 22 appartenenti (21 in carcere ed uno agli arresti domiciliari) ad un'associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, strutturata su un gruppo criminale a connotazione familiare che operava principalmente nei siti di via del Quadraro e Porta Furba, emerge una seconda intercettazione. In questo caso è uno dei Casamonica a rivolgersi allo stesso sottoposto, redarguendolo per non essersi reso reperibile per tutta una mattinata per svolgere la sua attività di vendita della sostanza stupefacente. 

Iinfastidito dalla mancanza di professionalità del suo subordinato che incurante delle esigenze di spaccio non si rende reperibile per l'intera mattinata lo chiama al telefono: "Ando stai?", si rivolge Domenico Casamonica all'uomo: "Te l'ho detto sono andato a teatro sino a mezzogiorno con mio figlio". La giustificazione non basta è il suo capo sottolinea: "Sentime un po', ma tu che stai a fa come caz.. te pare?". "Sto con mio figlio", ribadisce l'uomo, ma Casamonica lo incalza nuovamente: "Non me ne frega un caz..esci da ndo stai. Vai dove andare, non me ne frega un caz.. così la prossima volta te impari"

Infine lo invita a presentarsi da lui: "Poi all'una quanno è passa n'attimo qua...poi ne parlamo a voce n'attimo vedemo se semo capiti io e te". Con il chiaro intento di rammentargli i doveri connessi alle mansioni lavorative a cui è preposto.

Un'indagine complessa quella dei carabinieri della Compagnia Roma Casilina, su delega del procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma , Michele Prestipino, e del Pubblico Ministero, Giovanni Musarò, nella quale si evincerebbe di come il clan Casamonica si stesse estendendo a tutta l'area di Roma sud, attraverso accordi per il rifornimento di droga a beneficio di altri gruppi che operano nei quartieri di Garbatella e Tor Marancia, fino all'Eur. 

È la novita' emersa dall'indagine che ha portato all'arresto in carcere (in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Maria Paola Tomaselli) di 21 persone e di una ai domiciliari. Le capacità di rifornimento di stupefacenti da parte del clan erano significative, come ha dimostrato l'operazione dello scorso gennaio che ha sventato l'arrivo in Italia dal Brasile di un carico di 7 tonnellate di cocaina. 

A capo di quel traffico internazionale di droga c'era il boss, Salvatore Casamonica, già arrestato nel luglio del 2018 e attualmente detenuto in regime di 41 bis, nel carcere di Sassari. Dei ventidue provvedimenti di custodia cautelare di quest'ultima operazione, 5 sono già agli arresti per indagini precedenti. 

Il dato nuovo evidenziato in questo caso dagli inquirenti é che "i Casamonica agiscono, per la realizzazione dei fini del programma associativo, in base ad una struttura ramificata sul territorio ed articolata in piu' piazze di spaccio, ma pur sempre operanti in un contesto unitario assicurato dal costante raccordo tra i vari soggetti posti l vertice delle rispettive articolazioni (Domenico, Massimiliano e Salvatore 'Andrea' Casamonica)".

L’organizzazione, oltre ai capi riconducibili ai Casamonica, era costituita da altri individui, tutti italiani con ruoli e compiti ben precisi. Stimato un volume d’affari pari ad oltre 100 mila euro al mese.

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