Ponte Mammolo: lite per la droga, pusher accoltella e uccide il cliente vicino di casa

L'uomo si trova ora in carcere in attesa della convalida del Gip. Valerio Tomassini era stato trovato morto fra i cassonetti della periferia nord est della Capitale

I carabinieri in via di Ponte Mammolo

Hanno seguito una scia di sangue che li ha portati a casa di un uomo ai domiciliari per droga. Così i Carabinieri hanno messo un primo importante tassello al giallo di Ponte Mammolo, fermando un uomo di 66 anni, Pasquale Macrì, con l'accusa di omicidio. Avrebbe ucciso Valerio Tomassini, 41enne con problemi di droga, trovato poco prima privo di vita fra i cassonetti dei rifiuti con una copiosa macchia di sangue sui pantaloni. 

Una lite per droga, questa una delle ipotesi dei militari del Nucleo Investigativo di via in Selci. Associato nel carcere di Regina Coeli, Macrì, nato in Calabria ma residente a Roma da tempo, verrà ascoltato dal magistrato per la convalida del fermo. 

Tutto è cominciato alle 7:00 di venerdì 23 agosto quando un passante ha trovato riverso in terra all'altezza del civico 24 di via di Ponte Mammolo un uomo. Poi la scoperta: è morto. Quindi l'arrivo dei carabinieri della Compagnia Roma Montesacro e quelli di via in Selci che lo trovano circondato da una pozza di sangue. 

Sul posto arriva il medico legale assieme al magistrato di turno, Giuseppe Bianco. Viene accertata una ferita da arma da taglio sul polpaccio destro del cadavere. Privo di documenti i militari danno un nome alla vittima, si chiamava Valerio Tomassini, un 41enne con problemi di droga residente poco distante e conosciuto in zona. Mancano gli esami dattiloscopici per avere conferma ufficiale del nome della vittima, ma non sembrano esserci dubbi sulla sua identità. 

Ponte Mammolo: dove è stato trovato il cadavere 

Gli investigatori trovano poi una traccia, in realtà una vera e propria scia di sangue che li conduce poco più avanti in via di Ponte Mammolo, al civico 49/B dove si trova agli arresti domiciliari per droga Pasquale Macrì. Arriva anche l'avvocato del 66enne, Maria Paola Di Biagio, che alla stampa presente sul posto dichiara che in casa del suo assistito non è stato trovato "nulla di pertinente e nemmeno l’arma del delitto".

Il giudice di turno apre un fascicolo d'indagine per "omicidio", con Macrì che viene quindi portato via dai carabinieri. Sottoposto a fermo di pg viene poi associato nel carcere di Regina Coeli. 

In attesa della convalida del Gip la salma di Valerio Tomassini è stata messa a disposizione dell'Autorità Giudiziaria. Sarà ora l'autopsia a determinare le cause esatte della morte. Sul fronte indagini i carabinieri sono convinti di aver acquisito elementi a ritenere Macrì coinvolto nell'uccisione del 41enne. 

Fra le ipotesi principali quella di una lite avvenuta fra i due nell'abitazione di Macrì, dove i carabinieri hanno trovato delle macchie di sangue. Nel corso della lite sarebbe poi spuntata un'arma da taglio, che avrebbe poi ferito alla gamba Tomassini. L'uomo si sarebbe dunque trascinato fuori dalla casa in cerca di aiuto, per poi morire dissanguato fra i cassonetti dove è stato rinvenuto il cadavere. 

Non si esclude che la lite possa essere stata legata ad una questione di droga, o anche un debito collegato sempre alle sostanze stupefacenti. Fra le ipotesi anche quella che la vittima frequentasse abitualmente l'abitazione dove si trovava Macrì ai domiciliari. Resta da trovare anche l'arma del delitto. 
 

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