Affetto da Hiv contagiò 30 donne, al via il processo per Valentino: sarà a porte aperte

Il 32enne dovrà rispondere delle accuse di epidemia dolosa e lesioni gravissime. Sono 57 i casi contestati per contagi diretti ed indiretti

Epidemia dolosa e lesioni gravissime, queste le accuse delle quali dovrà rispondere Valentino, il 32enne di Acilia che contagiò consapevolmente almeno 30 donne con l'hiv. Un processo a porte aperte, come stabilito all'apertura del dibattimento dal presidente della Terza Corte d'Assise di Roma, Evelina Canale, che riconsciuto "l'intresse sociale del dibattimento". A chiedere un dibattimento a porte chiuse era stato l'avvocato Irma Conti, legale per conto di 17 delle oltre 20 parti civili costituite. A esprimere parere negativo il Pubblico Ministero Francesco Scavo secondo il quale è necessario "che alcuni passaggi di questo processo siano trasmessi per l'importanza che avranno".

I CASI CONTESTATI - Valentino, presente ieri in Aula, deve rispondere delle accuse di epidemia dolosa e lesioni gravissime. Sono 57 i casi contestati tra contagi diretti (oltre 30) indiretti (tra i quali un bimbo), nonché episodi di donne scampate alla trasmissione del virus. La Corte ha respinto la richiesta di giudizio abbreviato della difesa dell'imputato.

LE INDAGINI - Il Giudice per le Indagini Preliminari Roma, nel novembre 2015, aveva emesso la prima delle due Ordinanze di Custodia Cautelare in carcere eseguite poi nei confronti dell'uomo di Acilia nel corso delle indagini. Nel proseguo dell’attività investigativa, gli agenti della Polizia di Stato hanno svolto una incessante attività di rintraccio ed escussione delle altre partner dell’uomo, alcune delle quali purtroppo ancora inconsapevoli di aver contratto il virus, altre risultate non contagiate solo per puro caso.

"QUADRO GRAVE E INQUIETANTE" - Il quadro complessivo venutosi a delineare è risultato "talmente grave e inquietante", che il Pubblico Ministero, titolare delle indagini, nel formulare la richiesta della seconda misura dell'Ordinanza di custodia cautelare in carcere nel maggio del 2016, ha ritenuto di ravvisare, anche il "delitto di epidemia". L'uomo, infatti, intrattenendo rapporti non protetti con un numero imprecisato di donne, ne ha contagiate almeno 30 tra quelle rintracciate. Tre di queste, in maniera del tutto inconsapevole hanno trasmesso il virus ad altrettanti partner ed un'altra, sempre inconsapevolmente, lo ha trasmesso come detto, al proprio bambino.

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Commenti (1)

  • Che verme... a questo altro che castrazione chimica, basterebbe un'ascia ed il gioco è fatto.

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