Il piano dei nuovi Narcos del Trullo: una guerra con 16 soldati per scalzare il clan Gambacurta

Il gruppo smantellato dai carabinieri al termine di un'attività d'indagine denominata New Line

Operazione New Life

Facciamo una guerra, non c'è problema. Poi mettiamo i 'pischelli' a vendere la droga". Così parlava Daniele Ferri ritenuto capo dei nuovi narcos del Trullo. Assieme a lui una banda di sedici fedeli 'soldati'. Un'organizzazione criminale decapitata dai carabinieri al termine di un'attività d'indagine denominata "New Line". 

L'intercettazione fra il 42enne del Trullo ed uno dei suoi sodali riguarderebbe, secondo gli inquirenti, la possibilità di allargare il proprio giro altre piazze di spaccio di Roma e del litorale. 

Le indagini, partite nel 2017, hanno permesso di accertare come il gruppo avesse a disposizione armi per minacciare gli altri sodalizi e per impossessarsi delle piazze di spaccio. Sedici le persone arrestate,  fra le quali un agente di polizia.

Secondo quanto emerso dalle indagini dei Carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, diretti dal Colonnello Lorenzo D'Aloia, l'organizzazione stava lentamente riempiendo i vuoti lasciati dagli arresti che hanno colpito lo storico clan Gambacurta, operante nella zona di Montespaccato, grazie a personaggi e attività trasversali sul territorio. 

Determinanti all'esito delle indagini, proprio le intercettazioni ambientali nonostante Ferri e i suoi sodali si fossero dotati di telefoni cellulari non intercettabili e jammer per inibire le apparecchiature intercettanti.

Un giro d'affari da circa mezzo milione di euro al mese quello gestito dal 42enne Daniele Ferri. Il gruppo arrivava a guadagnare 4-500 mila euro al mese grazie al traffico di cocaina, hashish e marijuana. La droga veniva venduta al Trullo, a Monteverde, fino a Montespaccato e Pomezia.

VIDEO | Blitz dei carabinieri: le immagini

La base logistica era alla periferia sud ovest, in un salone di bellezza in via Monte delle Capre, nel cuore del quartiere Trullo. Le indagini coordinante dal procuratore capo facente funzioni Michele Prestipino e da Barbara Zuin della Dda, hanno consentito di svelare un giro sostanzioso di droga gestito dalla banda che non si faceva problema a ricorrere all'uso di armi di ogni tipo. 

Fra i sedici arrestati anche un poliziotto, raggiunto anch'egli da un'ordinanza di custodia cautelare. L'agente, in servizio al magazzino vestiario di Ostia, era inserito a pieno titolo nell'organizzazione e forniva all'organizzazione supporto logistico e operativo e svolgendo anche il recupero crediti.  

Le accuse, contestate dal procuratore facente funzioni Michele Prestipino e dal pm Barbara Zuin, sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana, aggravata dall'uso di armi. 

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"Ci sono una serie di segnali molto allarmanti che mostrano a Roma una violenza sempre più brutale nella riscossione dei crediti. Tortura, violenze feroci, fino ad arrivare al sequestro di persona, emergono come una costante nelle indagini portate avanti negli ultimi due anni sul territorio romano - le parole del Procuratore capo facente funzioni di Roma, Michele Prestipino, incontrando la stampa a Piazzale Clodio - . Una ferocia sostenuta dalla disponibilità di armi di gruppi organizzati che gestiscono le piazze di spaccio, con giri d'affari milionari e una concorrenza agguerrita". 

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