Rivolta a Torre Maura, riprendono i trasferimenti. I rom: "Noi sequestrati dal Comune"

Resta l'incognita della sistemazione alternativa disposta dal Comune di Roma. Stasolla (21 luglio): "Le persone all'interno hanno paura di uscire"

FOTO ANSA

Terzo giorno di tensione a Torre Maura dove, nel pomeriggio di giovedì 4 aprile, sono ripresi i trasferimenti dei rom, con l'incognita della sistemazione alternativa disposta dal Comune di Roma. Oggi altre due persone sono state portate via della struttura mentre all'esterno, in via dei Codirossoni, sono tornati i residenti grazie alla pausa concessa dal maltempo.  

"Siamo sequestrati dal Comune", e anche "Siamo prigionieri d'Italia, gli abitanti hanno ragione, dobbiamo andare via da qui". I rom urlano, affacciati alle finestre di via dei Codirossoni, a Torre Maura. Vogliono andare via, "presi in ostaggio", non vogliono restare come già avevano protestato quanti hanno poi deciso di farsi lasciare in strada, alla stazione di Torrenova, dagli agenti della Polizia Locale.

"Le persone sono segregate all'interno. Hanno paura di uscire. Al momento restano 57 rom all'interno, tra cui donne incinte, la metà vengono dall'ex Jugoslavia e la metà sono romeni. Finora sono state portate via 18 persone, molti portati via dallo sgombero del camping River, già portati al centro di via Toraldo. Il Comune ha realizzato un piano che prevede il superamento dei campi, un piano schizofrenico che, non attuato, porta al concentramento dei rom in campi in muratura", ha commentato Carlo Stasolla, presidente dell'Associazione 21 luglio. 

Poi ancora: "Le persone accolte riferiscono che il Comune ha prospettato loro la soluzione dello smembramento delle famiglie. Questo vuol dire che la soluzione loro proposta sarebbe ospitalità temporanea di madri e minori in casa famiglia, mentre padri e figli maggiorenni in strada. Esprimiamo forte preoccupazione per quanto sta accadendo e temiamo che questo sia l'ennesimo escamotage da parte del Comune di Roma già utilizzato in occasioni di sgomberi forzati per legittimare in maniera distorta il proprio operato. Questa soluzione, assolutamente non identificabile come una proposta alloggiativa alternativa adeguata, potrebbe venire rifiutata dai nuclei famigliari, i quali si ritroveranno in condizione di senza tetto e senza alcuna protezione da parte del Comune che li ha messi in strada", ha concluso l'Associazione 21 luglio.
 
Questa mattina, invece, si sono registrati anche momenti di tensione tra giornalisti e residenti. Un gruppo di cittadini ha urlato contro i giornalisti, "colpevoli" di aver mistificato la realtà: "Ci chiamate razzisti non comprendete le nostre paure. Avessimo avuto l'odio di cui ci avete accusato, non avremmo avuto buoni rapporti con gli immigrati che da tempo vivono nella stessa struttura". Intanto in Procura è arrivata l'informativa della Digos di Roma sui fatti del 2 e del 3 aprile. Gli investigatori, che stanno esaminando alcuni filmati, sono al lavoro per individuare i responsabili dei danneggiamenti e delle violenze.

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