Termini Giardinetti nel caos: stop fino alle 7.45, poi servizio a metà

Atac informa di aver "prontamente potenziato la linea bus 50 che ha effettuato fermate su tutto il percorso della linea ferroviaria"

Caos sulla Termini Giardinetti. Come comunica Atac, la ferrovia non ha potuto iniziare il servizio a causa dell'improvvisa  indisponibilità di macchinisti. Dei cinque  previsti, infatti, quattro hanno dichiarato di essere malati. Il servizio è ripreso alle 7.45, anche se limitatamente al tratto Centocelle-Termini. Nel frattempo Atac informa di aver "prontamente potenziato la linea bus 50 che ha effettuato fermate su tutto il percorso della linea ferroviaria".

Atac si scusa per il disagio, precisando in una nota “che sono state attivate tutte le iniziative atte a stabilire le ragioni della sopravvenuta inesigibilità della prestazione da parte dei macchinisti riservandosi peraltro ogni approfondimento di natura giuridica in ordine alla possibile interruzione di pubblico servizio e senza escludere, quindi, i provvedimenti disciplinari del caso”.

Il caos di questa mattina si inserisce in un clima che è teso ormai da giorni lungo i binari della Termini-Giardinetti. I macchinisti del deposito di Centocelle stanno infatti portando avanti uno sciopero degli straordinari contro una serie di misure assunte dalla dirigenza locale, per ultimo la gestione delle ferie estive. Per via della protesta mercoledì erano stati soppressi 15 turni. Ieri mattina 23. Disagi che Atac non ha registrato ma che hanno causato comunque dei rallentamenti al servizio. Una situazione delicata. Come denunciano i lavoratori del deposito con gli straordinari “copriamo il 35% dei turni”.  

L'assessore alla Mobilità Guido Improta non si fida dei macchinisti: “Ci sembra strano che ci sia stata un'epidemia, tutta sulla Termini-Giardinetti. Ora partiranno subito le visite fiscali e dove venissero accertati degli abusi scatteranno i provvedimenti previsti dalla legge. Poi valuteremo anche chiaramente l'interruzione di pubblico servizio” ha ribadito. La preoccupazione è per il periodo del Giubileo: “Abbiamo chiesto alcune deroghe e delle regole di ingaggio diverse in vista del Giubileo. Ci sono una serie di cose come regolamentare gli scioperi” ha continuato.  Per Improta “è evidente che però tutto poggia anche sull'etica dei comportamenti e sulla lealtà. Si può essere critici e ci può essere un negoziato con l'azienda e con l'amministrazione, ma sempre all'insegna della correttezza e nel rispetto dei cittadini”. 

I macchinisti però si difendono. “Le malattie riscontrate questa mattina sono una casualità che è andata ad incidere su sua situazione già complicata producendo i risultati che abbiamo visto” commenta Alessandro Neri, sindacalista della Faisa Conf. Ail. “I colleghi sono malati e le visite dei dottori lo hanno confermato. Quello del macchinista è un lavoro estremamente complesso che necessita del corretto recupero psicofisico” continua. “I lavoratori sono esasperati: congedi bloccati, cambi turno che non prevedono il corretto stacco per il riposo. Ricordo inoltre che i macchinisti coprono il 35% dei turni con straordinari. Tutto questo porta ad uno stress psicofisico che può sfociare nella necessità di chiedere giorni di ferie o addirittura di malattia”. 

Continua Neri: “Atac parla di quattro macchinisti malati su cinque previsti. Dati falsi per il semplice motivo che al mattino i macchinisti disponibili sono 15”. Da giorni le corse erano rallentate per via dello sciopero degli straordinari scoppiato “per l'ennesima forzatura ingiustificata fatta nel corso del tempo: l'imposizione di ferie limitate in periodi predeterminati. Prima ancora ci hanno tolto i turni di riserva, ovvero quelli che servono a coprire un macchinista nel caso abbia un malore o un'impellenza. Sono rimasti solo i turni di manovra, quelle necessari per gli spostamenti dei treni, che vengono utilizzati come tappabuchi costringendo i colleghi ad una doppia mansione. Tutto questo, ripeto, crea un forte stress psicofisico”. Conclude: “Non facciamo la caccia alle streghe ora. Ognuno si assuma le proprie responsabilità senza gettare fango su una categoria da troppo tempo bersagliata da attacchi mediatici ingiustificati. I macchinisti sono padri di famiglia che svolgono quotidianamente un servizio per la collettività. È l azienda che gli deve fornire i mezzi e gli strumenti per poter espletare tutto al meglio”. 

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