“Mi hanno ritirato la patente e ho perso il lavoro”: la battaglia di un 'tassinaro' romano

La Prefettura gli ha concesso di svolgere la sua attività per tre ore al giorno. Ma lo studio legale che lo sta difendendo annuncia: "Vorremmo invocare la legittimità costituzionale"

Cosa accadrebbe se, di fronte a un'infrazione del codice della strada, oltre che a ritirarvi la patente vi sospendessero anche dal lavoro? Naturalmente non è così per la maggior parte degli impieghi. Anzi, una norma garantisce la possibilità di utilizzare la propria auto nel tragitto casa-lavoro qualora non ci fossero alternative per raggiungerlo. Il problema sorge quando quella patente costituisce la base per poter svolgere la propria attività. È quanto è accaduto un tassista romano fermato sulla corsia d'emergenza del Grande raccordo anulare mentre era diretto all'aeroporto di Fiumicino. “Il traffico era bloccato e il mio cliente stava perdendo l'aereo” ha spiegato. Di fronte all'infrazione, come previsto dal codice della strada, la patente è stata sospesa “fino a sei mesi”.

Dopo il ritiro della patente avvenuto il 24 luglio “abbiamo depositato un'istanza in prefettura chiedendo di applicare la norma che permette di poter utilizzare l'auto per raggiungere il posto di lavoro” spiega l'avvocato Emiliano Rosalia che con il suo studio legale sta difendendo il tassista. Il Prefetto l'ha accordato sospendendo la patente per 74 giorni ma riconoscendogli la possibilità di lavorare dalle 10 di sera all'una di notte, tre ore al giorno, ovvero il limite massimo concesso per il tragitto casa-lavoro. “Anche se a fronte delle otto ore lavorative ne potrà lavorare solo tre, nel provvedimento il prefetto riconosce la specificità della questione da noi posta: il suo diritto a salvaguardare il posto di lavoro”continua Rosalia.

Un vero e proprio precedente per lo studio legale Rosalia.“La sospensione della patente infatti assume un peso differente se il destinatario è, per esempio, un impiegato che può recarsi al lavoro con i mezzi pubblici, o se si tratta di categorie che per lavorare necessitano della patente” spiega l'avvocato. “Così facendo viene drasticamente mortificata la possibilità di lavorare con conseguenze non irrilevanti sulla vita quotidiana e personale: dalla difficoltà a pagare un mutuo alle bollette” continua l'avvocato.

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Nonostante il riconoscimento per tre ore al giorno di lavoro, dallo studio legale fanno sapere che intendono impugnare il provvedimento. “Vorremmo invocare la legittimità costituzionale perché in questo modo non viene garantito il diritto delle persone ad andare a lavorare”. L'alternativa già esiste: “Una patente di servizio che permetta di separare l'esercizio privato da quello di in servizio. L'obiettivo è aprire una vera e propria discussione in merito. Il provvedimento del Prefetto per noi è solo il primo passo”.

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