Tangenziale Est come la High Line di New York: "Demolirla non è una priorità"

Mini parchi, orti urbani e campi sportivi al posto del vecchio tracciato della Tangenziale est, da Batteria Nomentana a Tiburtina. È il progetto 'Agricoltura urbana in Tangenziale - Coltiviamo la città' dell'architetto canadese Nathalie Grenon

Foto agenzia Dire

E se invece di abbatterla diventasse un lingua di verde su modello dell'High Line newyorchese? Una striscia di mini parchi, orti urbani e campi sportivi lunga 1700 metri al posto del vecchio tracciato della Tangenziale est, da Batteria Nomentana alla Stazione Tiburtina. È in estrema sintesi il progetto 'Agricoltura urbana in Tangenziale - Coltiviamo la città' dell'architetto canadese Nathalie Grenon, sostenuto da Campagna amica della Coldiretti, presentato oggi in Commissione Politiche Comunitarie di Roma Capitale, presieduta da Mino Dinoi

FONDI UE - Orti urbani, campi di tennis, un vigneto, un centro conferenze e addirittura un mercato rionale con copertura in fotovoltaico, pista ciclabile e stazioni di bike sharing. Un progetto da costi e tempi già definiti, 9 milioni di euro e meno di due anni per realizzarlo, che difficilmente però potrà contare su risorse del bilancio comunale 2014. Meglio guardare all'Europa, come sottolineato da Dinoi: "L'opera va finanziata con i fondi Ue di concerto con il ministero dello Sviluppo economico, visto che è impensabile uno stanziamento nel bilancio capitolino 2014, ma prima vanno messi insieme tutti gli interlocutori istituzionali, a partire dai diversi assessorati e dipartimenti coinvolti". 

TAVOLI IN COMUNE - Per questo "la commissione sarà riconvocata in maniera congiunta con quelle relative a Urbanistica, Ambiente e Roma Capitale, che gestisce i fondi statali per le grandi opere infrastrutturali, insieme agli assessori coinvolti". Via dunque a due tavoli paralleli: "il primo, magari già da domani, per capire quali percorsi seguire per il reperimento dei fondi, a quali bandi europei partecipare e se ci può essere un aiuto da parte della Regione, convocando subito una commissione operativa con la Roma Capitale e i rappresentanti del Mise. Il secondo- ha concluso Dinoi- per quanto riguarda la parte politico-amministrativa, mettendo insieme gli assessori per capire l'impatto e la fattibilità o meno dell'opera". Sì perché in ballo, prima ancora dell'eco striscia di Grenon, c'è la demolizione della sopraelevata

L'ABBATTIMENTO - Il progetto, presentato pochi giorni fa in Commissione Attività Produttive, prevede l'abbattimento del mostro di pilastri e cemento entro il 2016. Al suo posto un parco verde lineare con affaccio sui binari, una pista ciclopedonale parallela alla strada e parcheggi per residenti, con la via che collega Batteria Nomentana alla stazione dedicata alla viabilità locale. Il tutto grazie a fondi della legge Roma Capitale, già stanziati, per 9 milioni di euro, la stessa cifra necessaria per l'opera di Grenon.  

"Il progetto è in una fase estremamente avanzata - spiegava Roberto Botta, dirigente dell'unità organizzativa nuove opere stradali di Roma Capitale - una volta che sarà approvato andrà in appalto e credo che a settembre potrebbe esserci un vincitore definitivo. In questo caso i lavori, che dureranno circa 12 mesi, potrebbero iniziare nel 2015".

"DEMOLIRLA NON E' PRIORITARIO" - L'architetto canadese però chiede un passo indietro. "Demolire la sopraelevata non è una priorità- spiega Grenon- ci si potrebbero realizzare dei parchi e una grande pista ciclabile, e al di sotto sarebbe possibile creare nuovi spazi e anche posti auto per i residenti creando una barriera green in laterizio che divida la vita del quartiere da quella della stazione, che in previsione vedrà il passaggio di 400 treni tav e migliaia e migliaia di passeggeri ogni giorno".

Il progetto, continua Grenon, "nasce dalla convinzione che una grande città debba avere una sua visione d'insieme, e una delle debolezze maggiori di Roma è il rapporto col proprio territorio- ha sottolineato l'architetto- la Capitale è il fiore all'occhiello del Paese, ma ci sono vari disagi e quest'opera 'low cost' vuole restituirle un rapporto positivo con il territorio e stimolare le sinergie dell'urbanità. Un progetto definito "pilota" perchè noi sogniamo di realizzare una sorta di agopuntura, intervenendo su tutti i punti più degradati della città, e per questo quando il II Municipio ci ha chiesto di lavorare sulla Tangenziale, una profonda ferita nella città, lo abbiamo trovato subito molto interessante". 

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