Suicidio Luigi Vecchione: prima di uccidersi denunciò irregolarità nel concorso all'università

Quattro ore prima di togliersi la vita l'uomo, accompagnato dal suo avvocato, si era recato in questura per denunciare le irregolarità che a suo dire erano avvenute nel concorso a cui aveva partecipato nel 2016 in qualità di tecnico di laboratorio

Luigi Vecchione

Si è ucciso sparandosi con una pistola che si era costruito artigianalmente (qui il link alla notizia). Era lo scorso 7 novembre. Le motivazioni del suicidio dell'ingegner Luigi Vecchione, 43 anni, consumato nella sua abitazione di Mole Bisleti ad Alatri, andrebbero ricercate nel mondo dell'università romana. Lo scrive Marina Mingarelli su FrosinoneToday. 

Soltanto quattro ore prima di togliersi la vita si era recato presso la questura di Frosinone per presentare alcune carte relative a delle irregolarità che sarebbero avvenute in un concorso all'università a cui aveva partecipato precedentemente

E proprio da quel concorso nel quale si era piazzato a pari merito al 4° posto (per poter ottenere il posto di lavoro sarebbe dovuto arrivare tra i primi tre) era iniziato il suo periodo buio. L'ingegnere era convinto che quel posto avrebbe potuto essere suo invece a causa di clientelismi e raccomandazioni era stato scavalcato. Lui che poteva contare soltanto sulle sue forze si era sentito impotente. Per tale motivo si era rivolto All'autorità nazionale anticorruzione (Anac) ed aveva consegnato tutta la documentazione relativa a quella spartizione dei posti che era stata registrata. E proprio il 9 novembre del 2016 (due anni esatti dal tragico gesto) l'Anac aveva inviato le carte alle procura di Roma e Viterbo ravvisando gli estremi di reato. Ma le inchieste, va detto, avrebbero faticato a prendere il via.

Da quel momento però Luigi Vecchione aveva cominciato ad avere paura di essere controllato. Ad avvalorare questa tesi il fatto che era stato licenziato dall'università prima che terminasse il suo progetto di ricerca riguardante la combinazionie di idrogeno ed etanolo ai fini energetici. Il 31 agosto scorso i rapporti con l'ateneo romano si sono conclusi. L'uomo era convinto di essere stato allontanato perchè avevano saputo che aveva denunciato le irregolarità rilevate all'interno dell'università.

Luigi Vecchione era un uomo che si era fatto veramente da solo. Prima di laurearsi in ingegneria, all'età di 36 anni, aveva svolto numerosi lavori, da antennista, a tecnico di computer e telefoni fino ad arrivvare al lavoro di operaio. Studente lavoratore, Luigi sapeva molto bene cosa voleva nella vita. La sua passione per la ricerca lo aveva portato ad avvicinarsi all'università "La Sapienza" dove aveva iniziato appunto a lavorare su un progetto finanziato da una multinazionale. Ma per completarlo avrebbe avuto bisogno di un altro anno. Tempo che però dall'ateneo non gli era stato dato. Forse è stato proprio quel licenziamento a far scatenare nell'ingegnere la voglia di mettere fine ai suoi giorni.

"Mamma, papà, scusatemi, mi hanno trattato come un mafioso, portate tutto all'avvocato Testa". Questo lo struggente biglietto trovato dai genitori sulla scrivania accanto ai suoi scritti. Adesso il padre distrutto dal dolore chiede di sapere la verità. Lui è convinto che quella morte sia scaurita da quella "concorsopoli" denunciata dal figlio due anni prima.

Domenica pomeriggio alle 15.30 presso la chiesa "Sacra Famiglia" ad Alatri sono stati officiati i funerali dello sfortunato ingegnere. I genitori, le due sorelle, hanno affrontato questo dolore con grande dignità. In prima fila i parenti e gli amici del cuore, quelli che amavano Luigi proprio perchè era una persona schietta e sincera, una persona che non sapeva essere ipocrita. E forse proprio questo suo modo di essere  si è scontrato con una realtà che non gli apparteneva. 

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