Autista bus in pensione si toglie la vita

L'uomo si è tolto la vita con un colpo di pistola. Era in pensione dal novembre 2014

Lutto nel trasporto pubblico romano. Un dipendente del Consorzio Roma Tpl si è tolto la vita con un colpo di pistola. L'uomo era in pensione. A diffondere la notizia nel primo pomeriggio è stata l'Unione sindacale di base che aveva inizialmente legato il gesto tragico dell'uomo “all'ennesimo ritardo nel pagamento degli stipendi”. Nel tardo pomeriggio, però, è arrivata la smentita dell'assessore alla Mobilità Guido Improta che pur esprimendo “sincero cordoglio per quanto accaduto” ha rettificato specificando che “quell'uomo era in pensione dal novembre 2014” e che quindi “il suo disagio non può essere riconducibile al mancato o ritardato pagamento dello stipendio”. Al comunicato del Campidoglio, in serata, sono seguite le scuse del sindacato di base: “Abbiamo raccolto la notizia a caldo tra i lavoratori” si legge in una seconda nota. “Ci scusiamo con tutti quelli che si sono sentiti coinvolti dalle nostre accuse ma in particolare con i lavoratori della Roma Tpl”. 

LA POLEMICA SINDACALE – La decisione dell'ex autista aveva portato il sindacato a puntare il dito contro le difficoltà dei lavoratori: “Più volte l'Usb ha manifestato al fianco dei lavoratori del trasporto pubblico locale, protestando e scendendo in sciopero contro i ritardi nei pagamenti dello stipendio” si scrive nella prima nota. “L'ultima delle numerose iniziative il 28 aprile scorso; ennesima denuncia dopo quelle inoltrate alla Commissione dei Trasporti del Comune di Roma, all’Assessorato ai Trasporti, all’ Assessorato alla Legalità, all’Osservatorio del Lavoro del Comune di Roma, al Consiglio Comunale”. Il sindacato è ricorso anche “all'Autorità Nazionale Anticorruzione consegnandogli un dossier”. Ma la risposta, per l'Usb, ha raccolto solo “un assordante silenzio”.

LA NOTA DEL CAMPIDOGLIO - La notizia è stata commmentata anche dall'assessore alla Mobilità Guido Improta: “Esprimo il mio più sincero cordoglio per il gesto estremo compiuto la scorsa notte dall'autista. Spiace constatare come di fronte ad una tragedia così grande, l'USB abbia ritenuto di strumentalizzare una vicenda umana profondamente dolorosa diffondendo notizie non corrispondenti alla realtà” ha dichiarato. “Infatti, secondo quanto a noi comunicato dal Consorzio Roma TPL, risulta che l’autista dell’azienda di trasporto pubblico locale era in pensione dal mese di novembre 2014 e pertanto il suo disagio psicologico non può essere riconducibile al mancato o ritardato pagamento dello stipendio. Respingo, pertanto, in quanto destituite di fondamento, le responsabilità che la USB ha ritenuto di addebitare alle istituzioni capitoline. Più che sindacati di base – conclude Improta - in questa occasione sembrano degli sciacalli”.

LA RETTIFICA DEL SINDACATO - “La notizia che abbiamo diffuso questa mattina riguardo alle cause del suicidio di un nostro collega della Roma Tpl Scarl l'abbiamo raccolta a caldo tra i lavoratori mentre eravamo impegnati in un volantinaggio” si legge nella seconda nota diffusa dal sindacato. “Abbiamo commesso l'errore grave di non cercare immediata conferma della stessa, diffondendo pertanto una lettera che si è rivelata destituita di fondamento. Ce ne scusiamo con tutti quelli che si sono sentiti coinvolti dalle nostre accuse ma in particolare con i lavoratori della Roma Tpl che, a causa di questa falsa notizia che abbiamo diffuso, possono sentire compromessa la giusta lotta che insieme portiamo avanti da anni per il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori della Roma Tpl ed in particolare contro i ritardi nel pagamento degli stipendi”.

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