Statua Wojtyla, parla l'autore: "Volevo evitare la retorica. Ho fallito? Forse"

Dopo mesi di polemiche, parla l'autore della statua di Papa Giovanni Paolo II. Oliviero Rainaldi dice: "Volevo evitare la retorica. Volevo che fosse una scultura e non una statua"

E' un destino infausto, quello riservato alla statua di Giovanni Paolo II alla Stazione Termini. Solo poche settimane fa una Commissione ad hoc ha deciso che l'opera non sarà rimossa, ma modificata dall'autore. Fonte di mille polemiche, sit-in di protesta, raccolta firme per la rimozione, definita da molti "vespasiano", papa batman, neanche Wojtyla avrebbe mai pensato di far parlare così tanto di sé dopo la morte. E invece la statua intitolata "Coversazioni" è sempre al centro del dibattito capitolino. Questa volta a parale è l'autore, Oliviero Rainaldi, artista apprezzato e affermato anche all'estero. In una intervista a "L'Espresso" Rainaldi ammette che "è molto difficile oggi fare un monumento".

"Da parte mia avevo tre scelte. La prima: il santino in 3D come le statue perfettamente somiglianti di Padre Pio, ma è scelta che non corrisponde al mio lavoro. La seconda ipotesi: un'opera altamente simbolica e aniconica, come una stele, ad esempio, che forse è il memoriale più congeniale ai nostri tempi. E infine la sfida di tentare una terza via. Ho provato questa - rivela -. Una strada che voleva evitare la retorica, una scultura e non una statua, un'immagine visiva investita di una connotazione teologica e non un'illustrazione. Ho fallito? Forse. Mi consolo pensando che anche Rodin si vide rifiutare il ritratto di Balzac perché non somigliava all'originale".

E a chi protesta per l'espressione severa del Papa, Rainaldi risponde che "Wojtyla era un leader non un papa buono". Contro chi invece critica l'opera, sostenendo che questa sia una dimora per i vagabondi e i senzatetto, l'autore si chiede: "E anche se fosse? C'è un immagine migliore di carità cristiana?". Riguardo alla definizione di "statua-orinatoio", Rainaldi è sicuro: "Leggenda metropolitana. Con tutte quelle luci e telecamere che lo proteggono!", e coloro che invece rimangono interdetti dal corpo vuoto, l'artista, con professionalità, ammette: "Lo so il vuoto sgomenta, ma è un concetto teologico è la kenasis lo svuotamento, appartiene a tutte le religioni è la scuola apofatica contro quella catafatica...".

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