Da Gastone a Genny la Carogna, assalto isolato e niente trattative: polemiche sulle verità della Questura

Ieri la conferenza stampa del Questore per spiegare che l'ordine pubblico è stato gestito al meglio e che non c'è stato nessun assalto dei romanisti. I tifosi del Napoli però smentiscono

"Ma insomma si è capito cosa è successo davvero ieri sera?". Un bar la domenica mattina puo' essere la fiera del luogo comune. Ieri, all'indomani di quanto accaduto in viale Tor di Quinto prima della finale di Coppa Italia, ancora di più. "Sempre i soliti napoletani...". "Assurdo che abbiamo fatto decidere a un delinquente se giocare o meno...". "Il calcio ormai è solo questo: una vergogna". Questi, edulcorati, alcuni dei concetti più gettonati. Cosa realmente è accaduto tra le 18 e le 22 sabato all'Olimpico nessuno però lo sapeva. Tante le immagini confuse che, nell'effluvio di comunicazione e di quella che potremmo definire gestione mediatica dell'ordine pubblico, hanno trasformato la realtà, confondendo tra loro fatti totalmente diversi. Proviamo a fare un po' di chiarezza.

GLI SPARI - A fornire una versione ufficiale è la Questura che dirada la nebbia presente ancora fino a sera tarda. Sintetizzando suona un po' così: l'ordine pubblico è stato gestito benissimo; con i tifosi quanto accaduto non c'entra. I fiorentini infatti non sono coinvolti e non sono coinvolti neanche gruppi di tifosi romanisti o laziali. C'è stato un uomo che ha agito in maniera isolata. Un cane sciolto insomma.

Quello che segue è il racconto della Questura nel dettaglio. Sono le 18 quando viale Tor di Quinto si riempie di napoletani. Viene improvvisato una sorta di corteo. Secondo la Questura nella zona in quel momento si trovava Daniele De Santis, Gastone, che con due amici provoca i tifosi partenopei. Fumogeni, petardi, bomboni, fuochi d'artificio. Ai tifosi napoletani non passano inosservati e decidono di tornare indietro armati di spranghe.

De Santis nel frattempo resta da solo: i suoi due amici sono scappati. Viene aggredito e vistosi isolato ha trovato come unica soluzione quella di difendersi con la sua beretta 7x65. Cinque i colpi esplosi, quattro quelli andati a segno. Tre le persone ferite, due in codice rosso, uno in maniera molto grave. E' Ciro Esposito. Il proiettile ha perforato il polmone e si è infilato nelle vertebre. E' grave, si capisce subito. Viene portato all'ospedale San Pietro, tra la disperazione dei tifosi.

Ma torniamo a De Santis. Dopo gli spari, la fuga interrotta da una caduta. I napoletani lo raggiungono, lo pestano. Un amico però riesce a sottrarlo alla furiosa vendetta e a recuperare la pistola che viene gettata nel vivaio. Questa la sintesi della Questura che allontana l'ombra del blitz dell'assalto romanista. "Un episodio isolato", lo definisce il questore Mazza.

Non la pensano così alcuni tifosi del Napoli che di fatto smentiscono la ricostruzione della Questura. "E' stato un attacco premeditato. Siamo stati attaccati con fumogeni e bombe carte e ad un certo punto gli spari. Poi abbiamo visto Ciro accasciarsi a terra". Il testimone parla di 10 napoletani a volto scoperto che hanno subito un attacco ad opera di incappucciati e nascosti da caschi. Su Gastone rivela: "Non sapevamo fosse stato lui l'autore dell'assalto. L'abbiamo saputo solo dopo". Poi una riflessione: "Come si fa  dire che non è stato un attacco premeditato? La pietra, il petardo raccolto e lanciato e casuale. Loro però erano lì con bombe carta, con la pistola. Impossibile non fosse premeditato". (LA TESTIMONIANZA DEL TIFOSO NAPOLETANO)

ALL'INTERNO DELLO STADIO - Questo quanto accaduto fuori dallo stadio. Dentro un'altra storia, altre polemiche. E qui, dalle 20, inizia quella che abbiamo prima definito una "gestione mediatica dell'ordine pubblico". Prefetto e Questore dicono di non aver mai pensato di non far giocare la partita. C'è da credergli. Il derby del bambino morto insegna: sospendere la partita avrebbe trasformato l'area dell'Olimpico in una polveriera, dando l'idea che qualcosa di grave fosse realmente successo.

Per questo si è deciso di aspettare. I tifosi napoletani erano inquieti. Si era diffusa la voce che l'uomo stesse morendo e che addirittura fosse morto. Così alle 20.10 la curva veniva svuotata dai bandiere e stendardi. Si diffonde l'idea che i tifosi non vogliono far disputare la partita. Rumoreggiano. A questo punto due versioni. La Questura afferma di aver ottemperato alla richiesta della società Calcio Napoli di poter spiegare ai tifosi cosa stesse accadendo. Il permesso è stato accordato e così Hamsik è andato a parlare con la curva. 

La seconda versione invece racconta di Hamsik spinto sotto la curva nel tentativo di convincere i tifosi a migliori propositi. E da qui la trattativa che secondo questa seconda ipotesi c'è quindi stata. Compare a questo punto Gennaro De Tommaso, l'ormai celeberrimo Genny a Carogna. In un'intervista a Daniele De Crescenzo de Il Messsaggero Genny smentisce la trattativa, confermando la versione della Questura: "Quelle che sono state scritte sono tutte sciocchezze. Hamsik è venuto da noi solo per rassicurarci sulle condizioni del nostro amico, per dirci che stava meglio, che poteva farcela. Lo stesso messaggio che ci hanno dato le forze dell’ordine. Noi abbiamo parlato con tutti con calma e rispetto, senza minacce o provocazioni. Non c’è stata alcuna trattativa tra la Digos e la curva partenopea sull’opportunità di giocare o meno la partita. Il resto sono invenzioni dei giornalisti".

Resta però l'immagine di Gennaro De Tommaso, il capo ultras, sulla balaustra, a braccia aperte, ad arringare la folla. Prova a smontarla il Questore: "Non c'è stata alcuna trattativa con gli ultras del Napoli. Mai pensato di non far giocare la partita", ha detto il questore di Roma Massimo Mazza, spiegando che è stato solo accordato al capitano del Napoli di informare i tifosi sulle condizioni dei feriti, "perchè cominciavano a girare voci infondate sulla morte del trentenne ferito e addirittura su quella di un bimbo".

Saranno giorni di polemiche, ma anche di indagini. E il fatto stesso che si cerchino altri ultras coinvolti con De Santis nell'assalto è segno che di quanto successo non tutto è stato ancora raccontato.

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