Treja: bracconiere spara ad altezza uomo contro il personale del Parco

Gli spari in località Fornace a Mazzano Romano. Il presidente della riserva naturale: "La dinamica dell'accaduto non lascia dubbi sulla sua natura intimidatoria"

Guardiaparco al lavoro nel Parco del Treja

Uno sparo ad altezza uomo contro il personale del Parco del Treja. Attimi di follia nel pomeriggio dello scorso 5 dicembre a Mazzano Romano, in località Fornace, mentre erano in corso dei rilievi ambientali da parte dei guardiaparco e dei naturalisti dell’Ente. Il personale del Parco procedeva a piedi lungo la sterrata che scende al fiume Treja quando improvvisamente i componenti della squadra hanno sentito un colpo di fucile molto ravvicinato e, immediatamente dopo, avvertito un proiettile che sibilava a pochi metri.

ATTO INTIMIDATORIO - Una situazione di grave pericolo che secondo il presidente del Parco Gianluca Medici non lascia adito a dubbi: "La dinamica dell’accaduto non lascia dubbi sulla sua natura intimidatoria, il nostro personale era in un luogo aperto e ben visibile, non si è potuto trattare quindi di un incidente casuale. È molto probabile che qualche bracconiere che non si aspettava la presenza dei guardiaparco abbia reagito in maniera intimidatoria e sconsiderata, mettendo a repentaglio l’incolumità non solo del personale del Parco, ma anche quella di eventuali visitatori che in questo periodo frequentano l’area protetta. Proprio per questo voglio sottolineare - ha concluso Medici - il mio apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dal personale del Parco e la solidarietà mia e dell’Amministrazione".

SINDACO DI MAZZANO - Il sindaco di Mazzano, Angelo Mancinelli, si unisce al presidente "nell’esprimere solidarietà e vicinanza ai guardiaparco e ai tecnici che hanno corso questo grave rischio". Stesso vale per l'assessore all'Ambiente della Regione Lazio Fabio Refrigeri che preoccupato per la gravità dell’episodio, ha voluto esprimere anch’egli "sostegno al personale del Parco e grande attenzione all’accaduto, segno che evidentemente le attività di monitoraggio e pattugliamento del territorio possono infastidire qualcuno. Il lavoro di controllo e sorveglianza spesso pone un argine ad abusi e illegalità – ha osservato Refrigeri – ma non è accettabile che implichi rischi di questo tipo per il nostro personale. La tutela delle aree protette per noi rimane comunque un elemento essenziale dell’azione che la Regione Lazio esercita attraverso i parchi regionali".

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