NarcoSanBasilio, il welfare dello spaccio: per i pusher assistenza legale, ferie e mensa a domicilio

Nell'ordinanza firmata dal Gip Pier Luigi Balestrieri emerge una sorta di welfare messo in piedi del gruppo dei Marando a San Basilio

L'assistenza legale, il pasto portato sul posto di lavoro per non perdere clienti, le ferie e i permessi da richiedere per andare qualche ora al mare. A San Basilio, l'influenza e lo stile delle ndrine nello spaccio si fa sentire anche così: chi entra nel giro di spaccio non vuole più uscire e si fidelizza al suo "capo". O meglio, datore di lavoro.

Già perché, come emerso dall'operazione 'Coffee Bean' che ha portato all'arresto di 21 persone, chi vende stupefacenti guadagna bene, anche se è all'ultimo gradino della scala gerarchica. 

Le indagini dei carabinieri hanno dimostrato come pusher e le vedette, formiche lavoratrici del gruppo dei Marando, riuscivano ad intascare rispettivamente 150 e 100 euro al giorno, più qualche dose per uso personale come bonus. Ed ecco che, chi lavorava almeno 20 giorni al mese, poteva mettere insieme anche 3000 euro. Stipendi veri e propri a cui, però, va aggiunto il rischio di impresa. 

L'assistenza legale per i pusher di San Basilio

Questo perché tra i palazzi a specchio di San Basilio, nel quadrante di via Sirolo, via Mondolfo, via Pievebovigliana e via Corinaldo, nonostante le voci amiche capaci di allertare chiunque sull'arrivo delle "guardie", la possibilità di essere arrestati il flagranza è reale. E così i fratelli Alfredo e Francesco (detto Ciccio) Marando, nati a Platì (Rc) ma da anni stabilmente a San Basilio, per non far "cantare" nessuno e dar solidità al gruppo criminale capace di incassare 15mila euro al giorno con lo spaccio, fornivano assistenza legale con avvocati fidati e veri e propri contributi di mantenimento a chi veniva arrestato e alle loro famiglie. 

Niente di nuovo, su questo punto, sia chiaro ma questo secondo gli inquirenti certifica la dimensione del sodalizio. A gestire questi aspetti erano soprattutto i fratelli Domenico Natale (detto Micu) e Paolo Perre, anche loro di Platì e da qualche anno trasferiti a San Basilio come i cugini Alfredo e Francesco Marando. In un episodio del 2 febbraio 2017 riportato nell'ordinanza firmata dal Gip Pier Luigi Balestrieri si legge come un pusher arrestato chieda aiuto. "Chiamo l'avvocato, purtroppo sono cose naturali", rassicurò Domenico Perre prendendosi in carico la gestione della pratica. 

Non solo. Uno dei pusher arrestati, in una occasione, ha pensato bene di evadere i domiciliari per battere cassa e chiedere "due settimane" di paga spettanti per il mantenimento dovuto in caso di misura cautelare subita. "E' ancora presto, torna a fine mese", gli viene risposto. 

Come funziona la piazza di spaccio

I permessi da chiedere per andare al mare 

Benefit sì, ma chi fa il pusher o la vedetta è un soldato e, come tale, per assentarsi dal "posto di lavoro" deve chiedere un permesso. Emblematico, secondo gli investigatori, l'episodio del 3 luglio 2017 quando un venditore di sostanza stupefacente aveva lasciato la sua postazione per un giorno per recarsi al mare con la fidanzata. 

La reazione di Alfredo Marando, suo capo, è dura: "Uomo di m...a". Poi lo minaccia dicendogli che se vuole andare al mare lo può fare solo se ci sta il cambio: "Quando c'è il cambio ce vai. Prima ce vado io al mare o lui. – dice il giovane responsabile della piazza indicando il fratello – Poi andate voi, se c'è il cambio, ok?"

Il giorno dopo il pusher parla dell'episodio con un'amica: "Ho chiesto scusa però, te dico la verità dopo 14 giorni di lavoro la mia ragazza mi ha detto 'senti aho, ma un giorno me lo puoi dedicà, un giorno', arrivo qua e lo sai qual'è stata la risposta? Ar mare ci andiamo prima noi". Il messaggio è chiaro: le ferie e i riposi, chi li vuole, deve chiederli prima. E non è detto che vengano concessi.

La pasta della signora Maria e la pizza a domicilio per i pusher 

Il tutto con un solo scopo, in via Corinaldo e nelle strade limitrofe lo spaccio si fa a tutte le ore. E per accaparrarsi più clienti possibili si lavora anche a pranzo e a cena. "Sin dalle prime intercettazioni telefoniche e con le riprese video si è avuto modo di ascoltare la consegna di pasti e bevande in favore delle persone presenti nella piazza di spaccio. L'attività ha permesso di documentare come il cibo venisse consegnato direttamente sul posto di lavoro assegnato ad ognuno tramite l'incaricato di quel momento", sottolinea il Pm Barbara Zuin nella sua memoria.

Anche in questo caso le conversazioni registrate aiutano. Da una parte del telefono Paolo o Domenico Perre, dall'altra parte la signora Maria. "Stasera faccio la pasta con la pancetta", dice Maria. "Ma corta o lunga", ribatte Paolo. "Faccio i paccheri per 10-11 persone", pasta che poi Olimpo (un fidato amico di origini calabresi) avrebbe poi portato "giù" ai pusher al lavoro nelle piazze. 

Il video dei pusher attivi h24

E poi ancora. "Faccio ravioli ricotta e spinaci. Se qualcuno non li vuole gli faccio a pasta", fa sapere Maria in un'altra occasioni. Le porzioni sempre tra le 8 e le 12, puntualmente ordinate telefonicamente da Perre o da Alfredo Marando. E se la donna era stanca poco male, c'erano le pizzerie di zona dove si ordinavano fritti, bibite e qualche pala. 

"Buonasera, vorrei prenotare sette pizze di vario tipo e bevande varie", dica Paolo Perre. "La via com'è?", risponde l'operatore. "Via Corinaldo, eee... Via Corinaldo", tentenna Perre. "State lì sotto?". "". "A dopo". 

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Intercettazioni che, secondo il Pm Zuin disegnano un quadro chiaro: "Il pasto doveva essere consumato obbligatoriamente sul luogo proprio per non rendere vulnerabile l'area calda dello spaccio e non rinunciare a quei clienti che comunque arrivavano". 

Il video dell'operazione dei carabinieri

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