Campo di Salone: da fiore all'occhiello del Comune a terra di nessuno

A distanza di cinque anni dall'attuazione del Piano Nomadi l'area del VI Municipio presenta gravi carenze sia dal punto di vista della sicurezza che della situazione igienico sanitaria

La discarica che costeggia il campo di via di Salone

Abbandono totale. Questa la prima sensazione che investe chi si appresta ad entrare nel campo rom autorizzato di via di Salone. Riqualificato nel 2009 per diventare il 'fiore all'occhiello' del Piano Nomadi elaborato dal Prefetto Giuseppe Pecoraro, l'area attrezzata del VI Municipio delle Torri fu protagonista della presentazione del progetto alla presenza dell'allora sindaco di Roma Gianni Alemanno e dell'ex ministro degli Interni Roberto Maroni che scelsero Salone per illustrare il piano alla città e dare l'esempio da seguire al Paese.

SICUREZZA INESISTENTE - Presidiato inizialmente da vigili urbani e vigilanza privata, il campo rom di via di Salone ha visto con il passare degli anni un peggioramento delle condizioni di vita dei suoi residenti, come denunciano a gran voce gli stessi abitanti. Una situazione ben riscontrabile dall'abbandono dei gabbiotti nei quali una volta vi erano gli uomini della sicurezza ed alcuni operatori dei servizi sociali.

CONTROLLI DELLO SPE - Abbandonati a se stessi e 'cannibalizzati' oggi si presentano come indice dell'abbandono dell'area, dove questa mattina. gli agenti dello Spe della Polizia Locale di Roma Capitale diretti dal vice comandante Antonio Di Maggio, hanno provveduto all'abbattimento di diversi manufatti abusivi ed al censimento degli abitanti del campo.

IMMONDIZIA OVUNQUE - Altro tasto dolente del campo di Salone è il degrado che lo circonda. Sono infatti decine le discariche sorte attorno al perimetro dell'area. Una situazione igienico-sanitaria precaria, che raggiunge il suo apice nella stradina che costeggia il campo. Qui, tra auto, furgoni e le roulotte parcheggiate, sussiste infatti un'enorme discarica a cielo aperto che percorre tutta la recizione del campo per la lunghezza di oltre un chilometro.

VIDEO - ABBANDONO E DEGRADO AL CAMPO DI VIA DI SALONE

ROGHI E PUZZA DI BRUCIATO - Oltre alle sensazioni visive, altro aspetto che rimane impresso nella memoria di chi entra nel campo e l'odore acre dei fuochi e dei roghi dai quali si sprigiona l'olezzo di gomma e ferro bruciato che i residenti del quadrante est della Capitale denunciano da anni e che sono passati alle cronache come i 'roghi del campo di Salone".

PROVENIENZA DELL'IMMONDIZIA - Degli enormi cumuli di immondizia che, come racconta un residente del campo che preferisce rimanere nell'anonimato, "non solo nient'altro che la spazzatura 'speciale' che non viene smatilta correttamente ed in relazione alla quale ci sono persone che vengono contattate per disfarsene a poco prezzo".

BUCHI NEI MODULI ABITATIVI - Una situazione al limite del vivibile, come racconta Feriz Hadzovich, assegnatario assieme alla moglie Liliana Salcamovich, di due moduli abitativi nei quali vivono con i loro otto figli. Nato a Bologna ma di famiglia bosniaca, Feriz mostra due grossi buchi sul pavimento di una della abitazioni. "Me li sono dovuti riparare da soli - racconta a RomaToday - per evitare che i miei figli ci ricadano dentro, come già accaduto quando il pavimento ha ceduto la prima volta. In questo modulo ci viviano in cinque ma rischiamo ogni giorno che si rompa, non si può vivere in questo modo".

FOGNE ALL'APERTO - Oltre che all'interno della sua casa, Feriz Hadzovich illustra un altro pericolo del campo, rappresentato da uno scarico per le acque scure lasciato aperto a causa dell'assenza del tombino "da almeno quattro anni". "Anche in questo caso - racconta il 39enne - ci siamo dovuti arrangiare alla meno peggio poggiandoci sopra una tavola. Ma dobbiamo sempre stare attenti ai nostri bambini che rischiano di levare la copertura e cadere dentro le fogne come già accaduto con mia figlia che si è rotta un braccio cadendoci".

MODULI VUOTI - Un'altra difficoltà che raccontano gli abitanti di Salone riguarda l'assegnazione dei moduli. L'esempio emblematico lo spiega Carmen Diamant, cittadina romena di 30 anni e madre di due bambini piccoli. "Sono anni che sono costretta a vivere in casa di mia sorella quando in realtà avrei diritto ad un mio modulo, soprattutto considerando la grave malattia respiratoria di mio figlio Tomas Junior. Li lasciano vuoti per andare in Francia, in Germania ed in Spagna dove gli passano il sussidio, ma non riusciamo a farceli assegnare ufficialmente". "Ho provato una volta ad entrarci senza autorizzazione - conclude Carmen - ma poi sono arrivati in venti e mi hanno costretto a lasciarlo minacciandomi, in caso di ulteriore tentativo, di dargli fuoco con me dentro".

OLTRE IL MURO DI CINTA - Focolai che, oltre che in tono minore all'interno del campo stesso, vengono accesi soprattutto al di la del muro di cinta che costeggia il campo. E' infatti proprio dietro questa linea di cemento che i vigili del fuoco intervengono quasi quotidianamente per spegnere i cumuli di immondizia dati alle fiamme che poi si sprigionano in area sotto forma di alte e dense colonne di fumo. Nonostante sia sequestrata e chiusa da un muro, gli 'scalini' di fortuna che si notano sotto le mura indicano come l'accesso all'area sia ancora facilmente attuabile, per un problema che molto probabilmente rimarrà tale ancora per tanto tempo.

AREE RICREATIVE - Emblema del simbolo dell'abbandono del campo è un'area nata per svolgere attività sociali e ludiche, come teatro, canto e laboaratori e trasformata in un mega deposito di rifiuti. Una struttura nata come 'simbolo' di integrazione che si è trasformata nel biglietto da visita del degrado.

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