Ruspe in via Scorticabove: vigili e polizia sgomberano il presidio dei rifugiati sfrattati

Presenti anche operatori Ama per la rimozione dell'accampamento

Hanno trovato una cinquantina di rifugiati sudanesi stanchi e fiaccati da tre mesi di presidio all'aria aperta, sotto il sole e sotto la pioggia. Era uno sgombero atteso ed è arrivato senza preavviso. Una ruspa, due ragni e soprattutto un vasto spiegamento di forze dell'ordine si è presentato questa mattina via Scorticabove, a San Basilio. Qui lo scorso 5 luglio, 120 rifugiati politici sudanesi, regolarmente in Italia, sono stati allontanati da una palazzina per morosità. Da quel giorno è iniziata una resistenza da parte di un centinaio di persone che hanno installato un vero e proprio accampamento a cielo aperto all'esterno di quella che per anni è stata la propria casa. 

Nel frattempo, rifiutando le alternative alloggiative del Comune, è iniziata con l'assessora alle Politiche sociali Laura Baldassarre una lunga e fiaccante trattativa per portare avanti un progetto di accoglienza pronto da tempo e che prevede l'accoglienza in una struttura confiscata alla malavita. Sullo sfondo il rischio sgombero che oggi si è concretizzato. 

Nessuna tensione: come detto i rifugiati, stanchi da mesi di notti a cielo aperto, non hanno opposto resistenza. Vasto lo spiegamento di forze con 60, tra agenti della polizia locale e poliziotti, a garantire che il tutto avvenga senza problemi. Presenti anche operatori Ama per la rimozione dell'accampamento. 

Sono state identificate 30 persone di nazionalità Sudanese, a cui è stata offerta assistenza alloggiativa da parte della Sala Operativa Sociale, accettata solamente da una persona. Non erano presenti minori. Posti sotto sequestro alcuni veicoli, risultati di provenienza furtiva o privi di assicurazione.

Ad esultare e a rivendicare lo sgombero, attentamente nascosti nelle chat di quartiere, esponenti politici di estrema destra attivi sul territorio. 

Tutte le notizie sullo sgombero di via Scorticabove

Il sindacato Asia Usb in un post su facebook: "Paradossale: dopo essere stati sgomberati a luglio dalla palazzina di via Scorticabove 151, dove avevano vissuto per diversi anni, oggi diverse decine di rifugiati (con tanto di riconoscimento dello status di rifugiati politici) vengono nuovamente sgomberate dalla strada dove si erano accampate. Quello che le istituzioni stanno chiedendo a queste persone è di sparire, dileguarsi nel nulla. In cambio il Comune mette a disposizione delle stanze per qualche settimana senza prendere atto che ha di fronte un gruppo che in questi anni è riuscito a sopravvivere solo grazie alla solidarietà reciproca: stare assieme ha permesso a più di ottanta persone di vivere senza ricevere alcun sussidio. Le operazioni di sgombero coordinate tra polizia e vigili urbani sono l'unica risposta che questa comunità di rifugiati ha ricevuto a seguito dei numerosi incontri di questi mesi con il Municipio, l'assessorato ai servizi sociali del Comune e la Regione Lazio. L'Asia USB, assieme a tutto il circuito degli attivisti che in questi mesi ha aiutato questa comunità a resistere, è  da questa mattina presto in via di Scorticabove: la lotta per la dignità non si ferma".  

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