Ex Penicillina, lo sgombero è a portata di telecamera: il ghetto è vuoto, è lo show di Salvini

Terminate le fasi di sgombero dell'ex fabbrica dismessa di San Basilio sono tanti i punti interrogativi che rimangono aperti

La stampa assiepata in via Tiburtina a seguire le fasi dello sgombero dell'ex Penicillina

Il ghetto è stato liberato. Come ampiamente annunciato si sono concluse poco dopo le 10:00 di stamattina le operazioni di sgombero dell'ex fabbrica Penicillina della via Tiburtina (qui il link alla notizia). Imponente la presenza delle forze dell'ordine con 25 blindati e l'impiego di circa 250 uomini fra polizia, carabinieri, guardia di finanza, operatori sociali del Comune di Roma, vigili del fuoco, polizia locale di Roma Capitale e guardie zoofile. Un vero e proprio "Segreto di Pulcinella", di cui erano a conoscenza anche gli occupanti dell'ex Isf. 

Alle 6:00 i blindati erano già schierati davanti gli ingressi della favelas che si trova fra San Basilio e Tor Cervara con le sirene blu a rischiarare le ultime ore della notte. Importante la presenza del cosiddetto "circo mediatico", con stampa, tg nazionali ed internazionali a riprendere in diretta le fasi dello sgombero. Così tanti i giornalisti da essere spostati e controllati su una collinetta adiacente all'ingresso principale, con lo sgombero effettuato quasi a favore di telecamera. 

Presente sin dalle prime ore della giornata la presidente del IV Municipio Tiburtino Roberta Della Casa, tutti attendevano però l'arrivo del ministro degli Interni Matteo Salvini che non ha lasciato delusi i suoi fans. Uno sgombero che il leader della Lega ha cominciato a comunicare come è suo solito fare con dei tweet sin dalle prime ore del mattino: "In corso lo #sgombero della ex #Penicillina a Roma. #dalleparoleaifatti", il primo cinguettio del Ministro a cui ne ha poi fatto seguito un secondo: "sto andando sul posto".

Un appuntamento che Matteo Salvini non ha mancato presentandosi davanti l'ingresso dell'ex penicillina intorno alle 9:40. Accolto da qualche contestatore al grido di "sciacallo" e "vergogna", dopo un sopralluogo con le forze dell'ordine di circa 10 minuti il vicepremier ha quindi lasciato lo stabile di via Tiburtina 1040. Poi altri tweet: "orgoglioso di questo intervento di legalità, pulizia e sicurezza atteso da anni. Era un punto di spaccio e rifornimento per buona parte della città". Ed ancora: "Aggressioni, rapine, accoltellamenti, furti e violenze erano all’ordine del giorno. Le poche decine di persone regolari e realmente bisognose saranno prese in carico dalle istituzioni".

Infine i numeri dell'operazione, resi noti sempre sul proprio profilo twitter: "I 35 rintracciati questa mattina nella struttura sono stati portati in questura per accertamenti: in caso di irregolarità saranno espulsi. Gli altri sono e saranno individuati, seguiti e identificati ovunque si trovino. È un altro giorno all’insegna dell’ordine e della legalità". Poi l'ultimo post con il quale Salvini ha infine annunciato: "Nelle prossime settimane sono già previsti altri sgomberi nella Capitale e in tante altre città italiane. #dalleparoleaifatti". 

Come si poteva immaginare nessuna tensione ha accompagnato le fasi di sgombero. Alcune polemiche strillate ad alta voce da parte dei pochi presenti che sono usciti spontaneamente dalla struttura, all'interno della quale come detto sono stati trovati 35 occupanti, che senza opporre resistenza sono stati fatti salire sui pullman della polizia ed accompagnati presso l’Ufficio Immigrazione di via Teofilo Patini e Tor Sapienza per l’identificazione e per la valutazione della loro posizione sul Territorio Nazionale. Sul posto anche un presidio dei militanti di Asia Usb, mentre dall'altro lato della strada erano presenti anche alcuni militanti di CasaPound polemici per lo "sgombero farsa". In mezzo i volontari di Medici senza frontiere. 

VIDEO | Le fasi dello sgombero del Ghetto della Tiburtina 

Terminato lo sgombero show, restano diversi gli interrogativi sul futuro degli occupanti che, a partire dalla scorsa settimana, si sono allontanati dalla struttura. Erano infatti "160" le persone censite all'interno dell'ex fabbrica, molti dei quali italiani. Di queste stamattina ne erano presenti solamente una cinquantina, di cui 35 trovate nello stabile ed un'altra ventina che, riempite le valigie con i loro pochi bisogni, hanno poggiato le loro cose in strada in attesa di sapere quale sarà il loro futuro. "Non era un castello - ironizza uno degli occupanti che si è spostato all'altezza dell'incrocio con via del Casale di San Basilio con gli altri compagni di sventura -, ma almeno avevano un tetto sopra la testa. Stasera solo Dio sa dove andremo a dormire". 

A riassumere bene lo stato d'animo che si respirava fra i presenti di tutti gli schieramenti politici e non un residente di San Basilio: "È uno sgombero farsa, questo stabile è pieno di amianto e di altri veleni che ci respiriamo da anni. Chi pagherà per tutto questo? Qual é la soluzione che si offre a queste persone? Le si fa uscire da qui con un largo preavviso, erano d'accordo loro stessi ad andare via da questo posto invivibile, ma così non li sistemi da nessuna parte, non offri alcuna assistenza. Hanno voluto la scena di un film, una passerella per i politici, e non risolvono nulla".

Ma come ha fatto l'ex penicillina a trasformarsi da uno dei più importanti complessi industriali della periferia nord est della Capitale a ghetto? La LEO Roma, fu la prima fabbrica italiana produttrice di penicillina. Venne inaugurata nel settembre del 1950 dal conte Sir Alexander Fleming, scopritore della penicillina, e dal Conte Giovanni Armenise, proprietario dei terreni. Posto di lavoro per 1600 persone negli anni '70 a causa di alcuni investimenti sbagliati, la fabbrica della penicillina cominciò il suo lento ma progressivo declino. Ceduta nel 1971 alla casa farmaceutica ISF spa, nel 1985 la proprietà passò nuovamente di mano ad una società statunitense. Nel 1989 un nuovo cambio con la fusione fra gli americani ed una proprietà britannica. Da 1600 i lavoratori passarono a circa 200 nel volgere di meno di 40 anni di attività.  

Nel 1996 un nuovo cambio di proprietà sino al 2006, quando de facto la produzione cessò e l'area cominciò a trasformarsi in un ricovero di senza fissa dimora aumentati esponenzialmente sino a questo 2018. Un anno, questo in fase di conclusione, nel quale l'ex fabbrica della pennicilina è divenuta argomento al centro dell'agenda mediatica della città. Dopo gli annunci ed alcuni fatti di cronaca nera che hanno visto protagonisti in negativo gli occupanti dello stabile (all'interno del quale dimorava una delle persone accusate della morte di Desirée Mariottini), l'annuncio dello sgombero, fatto a più riprese sia dal minstro Salvini che dalla Sindaca Raggi, che ha poi firmato l'ordinanza di sgombero portata a compimento lunedì 10 dicembre. E domani? Cosa succederà? Basterà questo sgombero per risolvere la situazione del'ex fabbrica penicillina? 

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