Sequestro al Corto Circuito: 200 agenti a Cinecittà est, quartiere blindato

Sul posto Carabinieri, Polizia, Polizia Locale e vigili del fuoco. Attivisti sul posto per protestare. Sigilli al ristorante del centro sociale

Cinecittà est blindata nella mattinata di oggi, 13 ottobre. Oltre 200 uomini, tra Carabinieri, Polizia, Polizia Locale e vigili del fuoco si sono presentati in via Serafini per mettere sotto sequestro alcuni manufatti del centro sociale Corto Circuito. Uno schieramento di forze imponente per evitare tensioni: i blindati e il cordone delle forze dell'ordine di fatto ha coperto il lavoro delle ruspe.

Il sequestro preventivo è stato disposto dall'autorità giudiziaria e, secondo quanto si apprende, non sarebbe per ora legato alla delibera 140. Secondo quanto scrive la Questura in una nota "i provvedimenti sono stati emessi anche a seguito dei numerosi esposti della cittadinanza".

IL COMUNICATO DEL CENTRO SOCIALE

Nell'area, da 26 anni occupata e diventata nel tempo un punto riferimento del quartiere, oltre alla violazione delle norme amministrative in merito all'area ristorante, sarebbe stato accertata anche la realizzazione di un abuso edilizio sia per quanto riguarda il tendone provvisorio, sia per la nuova struttura in bioedilizia, praticamente ormai ultimata. Gli agenti hanno infatti sequestrato un fabbricato di oltre 300 metri quadri.

Le forze dell'ordine hanno dato il via al blitz alle ore 7 e immediatamente tra gli attivisti è iniziato il tam tam, richiedendo di riversarsi sul posto. La zona è rimasta a lungo blindata. Pesanti le ripercussioni al traffico nelle strade adiacenti. Viale Palmiro Togliatti per tutta la mattinata è stata congestionata da Cinecittà fino alla Casilina, con tempi di percorrenza più che triplicati. In strada numerose pattuglie della Polizia Locale.

"Da qui parte la nostra resistenza civile", dicono gli attivisti. "Pianteremo una tenda, per difendere il nostro quartiere, per difendere l'unico presidio sociale rimasto in questo quartiere". La ricostruzione della  vicenda, secondo gli attivisti, deve partire dal 26 giugno 2012 quando il centro sociale fu colpito da un incendio che distrusse un intero padiglione della struttura. Gli occupanti avevano deciso di realizzare un nuovo padiglione, per sostituire quello andato distrutto, con la tecnica della permacultura, antisismica ed ecosostenibile, in legno, paglia, terra cruda e con 17.000 bottiglie riciclate. Una struttura in costruzione che però non ha ottenuto il via libera delle autorità competenti. 

Per questo gli attivisti più volte, anche con una raccolta firme promossa un anno fa, hanno chiesto - ma non ottenuto - che l'assessorato al Patrimonio del Comune di Roma riconoscesse il valore sociale dell'occupazione e quindi consentisse la realizzazione della nuova struttura. Proprio oggi avrebbe preso il via un corso di formazione sugli intonaci. 

Il sequestro ora chiama in ballo in Comune che, secondo quando si apprende, non era stato informato dell'iniziativa della Questura. Toccherà ora al Campidoglio dire la sua sul destino di quell'area. Le forze dell'ordine hanno infatti apposto i sigilli, portando via numerose attrezzature. Di fatto ora l'area, da tempo in uno stato di pre assegnazione, torna al Comune. Dovrà essere l'amministrazione Raggi a pronunciarsi sul futuro del Corto. Quindici giorni, tanto dura il sequestro preventivo. Due settimane, poco, pochissimo. Per questo gli attivisti hanno già chiesto un incontro all'amministrazione.

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