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Via Collatina 391, arriva il sequestro: dopo l'incendio rifiuti interrati e maxi discarica

Le indagini, come anticipato da RomaToday, in seguito al rogo che ha distrutto l'insediamento abusivo posto nell'area compresa fra l'ex pastificio e la Bricofer

Il terreno di 1200 metri quadrati è stato sotto posto sequestro dagli agenti della polizia locale

Le indagini erano partite dopo il vasto incendio che aveva mandato in fumo l'area dell'ex pastificio di via Collatina usato come rifugio di centinaia di senza fissa dimora. Un maxi rogo partito dai locali seminterrati dello stabile al civico 391 della strada, che aveva scoperchiato il vaso di pandora relativo alla favelas adiacente andata anch'essa distrutta dalle fiamme.

RISCHIO INQUINAMENTO  - Al centro dell'interesse investigativo degli agenti della Polizia Locale di Roma Capitale un terreno privato sul quale pesava l'ipotesi inquietante di uno smaltimento illegale di rifiuti mediante l'interramento degli stessi. Un dubbio dei cittadini, avanzato da RomaToday che ha trovato prima conferma nelle indagini avviate dai vigili urbani del V Gruppo Casilino e poi dal sequestro del terreno, operato dagli stessi operatori, coadiuvati dal personale del Gruppo Spe che lo scorso 8 febbraio hanno proceduto a mettere i sigilli all'area incriminata. 

DENUNCIA DEL COMITATO DI QUARTIERE - La presenza sospetta di gru e rifiuti interrati era infatti partita dalla denuncia ai vigili urbani da parte di cittadini ed
associazioni di quartiere.
Poi le verifiche ed i sigilli dell'area privata di circa 1200 metri quadrati, situata davanti al Bricofer di via Collatina 391, "a rischio
di grave inquinamento ambientale, anche per la vicinanza dell'Acquedotto Vergine
"

RIFIUTI INTERRATI - Durante i precedenti sopralluoghi, gli agenti della polizia locale di Roma Capitale del V Gruppo Casilino, diretti dal comandante Stefano Andreangeli, avevano già riscontrato la presenza di rifiuti interrati. Da qui la richiesta di effettuare dei campionamenti del terreno mediante scavi di pozzi di sondaggio, quasi tutti risultati interessati da presenza di rifiuti: resti di baracche, legna e plastica incendiata, ferro e pezzi meccanici, interrati a circa due metri di profondità. Gli agenti hanno posto l'area sotto sequestro penale e hanno acquisito altre immagini, che si uniranno a testimonianze, foto e video riprese acquisite da cittadini. 

AREA SOTTO SEQUESTRO - Sono state disposte perizie tecniche sui rifiuti tramite personale dell'Arpa Lazio: tutto il materiale raccolto farà parte di in fascicolo che i vigili del reparto di Polizia Ambientale invieranno all'Autorità Giudiziaria.

IL VIDEO DI VIA PETITI - Una situazione sulla quale gli agenti del V Casilino stanno cercando di fare massima chiarezza, imbeccati anche dalla denuncia del comitato di quartiere con un video che gli stessi cittadino consegnarono alle autorità. Quindici minuti di riprese dall'alto di via Petiti che mostravano chiaramente ruspe e camion che armeggiavano intorno a un'enorme buca scavata nel terreno incolto (di proprietà privata) movimentando masse di rifiuti. Per il cdq l'ipotesi era chiara: "Li stanno interrando".

CONTROLLI DELL'ARPA - Proprio dalle denunce dei cittadini i Gre (Gruppi di Ricerca Ecologica Lazio, associazione ambientalista riconosciuta dal ministero dell'Ambiente), a seguito di un primo articolo di RomaToday sul caso, hanno poi richiesto un intervento urgente dell'Arpa, con lettera inviata anche al prefetto Franco Gabrielli. Una cosa era infatti certa: il quadrante è invaso da tonnellate di immondizia, e il rischio inquinamento del sottosuolo e delle falde acquifere, in una delle aree più densamente popolate di Roma, la periferia est, è elevatissimo. 

IL ROGO - L'11 gennaio, nella notte, le fiamme sono partite dal seminterrato dell'ex pastificio, utilizzato dai baraccati come deposito di materiali di risulta,
metalli, montagne di copertoni. All'alba il fumo filtrava dalle finestre dei residenti, abitanti a pochi metri dalla mini favela, nelle case di via Petiti, via
Collatina, via Castelli. E' il secondo rogo in pochi mesi, l'8 agosto la dinamica fu simile ma aggravata dall'evacuazione di un'intera abitazione di residenti. Fumo e fuoco arrivarono vicino a finestre e terrazzi. Stavolta sono rimasti confinati intorno alla struttura occupata e alle casupole di compensato tirate su nei mesi. 

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Commenti (2)

  • La colpa è di chi ha permesso di far nascere l' insediamento abusivo, e della totale assenza di controlli, e soprattutto della debolezza dello stato che non è capace di risolvere dignitosamente e definitivamente il fattore ROM(zingari).

  • Buttatece loro dentro! Altro che fumo..

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